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IX Giornata Internazionale contro l’omofobia. Padre perdonami perchè sono gay -Seconda Edizione di AMA CHI TI PARE

InCHE SUCCEDE IN CITTA', una Storia del Genere-an History of Gender su 16 maggio 2013 a 09:01

By Antonella Fittipaldi

ORGANIZZATO da “LA NUDA COMPAGNIA”

PADRE PERDONAMI PERCHE’ SONO GAY

TRENTO – CENTRO POLIFUNZIONALE VIA PRATI, giovedì 16 maggio ORE 21.00

  Inserito nel calendario della seconda edizione di “AMA CHI TI PARE”, iniziativa indetta da “la Nuda Compagnia” in occasione della IX Giornata Internazionale contro l’omofobia, lo spettacolo tratta una tematica legata all’omosessualità di cui si parla poco, ovvero la religione.

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Non è detto che chi è omosessuale debba essere contro la Chiesa a causa della posizione che Questa ha assunto nei confronti del tema dell’omosessualità.

Difatti il protagonista della storia è un ragazzo che dopo un lungo percorso finalmente accetta la propria sessualità, ma allo stesso tempo è profondamente cattolico, ma non può scegliere.

Non può scegliere fra la fede e l’amore.

Non si può chiedere questo a un uomo.

Lo spettacolo, quindi, è sviluppato intorno alla confessione della propria omosessualità che il protagonista fa al suo sacerdote, narrando i vari passaggi del suo percorso, le reazioni di famiglia e amici e della ragazza che ha lasciato, tutti personaggi mostrati uno ad uno mentre vengono citati, per ascoltare il punto di vista di tutti. Il risultato di questa confessione sarà inaspettato, ma non lo sveliamo.

La serata proseguirà con la lettura dei testi vincitori del concorso per studenti universitari di Trento “L’omofobia fra le righe” e andrà a concludersi con una conversazione con il pubblico, condotta da AnnaG’oclock dell’associazione Womenoclock, perché è nell’idea e nell’obiettivo di AMA CHI TI PARE dare, finalmente, la parola alla gente.

Viaggio sola, film

InCINEMA, COME SALVARSI LA VITA su 15 maggio 2013 a 15:10

By Saxoclock (Luisa Sax)

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Ieri ho visto, con la mia compagna,  un film italiano di una regista che non conoscevo: Maria Sole Tognazzi, il film è VIAGGIO SOLA e ci è piaciuto. Lo abbiamo trovato finalmente un film moderno rispetto alle figure femminili, si vede che è fatto da una nostra “congenere”. Mette in primo piano una vita molto credibile, tante donne ora non sono sposate e vivono sole, lavorando per mantenersi, inoltre spesso sono zie appassionate.

La protagonista, una brava Margherita Buy, fa  un lavoro più eccentrico del solito, ma questo ci consente di sbirciare in ambienti molto fotografici o fotogenici, tipo alberghi di lusso e paesaggi di sogno, che non ci possiamo facilmente permettere.

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Mi é piaciuto anche l’incontro fortuito, ma alla fine poco fortunato, che la nostra attrice fa in una sauna d’albergo con una specie di sessuologa post femminista, belle le cose che si dicono, peccato non decidere, nella sceneggiatura, di farle fuggire insieme…ma forse troppo banale?

La figura maschile  illustra invece lo stato di paura di “essere” in cui versano molti uomini attuali, ma anche la loro voglia di esserci benchè poco espressa ,  almeno dei più sensibili, ovviamente.
Consiglio il film alle amiche e a qualche uomo  femminista.

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Dall’altra parte delle donne

Inuna Storia del Genere-an History of Gender su 13 maggio 2013 a 09:22

                                                          Dall’altra parte delle donne
by Giovanna Covi

Credo che la nostra attenzione alla cultura che nutre o cerca di contrastare la violenza sessista omofoba e razzista vada tenuta alta non solo nei confronti del discorso popolare ma anche di quello accademico e di ciò che i media spacciano per artistico. La devastazione economica e sociale dei nostri tempi ha molti compagni che la sorreggono.

