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Archive for the ‘una Storia del Genere-an History of Gender’ Category

“Lontane dal Paradiso” torna a The Social Stone

In CHE SUCCEDE IN CITTA', Mostra Lontane dal Paradiso, una Storia del Genere-an History of Gender, Womenoclock_eventi on 18 luglio 2014 at 06:04

Immagine Mostra_2014

 Torna “Lontane dal Paradiso”, la mostra sulle immagini sessiste nella pubblicità internazionale: inseguendo la costruzione di un possibile equilibrio di genere attraverso le immagini pubblicitarie.

L’Associazione Womenoclock propone riflessioni sull’idea che la società costruisca l’immagine di sé e l’idea di donna attraverso i “consigli per gli acquisti”.

sabato 19, ore 18.00: Inaugurazione Mostra “Lontane dal Paradiso”, manifesti di pubblicità sessista degli anni 60 –70.

Per l’occasione si terrà un bookcrossing o passa-libro, ovvero chi vuole può portare libri da “liberare” per altri; presenteremo i nuovi incontri del “Caffè di Womenoclock” che riprenderanno a settembre; sempre a settembre, assieme al Caffè si terrà un gioca/laboratorio manuale per bambini.

Presso  THE SOCIAL STONE, via Gorizia, 18, Trento

I maschi

In amore-love, quello che le donne non dicono-what women do not say, una Storia del Genere-an History of Gender on 13 luglio 2014 at 08:01

uomo dietro sipario

Il mio amante

E ora parlerò del mio amante, che rimarrà senza nome.
Perché a 49 anni sa fare il rumore di cinque diversi tipi
di camion che cambiano le marce in salita.
Perché a volte lo fa sulle scale del posto dove lavora.
Perché poi si vergogna quando gli altri lo sentono.
Perché sa anche imitare almeno tre tipi diversi di treni.
Perché questi includono: la metropolitana di Londra,
il treno a vapore e il trenino elettrico
delle Ferrovie Meridionali.
Perché tifa per il Tottenham Hotspur con gioiosa
e immutabile devozione.
Perché odia l’Arsenal, i cui tifosi sono rozzi e incivili.
Perché spiega che gli Spurs sono magici, mentre l’Arsenal
è noioso e sta sempre in difesa.
Perché io non ne sapevo niente fino a sei mesi fa,
e non mi curavo di saperlo.
Perché ora tutto questo mi affascina.
Perché lui si esibisce per gradi, dieci.
Perché, primo, si presenta come una persona gentile,
seria e mentalmente libera.
Perché, secondo, affronta molti pranzi, discutendo a tavola
della vita e dell’amore senza mai nominare il calcio.
Perché, terzo, sta attento a non rivelare quanto detesti
avere la peggio in una discussione.
Perché, quarto, parla delle donne del suo passato,
riconoscendo che in parte è stata colpa sua.
Perché, quinto, è talmente ragionevole che tendi a dubitarne.
Perché, sesto, si autoinvita per un drink una sera.
Perché, settimo, in due vi scolate due bottiglie di vino.
Perché, ottavo, si ferma per la notte.
Perché, nono, non vedi l’ora di rivederlo.
Perché, decimo, non si fa vivo per giorni.
Perché avendo raggiunto lo scopo ritorna ai suoi interessi.
Perché non salterà nemmeno un’ora del corso serale
o una sola prova di coro a causa di una donna.
Perché è quasi sempre fuori casa.
Perché non riesci nemmeno a trovarlo al telefono.
Perché è il tipo d’uomo che da generazioni fa impazzire
le donne.
Perché, è triste ammetterlo, questo pensiero non basta
a farti rinsavire.
Perché è affascinante.
Perché è buono con gli animali e coi bambini.
Perché la sua voce è rassicurante e sexy allo stesso tempo.
Perché guida una vecchissima Vauxhall Astra station wagon.
Perché va a 130 sull’autostrada.
Perché quando lo supplico di rallentare dice: “Non intendo
andare piú piano di cosí”.
Perché è convinto di conoscere le strade meglio di chiunque
altro sulla terra.
Perché non insiste per avere consigli dai suoi passeggeri.
Perché se mai dovesse perdersi sarebbe un bell’inferno.
Perché qualche volta mi fa dormire dalla parte sbagliata
del mio letto.
Perché non puoi dargli ordini.
Perché ha questa dote, che gli sta bene mangiare
i bastoncini di pesce surgelati o il cibo cinese già pronto
o prepararsi la cena da solo.
Perché sa come cucino ed è realista.
Perché mi prepara tazze di cacao densissimo con le bollicine.
Perché beve e fuma almeno quanto me.
Perché è ossessionato dal sesso.
Perché non direbbe mai che è sopravvalutato.
Perché è cresciuto prima della società permissiva
e si ricorda della sua adolescenza.
Perché non insiste nel ripetere che è sano e naturale,
né mi chiede cosa vorrei che facesse.
Perché ha alcune idee tutte sue.
Perché non è mai stato capace di dormire a lungo
e la notte parla con me fino a tardi.
Perché ci logoriamo a vicenda con la nostra insonnia.
Perché mi fa sentire come una lampadina che non può
spegnersi da sola.
Perché ispira una poesia dopo l’altra.
Perché è pulito e ordinato ma non si preoccupa
troppo del suo aspetto.
Perché permette al barbiere di tagliargli i capelli troppo corti
e per due settimane va in giro che sembra un carcerato.
Perché quando metto una collana e gli chiedo se
mi sta bene risponde: “Sí, se No vuol dire provarne altre tre”.
Perché è rimasto scioccato quando i compagni di squadra
piú giovani hanno cominciato a usare il talco negli spogliatoi.
Perché la sua mascolinità vecchio stile è per me
fonte di continuo divertimento.
Perché la cosa lo rende perplesso.

