Di mamma (non) ce n’è una sola

Il cuore inutile del genitore incapace.

Se il cuore fosse realmente uno strumento di pensiero sarebbe all’interno della testa. Così non è, e probabilmente questo significa qualcosa.

Nei lunghi anni che ho trascorso in attesa di un figlio mi sono accorta a mie spese di quanto i bisogni del cuore fossero da soli fuorvianti, al punto da non lasciarmi nemmeno intravedere la reale bellezza ed importanza del mio progetto di vita, ammorbando il tutto in una nebbia rosa, intrisa di un dolciastro profumo. E nascondevano entrambi di ben più oscure e pesanti convenzioni sociali e pregiudizi sulla maternità e sull’amore materno.

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Se alla base di ogni adozione c’è un abbandono, questo abbandono va rispettato. Altrimenti mina, sottraendo la stessa base a ogni e qualsiasi rapporto possa nascere tra il bambino e i suoi genitori.

 Chi contesta le posizioni dei giudici e degli assistenti sociali ed il ruolo che queste figure giocano nella dichiarazione dello stato di abbandono, contesta in realtà la reale possibilità di dare una famiglia vera ai bambini che hanno con chi li ha generati una relazione non funzionale al loro benessere, alla loro crescita emotiva sana.      Sono molte di meno di quello che si possa pensare le persone che sono realmente convinte che si possa essere genitori e figli a prescindere dal legame di sangue.

Queste tornano, complice un cuore inutile, ad immergersi con compiacimento nei luoghi comuni più sterili concetto di famiglia, nello stereotipo più degradante per una donna che è il concetto di madre intesa soltanto in funzione della riproduzione, e poi le madri hanno ragione anche quando hanno torto. Ma dove, in quale realtà?

    Torna il concetto del rispetto, che non c’è da qualsiasi parte voglia leggersi la questione: non l’hanno i genitori biologici per i loro figli, e probabilmente non l’hanno nemmeno per loro stessi. Non c’è rispetto per chi può formarsi una famiglia solo ricorrendo all’adozione, non c’è rispetto per il lavoro degli assistenti sociali, che le leggi le applicano; non c’è rispetto nemmeno per le leggi che rispecchiano una componente importante della società e la spingono a non abbandonarsi alle elucubrazioni dei cuori inutili.

   Non si è genitori solo perché un figlio/a nasce da noi, ma perché ci si prende la responsabilità di crescerlo, educarlo, allevarlo nel migliore dei modi in cui si è capaci, combinando dedizione e rispetto, libertà e regole. Una tenera persona di cui essere responsabili fino a che non avrà imparato a cavarsela con i propri mezzi

    Di questo, ammettiamolo, sono troppe le persone che si rivelano totalmente incapaci e ben provviste solo di cuori inutili.  Cuori che lacrimano, piangono, soffrono senza sapere realmente il perché.

Quanti genitori non sanno vedere chi è il proprio figlio e pretendono di leggerlo come un libro aperto solo perché “ti ho fatto io”? Nessuno può realmente dire questo di nessun altro: è una prepotenza, una piccola infamia che passa sotto silenzio. Anche perché i figli amano i loro genitori, a volte, troppe volte, fino al sacrificio di loro stessi. Ha un senso permettere questo?

Allora basta con questi inutili cuori piangenti, sembrano più lacrime di coccodrillo, che sofferenze vere.

Lasciamo che chi ne ha la competenza faccia il proprio lavoro e si sostituisca ai genitori incapaci.
I figli bisogna meritarli.