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Il caroto, le piselle e la marita del mio moglio.

In una Storia del Genere-an History of Gender on 7 aprile 2014 at 08:57

Nel giro di due giorni il discorso sul linguaggio e sul suo quotidiano uso inadeguato mi ha messo KO.

Un’amica mi ha detto che lei non ha lottato per essere chiamata avvocata. Sciaf!

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E poi ho letto Marzano online, fieramente controcorrente nel considerare quisquilie il dibattito ministra/ministro. Questo è stato proprio un cazzotto visto che la mia amica la conosco solo io e Marzano invece qualcun* di più. …ma ho sperato che la corrente se la portasse.  E se per caso non sapete chi è Marzano non sarò certo io a dirvelo.

L’abilità a fare domande che demoliscono non certezze, ma percorsi di crescita ce l’ho anche io, che si sappia, ma l’unica domanda che veramente importante è: perché facciamo questo?

Avvocato Rossi è un uomo, avvocata Rossi una donna, dottor Rossi uomo, dottoressa Rossi donna, idraulico Rossi un uomo, idraulica Rossi una donna, panettiere Rossi un uomo, panettiera Rossi una donna etc. etc.

Un discorso banale ma evidentemente ancora tutto da scoprire.  

Non sarò mai un avvocato. Non solo perché sono una donna, ma perché in quanto donna mi oppongo con tutta me stessa a tempi di lavoro che non contemplano nemmeno lontanamente l’idea di conciliazione tra famiglia e lavoro, per dirne una. Non sarò mai un avvocato, perché devo combattere contro l’insinuante e svilente illazione che certe cause le avrò vinte perché sono carina e il giudice ha un debole per me.  Ma anche no.

 

images-27Chiamandomi in disparte un momento prima di leggere il dispositivo, una volta un giudice di pace mi ha spiegato con un accenno di imbarazzo che non poteva dare torto alla mia  controparte, perché io ero giovane e appena arrivata, mentre l’avvocato di controparte un anziano eminente giudice del foro….e quindi una certa strada luogo di un incidente leggermente in salita è diventata un salita così ripida e piena di dossi che nessuna macchina in nessuna corsia poteva vedere le autovetture e nemmeno i camion che arrivano dall’altra corsia di marcia in tempo per evitare lo scontro….

Non sarò mai un avvocato perché ho dovuto lottare contro le giudici che guardandomi tornano indietro, all’inizio della loro carriera la cosa non gli piace per nulla, e alcune di loro mi hanno guardato con compassione – e mi hanno regalato dei libri per studiare e migliorare –  e offerto sostegno, altre invece mi hanno visto  solo come una nemica o una che ne deve passare almeno il doppio delle traversie che hanno vissuto loro.

Una volta un signor Giudice donna ha urlato in mezzo all’aula che che quella che avevo sostituito io era più educata di me e che il mio ufficio stava peggiorando la qualità della sua difesa… (quella che andava prima non era avvocata e si faceva fare le comparse da un collega)…Nessun collega e nessuna collega è intervenuto, nemmeno con uno sguardo, a chi importava?

Un altro Giudice mi ha chiesto di non masticare la gomma in aula, e me lo ha detto in uno sgabuzzino delle scope. Io avevo garbatamente  sollevato in Corte l’opportunità che esercitasse quale Giudice di pace nella città in cui abitava, aveva lo studio di avvocato e il figlio avvocato si trovava a difendere i compaesani…..e io mi trovavo il padre come Giudice ed il figlio come controparte….e la cosa mi rendeva nervosa in aula ed effettivamente succhiavo caramelle e masticavo gomme.

Insomma io sarò anche una peste, maleducata e inadatta…ma mi è venuto seriamente da pensare che ci sono state persone che hanno considerato il mio modo di essere donna nella professione un’offesa nei loro confronti e alcune di queste erano donne.

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Sono una donna anche nella mia professione e voglio che si sappia, per me è una questione di dignità. Adesso non vado più in aula da molti anni e ci tornerei ancora con più consapevolezza e continuerei a farmi dare della maleducata chiamando signora Giudice le donne e signor Giudice gli uomini.

Quante volte abbiamo confidato che una donna in posti di vertice facesse finalmente qualcosa da donna? Cioè si occupasse di promuovere la condizione e la presenza della donna, oltre che la propria carriera?

Non sono sicura che tutte noi donne abbiamo capito quanta rivoluzione ci sia nelle parole, quanta potenza evocativa e quanta forza di cambiamento, ma non importa, perché ripeto è una questione di dignità.

Io prima sono una donna e dopo un’avvocata, una preside, una panettiera, una ferramenta, una muratora, una qualsiasi cosa voglio essere.

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Non sarò veramente rispettata come persona se non mi chiameranno con il mio nome nella mia professione.

Ma forse la domanda che ci dobbiamo porre seriamente è un’altra:  perché siamo noi donne a perpetuare i riti del patriarcato, gli stereotipi che ci condizionano negativamente, ci tagliano le ali, perché ? O ha ragione Jong quando dice che la migliore schiava non ha bisogno di essere battuta, ella si batte da sola?