WENDY COPE

 

Pulizie

In DONNE CHE FANNO COSE, pensieri e parole-thoughts and words, una Storia del Genere-an History of Gender on 11 luglio 2014 at 07:07

by Luisa Sax

pulizie_primavera_pulistar

Confesso che in gioventù partecipavo ben poco alle pulizie di casa, era tanto se mi rifacevo il letto,  del resto mio padre non si rifaceva neanche quello…così sempre prendendo a pretesto e modello il papà, non aiutavo la mamma che, santa donna, oltre a lavorare fuori casa si sobbarcava tutte le pulizie in casa.

Sono passati tanti anni e ho avuto un casa mia, anche se non dei figli, nè un marito, ma non ho mai dato molto peso ai lavori di casa, preferendo armeggiare coi sintetizzatori, i computer, le videocamere e ogni novità in campo tecnico consumer, tant’è che mia madre, due volte all’anno, veniva lei da me per aiutarmi a fare le pulizie di fino…ma inspiegabilmente, da quando è mancata, qualche mese fa, mi ritrovo con stupore a passare con lena lo straccio della polvere in tinello, a eliminare con cura gli aloni sugli specchi e sui vetri, a lavare più volte il pavimento e a mettere ordine persino nei cassetti…

pulizie-ecologiche

Forse gli insegnamenti che passano attraverso l’esempio costante sono quelli che restano, insinuandosi subdolamente, che io sia diventata finalmente una donna? Una donna che implacabilmente toglie lo sporco dal mondo rendendolo mondo? Una fatica impari, scarsamente riconosciuta, che ci impegna da millenni, e poi, che non ci chiamino “donnine di casa”…

casa pulizie

pensieri e parole: meglio morte?

In una Storia del Genere-an History of Gender on 5 luglio 2014 at 06:38

Spunti da scritti di Natalia Aspesi , Francesca Serra, Kate Atkinson:

Ci sono uomini per i quali risulta molto più semplice ammazzare la propria donna piuttosto che star lì a discutere con lei. Che se ne sia andata o non voglia andarsene non fa differenza: è sempre un fastidio, un intralcio, una disubbidienza: alla idea maschile di possesso o al bisogno umano di liberarsene.

da Natalia Aspesi, “Meglio la guerra che il divorzio”
corpo corda
Ne ammazzavano di più, in passato, ma il fatto non era così rilevante da segnalarlo? Oppure ne ammazzavano meno, perché erano loro, le donne, a non essere rilevanti, e in più sapevano stare al loro posto? Al posto definito dagli uomini e dalle loro leggi, la vita prigioniera destinata a chi nasceva donna e non poteva averne un’altra al di fuori del dominio, della protezione, del denaro, del piacere e della volontà maschile.

da  Natalia Aspesi, “Il riscatto impossibile del corpo in vetrina”

 