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Per esempio, provo perplessità e preoccupazione di fronte all’entusiasmo con cui Fabrizio Ravelli annuncia (La Repubblica 8/5) l’uscita del ciclo Le Vendicatrici di Carlotto e Videtta, quale sfida agli uomini che odiano le donne. La tragedia dei femminicidi in quotidiana ascesa richiede sicuramente interventi culturali insieme a quelli sociali e giuridici, ma temo che la “sfida” delle donne immaginata dagli autori porti una mera rappresentazione sensazionale di questa piaga sociale più che indicare come uscirne. Peggio ancora, l’intervista a Carlotto lascia intendere che l’intento è radical sinistroide, con toni che mi fanno tornare in mente la necessità che noi donne ci si ribelli come si fece quando dicemmo no al ruolo di angeli del ciclostile.
Ho appena assistito alla rappresentazione dell’audiodramma di Carlotto, Il giardino di Gaia, un testo in cui pure si consuma un femminicidio.

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Ho provato un forte disagio, non certo per l’argomento, che invece seguo con dolore ma coinvolgimento interessato se guardo, per esempio, il film di Nerina Fiumanò Una su tre, o leggo il libro di Riccardo Iacona. Ho ascoltato con noia e indignazione l’eloquenza di Sergio Ferrentino di Caterpillar che lo promuove esaltandone l’innovazione tecnica, senza mai un cenno ai contenuti. Troppe riflessioni accademiche di questi tempi si esonerano dal considerare i contenuti per parlare solo di forme e stili, come se la forma altro potesse essere se non l’estensione del proprio contenuto. Sono operazioni intellettuali preoccupanti che si annunciano quale novità rispetto agli approcci limitatamente sociologici alla letteratura fioriti negli ultimi decenni, ma altro non sono che il loro esatto contrario.
Il giardino di Gaia è la storia cupa di uno spaccato di realtà contemporanea purtroppo diffuso, caratterizzato dalla rovina dei rapporti familiari e affettivi e dalla caduta di ogni principio morale. Purtroppo si accompagna a una narrazione che non mostra alcun distacco né narrativo né autoriale dalla storia. Questa si svolge in un banale gioco di specchi di infedeltà coniugali lungo una trama esile e prevedibile, che ruota attorno alla figura di una moglie e madre strega cattiva, talmente perfida da essere lei la causa prima dell’assassinio da parte del marito dell’amica e rivale. Il testo tace invece sulla causa prima della perfidia della strega attorno alla quale tutto si muove. E questo silenzio è più grave del semplicistico detto.

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Una narrazione banale dunque ci mostra la banalità del male nel nostro quotidiano e ci soffoca, perché la sensazione è che nessuno nemmeno l’Autore sappia intravedere una via d’uscita. Appare invece evidente che personaggi e Autore sono incapaci di pensare a una maschilità e una femminilità diverse da quelle che imprigionano i loro uomini e uccidono le loro donne.
Eppure il contemporaneo è ricco di rappresentazioni del maschile e del femminile plurali, sempre più aperte ad alternative differenti per ospitare vite vissute diversamente. Solo immaginare che maschilità e femminilità possano essere altrimenti libera la mente dal rapporto di schiavitù tra maschio dominante e femmina sottomessa. Sono questi immaginari che possono spezzare le catene, far dire alle vittime e ai carnefici: io posso essere diversamente. Carlotto invece sembra solo capace di rovesciare i ruoli, inventare un femminile dominante per sfidare il dominio di un maschile sempre uguale a se stesso. Una rappresentazione banale del banale è male, come dimostra Lorella Zanardo nel suo documentario Il corpo delle donne. Che ciò avvenga nella TV pubblica è socialmente inaccettabile, che una semplificazione simile si manifesti in letteratura è culturalmente offensivo.

Che dopo decenni di teorizzazioni femministe un autore che si dichiara un duro e puro di sinistra sia ancora incapace di immaginare altri femminili e maschili da quelli patriarcali è deprimente e frustrante più che scandaloso.

OGGI CAFFE’

InCaffè Ismene 2013 su 9 maggio 2013 a 12:38

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Il fiore di Ismene – Caffè delle donne

CI VEDIAMO AL SOLITO POSTO, ALLE 17.00!