Ah, a proposito del titolo: se non è importante il maschile ed il femminile,  allora io sono la marita del mio moglio e stasera a cena si mangia il caroto con le piselle e cucina il moglio.

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Ma sul concetto di moglio ci ritorniamo…..

 

Rossana Ombres, Canzone di Lilit

In COME SALVARSI LA VITA, letteratura-literature, Mito, una Storia del Genere-an History of Gender on 5 aprile 2014 at 10:07

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ROSSANA OMBRES

 

Da “Canzone di  Lilit

………….

Quanti lessici
già conosce Lilit!
Settanta lingue parla
e sveglia nelle loro tane e  sottomette
morti alfabeti di creazioni perfette e subito consunte!

…………..

Verrà giorno verrà che lei, Lilit…

Rossana Ombres

 

Marguerite Duras, cento anni

In DONNE CHE FANNO COSE, letteratura-literature, libertà-freedom, ricorrenze-anniversaries on 4 aprile 2014 at 07:30

“Bisogna che l’ignoto entri e disturbi…” (da “La vita materiale”)

Marguerite Duras, Saigon, 4 aprile 1914 – Parigi, 3 marzo 1996

tomba M duras

Coco e l’etichetta

In DONNE CHE FANNO COSE, pensieri e parole-thoughts and words, una Storia del Genere-an History of Gender on 2 aprile 2014 at 15:00

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La moda è libertà o costrizione? gioco o mercato?

L’etichetta, intesa come artificiale eleganza o/e griffe, ha vinto sullo spirito innovativo e lo stile?

Riportiamo qui un intervento di Sara Bimbi per Vogue sulla moda e l’emancipazione delle donne agli albori del Novecento:

“Le rivoluzioni non si fanno con i guanti di seta. In senso metaforico non si può non essere d’accordo, ma se prendiamo questa frase alla lettera, è possibile fare un’obiezione: c’erano tempi in cui un semplice guanto sfilato in un determinato contesto poteva suscitare scalpore e quando le donne l’hanno capito, non hanno esitato ad usare la moda come strumento di provocazione. Stiamo parlando del lungo e tortuoso percorso dell’emancipazione femminile (su cui a mio parere ci sarebbe ancora tanto da lavorare) e dell’influenza che la moda ha avuto in questo ambito. I primi movimenti risalgono ai tempi delle suffragette, donne che non volevano più essere considerate solo come mogli e madri e chiedevano di avere gli stessi diritti che la società riservava agli uomini; il loro unico mezzo per farsi notare era quello di organizzare azioni che per l’epoca erano estremamente provocatorie: andare in bicicletta, indossare pantaloni, scendere in piazza a manifestare.

inghilterra 1910

Dagli anni 20 del Novecento sul panorama della moda si affaccia lo stile unico e inimitabile di Coco Chanel, una delle poche ad aver saputo dar voce alle nuove esigenze delle donne; queste, infatti, diventavano sempre più indipendenti lavorando e cominciando a praticare sport. Dal momento che potevano disporre di propri patrimoni, si avvicinarono anche al mondo dell’economia e della politica, prima assolutamente inaccessibile. I progetti di Coco sono dedicati proprio a loro, concependo abiti che fossero raffinati, eleganti e allo stesso tempo comodi; simbolo di questo ideale di donna è il famoso tailleur, creato da Coco prendendo spunto direttamente dai completi dei suoi amanti: emblema del potere maschile, portato dagli uomini più ricchi e importanti, trovava ora la sua versione femminile. Un altro segno di riscatto fu l’abbandono del corsetto, strumento di “tortura” che provocava danni fisici anche gravi a chi lo portava; la moda, allora, era quella dei vitini di vespa. Se da una parte è vero che la moda spesso propone un’immagine femminile lontana dalla realtà delle donne ‘normali’ e dagli ideali per cui tante lotte sono state portate avanti, c’è da dire che sicuramente molte delle conquiste e delle libertà di cui ora possiamo godere, sono state ottenute anche grazie ai mezzi che questo mondo ci ha offerto.”

Che ne pensate? Cosa resta oggi di ciò nella moda?

playlist marzo

In una Storia del Genere-an History of Gender on 25 marzo 2014 at 07:36

Sessualità

Diritti e 8 Marzo

Limoni

21 Marzo, Primavera

Christina G. Rossetti, Un’altra primavera

In letteratura-literature, Stagioni on 21 marzo 2014 at 07:47

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Se mai vedrò un’altra primavera
non aspetterò i fiori dell’estate:
avrò subito il croco,
il mezereo rosso senza foglie,
i bucaneve venati di gelo e, raffinatezza estrema,
le violette bianche o azzurre,
la primula annidata tra le foglie:
tutto quanto sboccia subito, non tardi.

