Originally posted on Un altro genere di comunicazione:

Che l’Italia fosse rimasta ferma agli anni ’50 in quanto a parità di genere già lo sapevamo. Ad ogni modo non ci aspettavamo certo una sentenza del genere dalla Suprema Corte.

L’imputato in questione era stato accusato di ingiuria ai danni di un avvocato perché durante un’accesa discussione si era rivolto all’interlocutore con la frase “Non hai le palle”

In un primo momento il giudice del tribunale di Taranto aveva minimizzato il tutto, anche perché si trattava di una contesa familiare. La parte lesa si è quindi rivolta alla Cassazione, la quale ha accolto il ricorso annullando l’assoluzione.

Non è tanto il fatto che “se durante un’accesa discussione ci si rivolge al proprio interlocutore apostrofandolo con la frase “non hai le palle” si rischia una condanna per ingiuria e un conseguente risarcimento dei danni alla persona offesa” che colpisce ma le parole vergognosamente sessiste della pronuncia:

 “A parte la volgarità…

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2 thoughts on “

  1. so precipita in un becerismo che non ha senso,perchè le società dimostrano con sempre maggior forza l’importanza del ruolo della donna che per essere tale cioè decisa intraprendente,responsabile non deve avere”coglioni” che forse oramai identificano solo una razza umana in declino perchè ha compiuto il suo percorso sociale da”maschio”non più coglionato

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