Ho incontrato l’altro

di Silko’clock

Sai ho detto a Mark sono infuriata con te.
No dice lui sei stufa.
Lui faceva il ritratto a Brad addormentato sul letto.
Sì dissi io sono proprio stufa.
Mi sedetti vicino al fuoco tirai fuori i piedi per scaldarli.

Pensai: tu pensi che sia facile.
Eccoti lì l’innocenza in persona. Non gli dissi nient’altro.
Sai pensavo anch’io ho del lavoro da fare talvolta.
Anzi forse di maledetto fottuto lavoro ne ho quanto te.
Un ciocco cadde fuori dal camino, lo rispinsi in dentro col piede.
Sono stanca dissi sulla montagna di piatti da lavare.
Sono pigra quanto te. Forse di più.
La punta della scarpa si era bruciacchiata tutta,
strofinai dove la pelle s’era rovinata.
Solo perché è toccata a me di essere la pollastrella.
Mark finì il ritratto e lo guardò. Poi lo mise giù e ne cominciò un altro.
È tremendamente arrogante da parte tua pensai
pretendere che solo tu hai da fare. Soprattutto stasera.
E che concessione la mia preoccuparmi di dirti che sono stufa dissi dietro il suo collo.
Ma non lo dissi ad alta voce.
Mi alzai e andai in cucina a lavare i piatti.
Merda pensai d’ora in poi me ne frego. Se mi stufo non te lo dirò nemmeno e dopo un po’ sarà tutto così orrendo non dirò mai niente è così stramaledettamente convenzionale parlarne.
E questo sarà tutto pensai che peccato
Tesoro mi gridò Mark dal soggiorno. Qui dicono che Picasso lavora quattordici ore al giorno.

Diane di Prima (1961)