MADRI E FIGLIE: Abitudini, difetti,

vizi e virtù

che si tramandano…

è inevitabile?

caffè

Da vedere

InCINEMA su 29 aprile 2013 a 13:32

By Luisasax

Vi voglio consigliare  questo film.

L’ho visto recentemente,  un bel film italiano girato in parte in Trentino e in parte in Brasile: “Un giorno devi andare” di Giorgio Diritti .

JASMINE

Ho ammirato  i grandiosi paesaggi  acquei amazzonici e quelli altrettanto suggestivi e nevosi Trentini, in primis il santuario di San Romedio, Val di Non,  che non conoscevo e presto spero di visitare.

Le protagoniste sono quasi tutte donne e molto brave anche le attrici principali (Jasmine Trinca – Augusta) e Pia Engelbert – Suor Franca, di origine trentina, che in passato aveva partecipato anche a qualche edizione di Riso Rosa)

I temi sono la religione cattolica, il colonialismo, la mancata maternità, la relazione madre - figlia, la ricerca di senso, di indipendenza e la  marginalità femminile, tutti temi che coinvolgono spesso il nostro blog.

Ipse dixit
Augusta
“Io sono scappata dal dolore, ma ovunque io provi a guardare è lì, dentro di me!”

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Morelli

Indiritti umani - human rights, movimento, una Storia del Genere-an History of Gender su 23 aprile 2013 a 12:51
by Saxoclock (Luisa Sax)
morellicorpodonna[1]
Sfogliando una vecchia enciclopedia della storia d’Italia, mi sono imbattuta in questo singolare personaggio politico finalmente amico delle donne e che purtroppo non ha avuto molta fortuna, come e peggio di noi…peccato…onore alla memoria di un vero e generoso progressista. Nato a Carovigno (Puglia) il 1° maggio 1814 e morto, poverissimo, a Pozzuoli (NA) il 22 ottobre 1880, incarcerato per 10 anni dai Borboni, avvocato, diventa consigliere comunale a Napoli dal 1860 al ’67, viene eletto alla Camera dal 1867 al 1880.
Salvatore Morelli è stato il primo parlamentare in Europa, prima di Stuart Mill che era meno aperturista di lui verso il vagheggiato “Risorgimento delle donne”, a presentare proposte di legge per il voto alle donne, il divorzio, la cremazione, la parità dei sessi e la differenza di genere (sosteneva che in natura non c’è uguaglianza, ma differenza), la parità figlio naturale col figlio legittimo, il bicognome ai neonati, il bicognome ai coniugi.
Grazie al suo impegno le ragazze vengono ammesse a frequentare i primi due anni del Ginnasio. L’unica sua proposta approvata fu la legge che dovrebbe portare il suo nome per riconoscere alle donne la facoltà di diventare testimoni nella cause.Formulò sin da quando sedeva in Consiglio Comunale a Napoli i programmi per una scuola: pubblica, gratuita e laica.

Morelli

Scrisse il famoso libro “La donna e la scienza”, la cui terza edizione dedicò allla nobildonna pedagogista milanese Claudia Antona Traversi (prima traduttrice in Italia delle opere di Stuart Mill)

Conosciuto all’estero, sconosciuto in Italia, in Puglia e nella stessa Carovigno.

Il bimbo azzurro

InCOME SALVARSI LA VITA, una Storia del Genere-an History of Gender su 23 aprile 2013 a 12:42

 

 

 

Il bimbo azzurro

 

 

E’ ora che tu sappia nino azul che tutto quello che desideri lo hai a portata di mano

Inuna Storia del Genere-an History of Gender su 18 aprile 2013 a 10:42

Come state lettor*? Come vi tratta la vita?

Due  settimane fa, al Caffè Ismene  ci siamo intrattenut* su un tema che ci ha appassionato.

Partendo dalla  domanda se la storia stessa dell’uomo   sarebbe quella che è se, a fianco delle tecniche della violenza, indubbiamente tanto sviluppate da lontanissimi tempi, non fossero esistite le tecniche della nonviolenza, ci siamo chieste : ma perché mai ONEBILLION RISING è stato scelto come modo per sensibilizzare e protestare contro la violenza sulle donne, e come mai in tante si sono sentite di partecipare?

Lo abbiamo fatto anche noi di Womenoclock, ognuna con i suoi perché. Ma adesso la prendiamo alla larga.