L’omicidio femminile non è un evento fortuito, tanto meno occasionale, ma un mito fondativo della nostra cultura. Provate a levare di mezzo tutte le donne nude. Provate a cancellare tutte le donne morte. Cosa rimarrebbe della nostra letteratura? Dei nostri riferimenti iconografici? Del nostro sistema culturale? 

da Francesca Serra ,” La morte ci fa belle”

ophelia-1

Pochi istanti dopo essere venuta al mondo, il mio cuore ha smesso di battere.
A quattro anni, sono annegata nell’oceano.
A cinque anni, sono scivolata da un tetto coperto di ghiaccio.
A otto anni, ho preso l’influenza spagnola. Quattro volte.
A ventidue anni, mio marito mi ha spinto con violenza contro un tavolino, uccidendomi.
A trent’anni, sono morta durante un bombardamento tedesco su Londra.
E su di me cadevano le tenebre.
Ma ho sempre avuto un’altra possibilità.

da Kate Atkinson, Vita dopo vita

fornasetti

LA VERITÀ HA 22 ANAGRAMMI …

In CHE SUCCEDE IN CITTA', eventi-events, INTERVISTE, una Storia del Genere-an History of Gender on 15 giugno 2014 at 22:59

by AnnaGoclock

…e tre di questi sono “rivelata”, “relativa” e “evitarla”.

Sono andata a sentire Gianrico Carofiglio al Bookfestival di Caldonazzo.

Carofiglio ha un bel viso magro che sa sorridere, occhi acuti che vi guardano con attenzione e con un garbo d’altri tempi. Lascia intendere  con tutta la sua persona che vi rispetta, ma anche che vi darà torto se avrete torto, quindi la sua è mitezza, non è debolezza.

017

Ama riuscire a strappare una risata e questo gli regala molti applausi.

Parlando di politica – perché è lì che tentativo dopo tentativo vuole portarlo il direttore Faustini – commenta lo stile di comando ma non la sostanza di talune decisioni recenti del nostro governo. Passando per Cuperlo e Bersani rievoca il suo mandato parlamentare – il singolo parlamentare vale “0” -, quando glielo hanno chiesto ha accettato senza dubbi ed incertezze, farebbe le primarie solo quando si deve concorrere ad un’unica poltrona, come per esempio nel caso della scelta del candidato sindaco. In ogni caso per me è difficile non essere d’accordo quando rivaluta la politica come entusiasmo che trasforma il mondo e consacra la capacità di evocazione emotiva come capacità che serve per creare consenso; certo è meglio che il consenso sia creato sull’etica, l’equilibrio e la realtà dei problemi, senza esagerarli e senza sminuirli.

E come non essere d’accordo quando dice che ha un’idea democratica del diritto, nel senso che pensa che si debba parlare chiaro e non complicato e pensa che sia importante chiamare le cose con il loro nome.

Viene evocata Rosa Luxembourg: “Chiamare le cose con il loro nome è un gesto rivoluzionario”.(ma è anche davvero difficile e spesso molto osteggiato penso io…)

Di citazione in citazione riempio il mio blocco di appunti…Kurt Vonnegut…Eliot…John Updick, così scopriamo che sta finendo di leggere la trilogia del coniglio! E che fa buone letture.

I poeti maturi rubano…È tutto accaduto, più o meno. 

Qui stiamo parlando della scrittura e del fatto che ci sono plagi e furti, il furto comporta però che in un modo o nell’altro si renda il merito a chi abbiamo scelto per prendergli in prestito le parole.

Insomma un pezzo altrui nella nostra trama di scritta magari ci sta bene ma dobbiamo dirlo che non è del tutto nostro! Robert Browning,  il titolo del suo nuovo libro, “Il bordo vertiginoso delle cose “ :  la traduzione è sempre difficile, in inglese il verso di Browning suona così “Our interest’s on the dangerous edge of things. The honest thief, the tender murderer, the superstitious atheist.”

Kafka appare a proposito del rapporto con il padre e della verità. Verità e creazione del consenso sembrano proprio importanti per quest’uomo che scrive.

Verità e scrittura, scrittura e finzione: un’onesta finzione, quella dell’amico che si ritrova nel personaggio del libro e lo ringrazia, ma lo scrittore si sorprende perché non se ne era accorto fino a che non glielo ha detto e di quell’altro amico che costruisce un ricordo nel ricordo grazie ad una finzione letteraria.

Ma così i legami si rinsaldano e quest’uomo del sud che si porta dietro tante culture amici, famiglia, senso dello Stato e di Giustizia arriva alla famiglia.