Se mai vedrò un’altra primavera
ascolterò gli uccelli diurni
che fanno il nido, cantano e si accoppiano,
non aspetterò l’usignolo solitario.
Ascolterò le greggi feconde,
le pecore con i bianchi agnelli,
saprò riconoscere la musica nella grandine
e in ogni vento che soffia.

Se mai vedrò un’altra primavera -
pungente commento al mio passato
tutto ridotto a un “se” -
se mai vedrò un’altra primavera
riderò oggi, l’oggi è così breve,
nulla aspetterò:
userò l’oggi che non può durare,
sarò contenta oggi e canterò

If I might see another Spring
I’d not plant summer flowers and wait:
I’d have my crocuses at once,
My leafless pink mezereons,
My chill-veined snowdrops, choicer yet
My white or azure violet,
Leaf-nested primrose; anything
To blow at once not late.

If I might see another Spring
I’d listen to the daylight birds
That build their nests and pair and sing,
Nor wait for mateless nightingale;
I’d listen to the lusty herds,
The ewes with lambs as white as snow,
I’d find out music in the hail
And all the winds that blow.

If I might see another Spring—
O stinging comment on my past
That all my past results in “if”—
If I might see another Spring
I’d laugh to-day, to-day is brief;
I would not wait for anything:
I’d use to-day that cannot last,
Be glad to-day and sing.

21 marzo giornata internazionale della poesia

 

Mandala

In COME SALVARSI LA VITA, imperfezioni/imperfections on 12 marzo 2014 at 16:37

Inventarsi un blog è creare un mandala?

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“Ogni mattina schizzavo in un taccuino un piccolo disegno circolare un Mandala che sembrava corrispondere alla mia condizione intima di quel periodo .. Solo un po’ per volta scoprii che cosa è veramente il Mandala … il Sè, la personalità nella sua interezza … che è armoniosa se tutto va bene …”

Carl Gustav Jung

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Io l’otto marzo saluto le bambine…

In una Storia del Genere-an History of Gender on 8 marzo 2014 at 03:05

By MBR o’ clock

E di nuovo è  l’8 marzo,  pieno di cliché e parole rimpolpate, sempre le stesse, sempre le solite barzellette e battute, i mezzi sorrisi di circostanza, il rinnovamento dei buoni propositi politici, sociali.

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Di buone coscienze sempre pronte a dire e scrivere come si fa per “essere-una-donna-che-se-la-cava”, forte, brava, pronta ad affrontare il contesto sempre più difficile dove siamo immersi.

Qualcuna tirerà fuori il perché di questo 8 marzo, e le altre diranno “ah, sì, certo, che brave queste donne” con un tono tra l’ammirato e il deluso,
aggiungendo “eh sì, ma questo lo potevano fare il quel momento, figuratevi oggi!” come se le donne di oggi non c’entrassero nulla con quelle lì che sono morte per i diritti di tutte.

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E non mancheranno le mimose, belle, bellissime per carità, che inondano le nostre città solo l’otto di marzo, per ricordare anche a chi non si è ricordato che magari solo per oggi potrebbe deporre le armi.

Ci saluteremo tra di noi, ci diremo che ci ammiriamo a vicenda, e sarà sicuramente vero,

 perché se hai delle vere amiche, se hai attorno a te donne

veramente in gamba

non puoi non ammirarle anche se non sempre sei d’accordo con loro. E va bene così.

Ma potrebbe essere un otto marzo anche con alcuni ingredienti diversi, qualche consapevolezza in più, magari si potrebbe pensare davvero a
noi stesse, al nostro ruolo personale e sociale ma non facendoci diventare una caricatura di noi stesse, pronte per autogiustificarci e basta.

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Potremmo pensarci con le nostre vere fatiche, quelle che ci passano davanti e le lasciamo per un altro momento perché ci costa tanto ma tanto guardarci nello specchio e dirci che il nostro “dovere da donna” lo stiamo facendo in modo discutibile.

Mi riferisco alla
trasmissione alle nuove generazioni di un “essere donna”

(e che cosa è poi questo “essere donna”?).

images-22 Leggi il seguito di questo post »

playlist febbraio

In una Storia del Genere-an History of Gender on 25 febbraio 2014 at 13:22

serbelloni mazzanti viendalmare

Imparare Sbagliare Vivere

“Break the Chain”

Sorellanza

my cup of tea

In COME SALVARSI LA VITA, DONNE CHE FANNO COSE, Il fiore di Ismene_Caffè delle Donne 2014, pensieri e parole-thoughts and words on 22 febbraio 2014 at 09:32

le signore del tè

Prendere un tè insieme aspettando il nuovo Caffè delle Donne…che ritornerà con il ritorno della Primavera!

Segnatevi le date del Caffè: 10 aprile, 8 maggio, 5 giugno e poi 18 settembre, 16 ottobre, 13 novembre.

“Ho sempre pensato che il tè delle signore non sia che un resto antico di un antico rituale femminile per stare insieme e poter parlare con le viscere, dire la verità, ridere a crepapelle, sentirsi rianimate e poi tornare a casa, dove tutto va meglio.”

Clarissa Pinkola Estés

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