I perché sì di Eve Ensler:

One Billion Rising, infatti, intende essere uno sciopero globale, un appello alle donne e agli uomini per dire “no” alla sottocultura dello stupro, un atto di solidarietà, un rifiuto ad accettare la violenza contro le donne e le ragazze come qualcosa di ineluttabile, un nuovo modo di essere.

Quello dello scorso 14 febbraio è stato “ il primo evento mondiale in cui donne e uomini insieme, di nazioni e classi diverse, si uniranno con la consapevolezza che la violenza contro le donne non è qualcosa di privato ma un’epidemia patriarcale diffusa in tutto il mondo”.

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“Vorrei anche dirvi che il 15 febbraio, il giorno dopo cioè, non sarà tutto finito – spiega Ensler – perché questo è l’inizio di una nuova era visto che abbiamo portato la violenza contro le donne al centro dell’agenda, facendo in modo che non possa più essere marginalizzata. E quando danzeremo vorrei che fosse al di fuori dalle gabbie in cui ci costringe ogni giorno la società sessista in cui viviamo, fuori dalle paura di essere giudicate, violentate, molestate, attaccate”.

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I perché  no di Carolyn Gage.

Carolyn Cage è una drammaturga americana e un’attivista femminista lesbica.

I motivi sono ben argomentati nel post che ha pubblicato sul suo blog. Gage sostiene che una danza sensuale e gioiosa non può essere la risposta alla violenza quotidiana che subiscono le donne perché in questa violenza non c’è nulla di piacevole o divertente. Secondo Gage, inoltre, nel linguaggio comune, quando si parla di violenza contro le donne, si tende a nascondere l’agente (omettendo cioè che l’azione è compiuta da un uomo), fissando l’attenzione su chi subisce, usando espressioni come vittima di violenza, di stupro, violenza contro le donne, e così via.

Scrive Gage :“ Se fossi un marziano arriverei alla conclusione che la violenza contro le donne è una specie di virus che colpisce soltanto le donne e che arriva non si sa bene da dove. Non c’è nulla che lascia capire che a massacrare la metà della popolazione mondiale femminile è proprio l’altra metà, quella maschile”.

 

Non tutti gli uomini si somigliano, così come non si somigliano tutte le donne.

Ma le donne sono sempre più complesse e sfaccettate.

 

I perché sì di Franca.

Io c’ero con le mie figlie adolescenti e l’ho fatto per loro, oltre che per me. Per parlare a loro di un argomento che ho paura di affrontare, perché so che con loro sono protettiva – a differenza di come mi comporterei con un figlio maschio, mi chiedo – e so che in un modo o nell’altro devo dir loro che potrebbero essere vittime già solo perché sono donne…Penso che se sono informate, se “stanno attente” …so che non posso proteggerle da tutto. Ma so che posso dare loro qualche chanche in più e farle sentire accompagnate….

 I perché sì di Silk

Io c’ero ed eravamo davvero tant* e non eravamo solo donne, anzi. È stato bello ed importante vedere gli uomini partecipare, anche con i figli, perché la lezione del rispetto si insegna fin da piccoli e con il comportamento. Ed è stata una cosa potente, condivisa, ho sentito la solidarietà…

 

I perché si di Robj

Anche se con il mio movimento “orsesco” ho voluto esserci proprio perché davamo un messaggio con il corpo, abbiamo dichiarato che noi siamo corpo e mente e sentimento. E un poco ci siamo riappropriate anche del corpo.

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Ecco mi fermo qui, anche se ci siamo dette molte altre cose importanti, alcune personali altre pubbliche,  che sono restate tra noi ed in noi, performanti per la nostra vita quotidiana.

Perché cominciamo a smettere di pensare che amore e morte siano un’endiadi eccitante, anzi poco ha a che fare l’amore con la morte e ricordiamo che la violenza le donne la sanno anche “fare”. 

Danzando insieme, più o meno orsesche, abbiamo lanciato un segnale di consapevolezza e libertà. E secondo me questo è già tanto.

