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Molto era già stato scritto, ma nascosto nelle profondità di un cassetto, quando Gesualdo Bufalino fu costretto a uscire allo scoperto dall’insistenza affettuosa di alcuni siciliani illustri, su tutti Leonardo Sciascia, incuriositi dall’introduzione a un libro di vecchie fotografie comisane, troppo ben fatta per essere soltanto di servizio. Quel riservato ex-professore di liceo continuò a schermirsi per qualche tempo, consegnando alle stampe le sue traduzioni cesellate delle Contrerimes di Toulet, ma c’era molto di più: un romanzo in gestazione da un trentennio, che non chiedeva altri ritocchi. Così, nel 1981, la Sellerio pubblicò Diceria dell’untore, diventato subito caso letterario, e fiumi d’inchiostro corsero a celebrarlo. Da quella data, Bufalino ha pubblicato tanto, tra narrativa e saggistica, conquistando quella fama che gli era sempre sembrata terribile e usurpata, poco più che un inconveniente. Pubblicare a sessant’anni, per quanto precocissima sia stata la vocazione, è cosa tenera.

Ma le prime prove…

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