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LA VERITÀ HA 22 ANAGRAMMI …

In CHE SUCCEDE IN CITTA', eventi-events, INTERVISTE, una Storia del Genere-an History of Gender on 15 giugno 2014 at 22:59

by AnnaGoclock

…e tre di questi sono “rivelata”, “relativa” e “evitarla”.

Sono andata a sentire Gianrico Carofiglio al Bookfestival di Caldonazzo.

Carofiglio ha un bel viso magro che sa sorridere, occhi acuti che vi guardano con attenzione e con un garbo d’altri tempi. Lascia intendere  con tutta la sua persona che vi rispetta, ma anche che vi darà torto se avrete torto, quindi la sua è mitezza, non è debolezza.

017

Ama riuscire a strappare una risata e questo gli regala molti applausi.

Parlando di politica – perché è lì che tentativo dopo tentativo vuole portarlo il direttore Faustini – commenta lo stile di comando ma non la sostanza di talune decisioni recenti del nostro governo. Passando per Cuperlo e Bersani rievoca il suo mandato parlamentare – il singolo parlamentare vale “0” -, quando glielo hanno chiesto ha accettato senza dubbi ed incertezze, farebbe le primarie solo quando si deve concorrere ad un’unica poltrona, come per esempio nel caso della scelta del candidato sindaco. In ogni caso per me è difficile non essere d’accordo quando rivaluta la politica come entusiasmo che trasforma il mondo e consacra la capacità di evocazione emotiva come capacità che serve per creare consenso; certo è meglio che il consenso sia creato sull’etica, l’equilibrio e la realtà dei problemi, senza esagerarli e senza sminuirli.

E come non essere d’accordo quando dice che ha un’idea democratica del diritto, nel senso che pensa che si debba parlare chiaro e non complicato e pensa che sia importante chiamare le cose con il loro nome.

Viene evocata Rosa Luxembourg: “Chiamare le cose con il loro nome è un gesto rivoluzionario”.(ma è anche davvero difficile e spesso molto osteggiato penso io…)

Di citazione in citazione riempio il mio blocco di appunti…Kurt Vonnegut…Eliot…John Updick, così scopriamo che sta finendo di leggere la trilogia del coniglio! E che fa buone letture.

I poeti maturi rubano…È tutto accaduto, più o meno. 

Qui stiamo parlando della scrittura e del fatto che ci sono plagi e furti, il furto comporta però che in un modo o nell’altro si renda il merito a chi abbiamo scelto per prendergli in prestito le parole.

Insomma un pezzo altrui nella nostra trama di scritta magari ci sta bene ma dobbiamo dirlo che non è del tutto nostro! Robert Browning,  il titolo del suo nuovo libro, “Il bordo vertiginoso delle cose “ :  la traduzione è sempre difficile, in inglese il verso di Browning suona così “Our interest’s on the dangerous edge of things. The honest thief, the tender murderer, the superstitious atheist.”

Kafka appare a proposito del rapporto con il padre e della verità. Verità e creazione del consenso sembrano proprio importanti per quest’uomo che scrive.

Verità e scrittura, scrittura e finzione: un’onesta finzione, quella dell’amico che si ritrova nel personaggio del libro e lo ringrazia, ma lo scrittore si sorprende perché non se ne era accorto fino a che non glielo ha detto e di quell’altro amico che costruisce un ricordo nel ricordo grazie ad una finzione letteraria.

Ma così i legami si rinsaldano e quest’uomo del sud che si porta dietro tante culture amici, famiglia, senso dello Stato e di Giustizia arriva alla famiglia.

Il rapporto con il fratello, scrittore anche lui, che si alimenta di una competizione onesta ed affettuosa. Il ricordo della città e della strada in cui abitava con la famiglia, quando i ragazzi si dividevano in figli di mammina e non, il ricordo delle botte. L’alternativa tra la fuga dignitosa, intelligente e sempre provvida, e l’adrenalina delle botte: battersi per un‘idea di giustizia, battersi per la verità oggi, ieri menarsi per la via con i ragazzi di strada.

Il padre sconvolto dalla violenza con il quale il figlio risolve le sue cose –ma precisa non mai infierito su nessuno che fosse caduto a terra, dopo che lo avevo fatto cadere – gli dice non ti riconosco più, ma sei figlio nostro? Da dove sei venuto, forse ti abbiamo adottato. Qui il teatro ride compatto, tranne me mamma adottiva, ovviamente, eternamente alle prese con gli stereotipi familiari e l’estraneità del concetto di filiazione adottiva rispetto alla cultura imperante. ..Potrei proporgli di batterci, ma ha detto che ha imparato a non accettare certe sfide.

Questo scrittore mi è piaciuto, sa cosa sono le parole, sa raccontare storie, sa quando le storie entrano troppo nell’intimo e quando l’intimo ed il privato si fanno pubblico, allora raccontare non è solo fare storie ma far politica.