Il rapporto con il fratello, scrittore anche lui, che si alimenta di una competizione onesta ed affettuosa. Il ricordo della città e della strada in cui abitava con la famiglia, quando i ragazzi si dividevano in figli di mammina e non, il ricordo delle botte. L’alternativa tra la fuga dignitosa, intelligente e sempre provvida, e l’adrenalina delle botte: battersi per un‘idea di giustizia, battersi per la verità oggi, ieri menarsi per la via con i ragazzi di strada.

Il padre sconvolto dalla violenza con il quale il figlio risolve le sue cose –ma precisa non mai infierito su nessuno che fosse caduto a terra, dopo che lo avevo fatto cadere – gli dice non ti riconosco più, ma sei figlio nostro? Da dove sei venuto, forse ti abbiamo adottato. Qui il teatro ride compatto, tranne me mamma adottiva, ovviamente, eternamente alle prese con gli stereotipi familiari e l’estraneità del concetto di filiazione adottiva rispetto alla cultura imperante. ..Potrei proporgli di batterci, ma ha detto che ha imparato a non accettare certe sfide.

Questo scrittore mi è piaciuto, sa cosa sono le parole, sa raccontare storie, sa quando le storie entrano troppo nell’intimo e quando l’intimo ed il privato si fanno pubblico, allora raccontare non è solo fare storie ma far politica.

E alla scrittura così nessuno può sottrarsi.

Poi se volete provare con gli anagrammi de “la verità” fatemi sapere se sono davvero 22.

 

Un pomeriggio con Frida Kahlo

In DONNE CHE FANNO COSE, eventi-events, Pittrice, una Storia del Genere-an History of Gender on 13 giugno 2014 at 14:54

 by Marionoclock

Di Frida Kahlo, pittrice nel Messico post-Rivoluzione degli anni Trenta, si è detto e scritto tutto; nel 2002 a Hollywood è stato persino realizzato un film sulla sua vita e tre attrici famose si sono contese la parte, poi andata a Salma Hayek.

Nata ai primi del secolo, Frida Kahlo è divenuta un’icona soprattutto fra le donne, che si identificano nel suo percorso intenso e sofferto eppure pieno di slancio creativo.

Roma celebra questa artista originale e amatissima attraverso una mostra che ha riscosso un tale successo tanto da farne prolungare l’apertura fino ad agosto.

Allestita con cura e sensibilità nelle Scuderie del Quirinale, l’esposizione ci presenta una Frida privata, compagna per lunghi anni del pittore di murales Diego Rivera e amica di molti intellettuali del periodo, e una Frida pubblica, partecipe della vita sociale del suo tempo.

L’allestimento si snoda su due piani: accanto a una rassegna eccezionale di dipinti di Frida Kahlo vi sono anche numerose foto in bianco e nero in cui si può ammirare Frida in tutta la sua bellezza, e due cortometraggi: uno si apprezza particolarmente perché Frida vi compare vibrante nella sua sensibilità di  persona, radiosa accanto a Diego Rivera, al sole, nel giardino della “Casa azzurra”, la sua casa-studio oggi trasformata in un Museo a lei dedicato.

La leggenda Frida non oscura però l’artista: al centro della mostra resta la sua pittura, riconducibile al passato indigeno e alla cultura popolare messicana e in felice rapporto con altri movimenti artistici del suo tempo.

Tra le opere in mostra, organizzate in senso cronologico, ci sono tutti i più famosi autoritratti (“Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio” affermò) fra cui il suggestivo “Autoritratto con vestito di velluto” (1926), dipinto a soli 19 anni: una giovane Frida dal sapore botticelliano accompagna il visitatore e la visitatrice fino all’uscita dalla sala, e ci svolta ancora una volta a guardarla, tanto è intenso il suo sguardo di velluto.

FR5

Altro dipinto eccezionale appare l”Autoritratto con collana di spine” (1940), scelto per la locandina della mostra: una Frida addolorata dai tradimenti del compagno nasconde fra le spine intrecciate attorno al collo una “F” e una “D”, le iniziali del proprio nome e di quelle di Rivera.

FR4

La mostra prosegue con i dipinti “cosmici”: un esempio ne è “L’amoroso abbraccio dell’universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xolotl”, del 1949, la pittrice utilizza ancora una volta i simboli dell’antica mitologia messicana per raccontare il suo rapporto con Diego Rivera: lui è un bambino e Frida la nutrice.