VOGLIAMO, con Grace

Indignità-dignity, letteratura-literature, una Storia del Genere-an History of Gender su 16 aprile 2013 a 13:28

by Marionoclock

paley tra libri

Se non conoscete Grace Paley, affrettatevi a leggerla. Nata nel Bronx nel 1922 da immigrati ebrei russi (fu sempre grata alla nonna materna che non imparò mai l’inglese e le insegnò quindi la lingua russa), la Paley fu scrittrice di racconti pluripremiati e di poesie (con cui esordì), “pacifista combattiva” come ebbe a definirsi lei stessa, e femminista.

Donna intensamente coinvolta nella sua epoca, scrittrice parca (una decina le pubblicazioni fra racconti, poesie e saggi) ritenne un piacere centrale alla sua vita la maternità che si può scegliere, e un dovere morale l’impegno civile: “A eccezione dei miei figli, che hanno rappresentato un’appassionante esaltazione della mia vita, sono stati alcuni eventi di portata nazionale e internazionale a influenzare la mia quotidianità lavorativa e affettiva” scrive nella introduzione ai suoi scritti autobiografici pubblicati in Italia col titolo di L’importanza di non capire tutto *. E gli eventi a cui si riferisce spaziano dagli anni della Guerra in Vietnam a quelli della Guerra del Golfo.

Personalmente amo più la Paley poetessa che non la narratrice di vivide storie newyorchesi molto ammirate anche da celebri scrittori. E trovo che la sua poesia non manchi di efficacia e bellezza anche quando è tradotta in italiano, grazie a una asciuttezza tipica di certa poesia americana. Come quando racconta con sorprendente semplicità di un pomeriggio senza troppa ispirazione in cui sta per scrivere una poesia invece sceglie di fare una crostata per i bambini presenti in casa perché “ho deciso di / dedicare la mattinata a un pubblico / ricettivo non voglio / aspettare una settimana un anno una / generazione che si presenti il / consumatore giusto**”.

Trovo magistrale la sua Dichiarazione della Manifestazione delle Donne al Pentagono, alla base di un sit-in pacifista di donne organizzato nel 1981. La seconda parte della Dichiarazione presenta una serie di “vogliamo” purtroppo ancora nelle nostre liste dei desideri:

“vogliamo un lavoro che sia utile a una società di buon senso”, “vogliamo che le cure sanitarie rispettino e capiscano i nostri corpi”, “vogliamo un’istruzione per bambini che racconti la vera storia della vita delle nostre donne”, “vogliamo essere liberate dalla violenza nelle strade e nelle nostre case”, “vogliamo che ci venga restituita la notte”, “vogliamo avere il diritto di avere o non avere figli”, “vogliamo essere libere di amare chi vogliamo”, “vogliamo che la corsa agli armamenti abbia fine”. E ancora: “Sappiamo che c’è un modo sano, sensato, amorevole di vivere e intendiamo viverlo”.

Leggete Grace Paley, che ne L’importanza di non capire tutto ringrazia le donne militanti di fine Ottocento, perché “hanno capito e agito per prime, incoraggiando me e altre donne ad attraversare le strade incerte dell’indifferenza, dell’esclusione e della condiscendenza”***.

*Grace Paley, L’importanza di non capire tutto. A cura di Chiara Simonetti. Einaudi Stile Libero, 2007, pag. [143]-151.

**“The poet’s occasional alternative”, in Begin Again: Collected Poems, Farrar, Straus and Giroux, 2001, pag. 147. Una traduzione italiana seguita dal testo inglese di questa poesia si trova su: http://www.gironi.it/poesia/paley.php

*** L’importanza di non capire tutto, pag. [2].

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Grace Paley, biografia

“Equal Pay Day” a Firenze

Inuna Storia del Genere-an History of Gender su 13 aprile 2013 a 11:45

Ribloggato da Donne della realta's Blog:

Clicca per visitare l'articolo originale

Sabato 13 aprile a Firenze (ore 17,30 presso il Circolo Vie Nuove di viale Giannotti 13) si tiene il Confronto Internazionale “Forse non tutti sanno che... EQUAL PAY DAY”, promosso dal Circolo Vie Nuove, dal Gruppo R.I.T.A. Vie Nuove e da Officine Democratiche.
Obiettivo della serata - oltre che denunciare la discriminazione retributiva tra uomini e donne - è la proposta di soluzioni.

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