E alla scrittura così nessuno può sottrarsi.

Poi se volete provare con gli anagrammi de “la verità” fatemi sapere se sono davvero 22.

 

Di me stessa e di te

In COME SALVARSI LA VITA, una Storia del Genere-an History of Gender on 10 maggio 2014 at 06:24

by AnnaGo’clock

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- Ma davvero devo proprio farlo?Perchè? – chiede Mafalda.

-SI! Perchè te lo ordino IO che sono tua MADRE!!!! – è la risposta.

- BEH, allora se è una questione di TITOLI  IO SONO TUA FIGLIA….e siamo   entrate in questi ruoli lo stesso giorno,… o NO?

La domanda somiglia molto all’interrogativo:

è nato

prima l’uovo o la gallina?

Mamme e figl* nascono insieme e nessun* dei due è più importante dell’altr*.

Le mamme  si sentono molto importanti o molto appensantite dal ruolo, dipende.

Certo il modello imposto

non aiuta a lasciar trasparire dubbi e bisogni sani e fisiologici.

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D’altro canto molto spesso la mamma

non ha mai smesso di sentirsi così       untitled  nei confronti della propria madre, e certo questo non rende più facili le cose.

Tuttavia, in un modo o nell’altro, nella mia esperienza quello che ha contato ed ha segnato la svolta è stato capire che posso essere io madre di me stessa e farlo, senza fronzoli emotivi e cadute di rispetto nei miei confronti e in quelli di mia madre.

Che continua a proporsi a me come sa e come può…

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…..ma io so benissimo che siamo nate insieme!!!

 

Ho visto mia figlia ballare

In una Storia del Genere-an History of Gender on 19 febbraio 2014 at 19:56

by AnnaGoclock

One Billion Rising, così si impara a ballare per la giustizia


Quest’anno ho ripassato i passi di “Break the Chain”, seguendo il tutorial sulla 27esima ora, ma non ce l’ho fatta ad essere fisicamente presente in Piazza Duomo.

A casa parlo alle mie figlie del Vday solo da due anni a questa parte, da quando ho cominciato io stessa ad informarmi e ad occuparmene e le più piccole mi osservano interrogative, ma con la più grande è tutta un’altra storia.

Grazie anche alla sua scuola e alle insegnanti che ringrazio, lei c’era in Piazza Duomo e ballava con quel suo modo leggero di inclinare il capo e tutta quell’energia che fa sprizzare dal suo piccolo corpo magro e dai lunghi capelli con i quali si agghinda.

Quando è rientrata mi ha mostrato il video ripreso dal suo ragazzo e io mi sono sentita orgogliosa di lei, ma anche di lui.

E non perché voglio loro bene, ma perché c’erano entrambi e perché sapevano cosa stavano facendo e lo facevano insieme.

Questo post non ha immagini perché vi chiedo di immaginarli, di pensarli, di sognarli, un ragazzo e una ragazza insieme a ballare nel gruppo contro la violenza inimmaginabile, contro le connivenze devastanti, contro la normalità del sopruso.

Con i loro sorrisi, le loro speranze e tenerezze, ma anche la volontà e la consapevolezza di doversi occupare in prima persona del mondo e dei suoi drammi.

Con il loro piccolo contributo per ristabilire un vero equilibrio di genere. Magari è solo un ballo…no è molto di più.

Imparare sbagliare vivere – Nel percorso del vivere ci si ridefinisce.

In una Storia del Genere-an History of Gender on 8 febbraio 2014 at 09:24

By AnnaGoclock

Nel percorso del vivere ci si ridefinisce.

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Chi ha paura di cambiare, di imparare dai propri errori, di scoprirsi divers* nel modo stesso di imparare, nel come si diventa dopo o nel vedersi come si era prima, ma con gli occhi nuovi, avvolgenti del prima e del dopo e dell’esperienza stessa che è l’imparare a vivere?

Lifelong Learning è un esperienza di vita quotidiana assunta a motto, ed è proprio così che spunta dalle pagine del libro che abbiamo presentato, questi “racconti di acquisizione di conoscenza”. Con qualche sano punto interrogativo sul quel che si fa e la direzione, che spesso è da fuori a dentro, cioè esploro il mondo esterno e poi torno a conoscermi a capirmi… vedermi dentro.

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Quali sono i termini di questo pieno/permanente apprendere – nel tempo ? … la nostra vita, tutta intera, una parte, una fase?

O solo quell’occasione speciale in cui ci mettiamo in discussione o abbiamo un insight, perchè sentiamo di aver capito qualcosa che prima ci sfuggiva…Oppure le varie fasi della vita di ciascun*, impariamo le stesse cose a venti o quaranta, ma ogni volta con una pienezza diversa,  qualcosa in chiaroscuro appare evidente … prima non c’era….oppure c’era ma ero io che non l’avevo vista.

In tutto questo apprendere, che non è soltanto un lavoro razionale o puramente intellettuale, – anche se è arrivato il momento di sottolineare che c’è un nesso imprescindibile tra lavoro intellettuale ed esperienza  – c’è un grande agitarsi  e mescolarsi di relazioni e ruoli.

C’è l’importanza della dimensione affettiva e l’idea non nuova, ma poco rispettata in passato, che si apprende insieme, a scuola, nella coppia, nella vita.

Immagine

E se vi pare poco, mi sento tanto leggera ed a posto se penso che io continuerò ad imparare, e questa è una libertà.

Autostima per donne

In CHE SUCCEDE IN CITTA', DONNE CHE FANNO COSE, una Storia del Genere-an History of Gender on 26 ottobre 2013 at 11:26

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Una bellissima iniziativa in partenza dal prossimo 9 novembre, molto affine al nostro Caffe Ismene, che ci sentiamo di proporvi anche perché offre un servizio di babysitting.
L’iscrizione è gratuita e il modulo deve essere consegnato all’URP del Comune di Trento, dal 28 al 31 ottobre.
Si tratta di un laboratorio di autostima che offrirà alle donne interessate uno spazio e un tempo di confronto, scambio, apprendimento e rafforzamento della fiducia in se stesse.
Un luogo protetto e sicuro, nel quale sperimentarsi e sperimentare un percorso di conoscenza del proprio io e sviluppare un modo diverso di guardare a sé e agli altri.
Il confronto con le altre donne e è accompagnato dalla psicoterapeuta Paola Leonardi, formata presso la scuola socio-psicologica di genere.

Il laboratorio prevede 6 incontri:

9/11 dalle 14.30 alle 18.30

16/11 dalle 14.30 alle 18.30

23/11 dalle 13.00 alle 16.30

30/11 dalle 14.30 alle 18.30

7/12 dalle 14.30 alle 18.30

14/12 dalle 13.00 alle 16.30

DOVE

Auditorium della Circoscrizione S. Giuseppe S. Chiara, Via Perini 2, Trento
Maggiori informazioni sul sito autostima per donne

ISCRIZIONI

La partecipazione al laboratorio è gratuita con iscrizione obbligatoria (25 posti disponibili).

Il modulo di iscrizione può essere richiesto in formato cartaceo presso l’URP – Ufficio Relazioni con il Pubblico in via Manci, 2 o scaricato negli allegati.

Va compilato e consegnato all’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Comune di Trento, via Belenzani 3 dal 28 al 31 ottobre dalle ore 9.00 alle 16.30

Sarà a disposizione delle mamme che ne faranno richiesta un servizio di babysitting gratuito.

Informazioni:
Fondazione Famiglia Materna
via Saibanti 6, Rovereto

Telefono 0464 435200, 340 3606047

cose da fare e da non fare

In Caffè Ismene 2013, CHE SUCCEDE IN CITTA', DONNE CHE FANNO COSE, una Storia del Genere-an History of Gender on 23 ottobre 2013 at 12:00

PostoOccupato_posto

in una giornata autunnale il pragmatismo e l’organizzazione attenta del lavoro sono funzionali all’evitare di sbadigliare in faccia a chiunque, quindi tra un decreto e l’altro, mi concedo il tempo per una riflessione sulle proposte per questo fine settimana, miraggio non lavorativo per me – tranne domenica pomeriggio…ma lasciamo perdere…
sì aderire a posto occupato è sicuramente una cosa da fare e noi di womenoclock l’abbiamo fatta. Il prossimo 7 novembre, quando ci incontreremo alla Bookique per l’ultimo incontro del Caffè Ismene di questo anno 2013 parleremo anche di questa iniziativa…

trovare il tempo di andare a MONDO DONNA MOSTRA DELLA MANUALITÀ CREATIVA, DELLA DECORAZIONE E DELLE ARTI
Mostra mercato aperta al pubblico ed agli operatori
Sono 60 gli stands espositivi con prodotti, materiali, spunti, idee e novità per dare sfogo all’estro ed alla passione per le cose ideate e realizzate con le proprie mani.

…mi viene un poco più difficile, anche se io amo l’uncinetto ed il punto croce, visto l’inequivocabile stereotipo associato a “Bricolage e hobbistica, decoro e decoupage, lavoro all’uncinetto e a maglia, della lana e del feltro, arte del quilt e del patchwork, arazzo e tessuto, sartoria e urban knitting, punto croce e ricamo, accessori e arte dell’intreccio del vimini, cuoio e pellame, arte culinaria, conservazione e cake design. “

Mi sembra coinvolgente anche se richiede la prenotazione La Tenda Rossa che mi spiegano così:
Nell’ambito della fiera “Fà la cosa giusta”(presso Trento Fiere, via Briamasco, 2 – Trento)
Un tempo lontano la Tenda Rossa fu un luogo sacro, in cui le donne si ritiravano durante il ciclo. Riconoscevano di
essere in un momento speciale e dunque si riunivano in un luogo speciale.
Là stavano. Là erano. Si coccolavano, parlavano, cantavano, divinavano per l’intera comunità.
Tre giorni di tenda rossa
Ci piacerebbe imparare dalle nostre antenate. Vorremmo che la Tenda Rossa di Trento fosse un caldo abbraccio in cui
abbandonarsi. Un posto speciale dove ESSERE. Dove stare. Dove chiacchierare, dove confrontarsi, dove imparare le
une dalle altre, dove fermarsi, dove riposare, dove urlare, dove cantare, dove…
La Tenda Rossa a Trento metterà radici nell’ambito della fiera “Fa’ la Cosa Giusta”. La troverete nascosta ma
accogliente fra i padiglioni di Trento Fiere, agli stessi orari della Fiera: venerdì 14.30 – 18.30, sabato e domenica
9.00 – 19.00.

Via i libri di Virginia Woolf e Simone de Beauvoir. Il femminismo ce lo insegna Selvaggia Lucarelli.

In una Storia del Genere-an History of Gender on 21 ottobre 2013 at 14:44

Originally posted on Un altro genere di comunicazione:

Attenzione, attenzione.

A tutte le donne italiane, attenzione.

In questi giorni di lunghi dibattiti sulle pennette omofobe e mamme che godono nel servire a tavola, è arrivata l’illuminazione.

L’imparziale Libero pubblica ciò di cui avevamo bisogno: una lista delle donne che fanno vergognare Selvaggia Lucarelli di essere donna.

Anzi, che la fanno stare dalla parte degli uomini, perchè questi sono i due partiti in cui schierarsi. Uomini o donne.

La pretesa è già un’epifania: dovremmo fare autocritica anche noi donne, non solo dare addosso agli uomini.

“Succede che in mezzo a questo recente tripudio di crociate femministe e di donne invitate a far apparecchiare mariti o primogeniti maschi e di t-shirt politicamente corrette e di miss in pensione e di velini maschi, mi sia venuto un dubbio: non è che puntando l’attenzione sui limiti del maschio, sui pregiudizi storici, sul sessismo da bar e gli spot irrispettosi, si sta…

View original 851 altre parole

Corsi per razzisti e sessisti

In una Storia del Genere-an History of Gender on 18 ottobre 2013 at 12:13

Originally posted on A.L.M.A.Blog:

Di Azeb Lucà Trombetta

foto: Marie

foto: Marie

Due giorni fa ho scoperto con profonda amarezza che l’Associazione Anassim di Bologna (Donne native e migranti delle due sponde del Mediterraneo) propone alla cittadinanza razzista e sessista di Bologna seminari, corsi, lezioni, pratiche virtuose, stage e incontri terapeutici. Offrendo la propria esperienza e la professionalità di donne specializzate.

http://radio.rcdc.it/archives/corsi-di-recupero-ai-razzisti-e-la-lega-insorge-126051/

Uscita la notizia sui giornali, non siamo stati risparmiati dal “botta e risposta” tra la responsabile dell’associazione e un consigliere comunale della Lega.

Tutte cose di cui avremmo fatto a meno, è vero, ma sulle quali abbiamo una volta per tutte la necessità di aprire gli occhi.

Abbiamo toccato il fondo.

La discussione sui temi dell’immigrazione ha avuto negli anni varie forme e declinazioni: emergenza, integrazione, sicurezza, inclusione.

Abbiamo fatto cene e pranzi etnici. Cous cous a pioggia come se non ci fosse un domani.

Ci siamo raccontati le nostre storie abbattendo…

View original 652 altre parole

Da quando in qua l’ignoranza é diventata un punto di vista?

In COME SALVARSI LA VITA, una Storia del Genere-an History of Gender on 14 agosto 2013 at 13:49

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Cinque fienili. L’anteprima nazionale di Dietro la Stazione di Arno Camisch

In LA DEA PASSIONE on 1 maggio 2013 at 11:43

L’anteprima nazionale della presentazione del libro di Arno Camenisch Dietro la stazione,  Editore Keller, Bookique, Trento nell’ambito del Filfestival della Montagna.

By AnnaGoclok

Nascosta da poster e volantini attaccati alla vetrina di Bookique sono qui che aspetto Arno Camenisch. Attraverso il vetro gli ho scattato una foto in cui appare di profilo con un berretto di lana rossa in testa. Mentre aspetto mi do una letta al Mucchio  -  ex selvaggio – che saranno anni che non ho tempo per cose del genere. E recupero un divertimento leggero che avevo archiviato chissà dove.

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To be continued…

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