FR 3

Anche le nature morte di Frida Kahlo sono ricche di simboli e metafore della sua vita, che diviene, intorno agli anni Cinquanta, sempre più difficile a causa dei problemi fisici (in mostra vi è anche uno dei famosi busti di gesso da lei indossati e dipinti):

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Gli ultimi quadri mostrano la pennellata di Frida ormai insicura, imprecisa, morbida: lacommozione di fronte al dipinto in cui raffigura se stessa come un girasole che pare avvizzito (“Autoritratto dentro a un girasole”, 1954) ci accompagna all’uscita del percorso (che termina
con uno scritto in versi della stessa Kahlo).

frida 1

Non perdete questa mostra: di fronte all’intensità dell’opera di Frida Kahlo anche il panorama di Roma che si gode dalle finestre delle Scuderie pare rimanere sullo sfondo, rispettosamente in secondo piano.

Lella Costa, Alice «sbagliata»

In COME SALVARSI LA VITA, letteratura-literature, una Storia del Genere-an History of Gender on 10 giugno 2014 at 14:56

alice_in_wonderland_45

 

elenakalis_004

Le dici magra, si sente grassa
Son tutte bionde, lei è corvina
Vanno le brune, diventa albina
Troppo educata, piaccion volgari
Troppo scosciata per le comari
Sei troppo colta preparata
Intelligente, qualificata
Il maschio è fragile, non lo umiliare
Se sei più brava non lo ostentare
Sei solo bella ma non sai far niente
Guarda che oggi l’uomo è esigente
L’aspetto fisico più non gli basta
Cita Alberoni e butta la pasta
Troppi labbroni non vanno più
Troppo quel seno, buttalo giù

 

ElenaKalisWaterland1

Bianca la pelle, che sia di luna
Se non ti abbronzi, non sei nessuna
L’estate prossima con il cotone
Tornan di moda i fianchi a pallone
Ma per l’inverno la moda detta
Ci voglion forme da scolaretta
Piedi piccini, occhi cangianti
Seni minuscoli, anzi giganti
Alice assaggia, pilucca, tracanna
Prima è due metri, poi è una spanna
Alice pensa, poi si arrabatta
Niente da fare, è sempre inadatta
Alice morde, rosicchia, divora
Ma non si arrende, ci prova ancora
Alice piange, trangugia, digiuna
E’ tutte noi, è se stessa, è nessuna.”

— Lella Costa, Prefazione ad Alice nel Paese delle Meraviglie

lella-costa



 

GIUGNO

In COME SALVARSI LA VITA, letteratura-literature, una Storia del Genere-an History of Gender on 7 giugno 2014 at 08:29

bimbe 1958

 

Vederla è un Quadro -
Ascoltarla è una canzone -
Conoscerla un eccesso
Innocente come Giugno -
Non conoscerla una pena -
Averla per Amica
Un calore tanto vicino come se il Sole
Ti splendesse in mano.

To see her is a Picture -
To hear her is a Tune -
To know her an Intemperance
As innocent as June -
To know her not – Affliction -
To own her for a Friend
A warmth as near as if the Sun
Were shining in your Hand.

Emily Dickinson

Maya Angelou, Still I Rise

In DONNE CHE FANNO COSE, letteratura-literature, una Storia del Genere-an History of Gender on 3 giugno 2014 at 06:47

Maya Angelou  (St. Louis, 4 aprile 1928 – Winston-Salem, 28 maggio 2014)

http://mayaangelou.com/

maya-angelou

Ancora mi solleverò

Tu puoi scrivere di me nella storia,
con le tue bugie amare e contorte.
Puoi calpestarmi nel fango
ma io, come la polvere, mi sollevero’.

La mia impertinenza ti irrita?
Perche’ sei così cupo?
Perche’ io cammino come se avessi pozzi di petrolio
che sgorgano nel mio salotto.

Proprio come le lune e come i soli,
con la certezza delle maree,
proprio come speranze liberate,
di nuovo io mi sollevero’.

Volevi vedermi spezzata?
Con la testa china e gli occhi bassi?
Le spalle cadenti come lacrime.
Indebolita dalle grida dell’anima.

La mia superbia ti offende?
Non prenderla a male.
Perche’ io rido come se avessi miniere d’oro
Nel mio cortile.

Puoi spararmi con le parole.
Puoi ferirmi con gli occhi.
Puoi uccidermi con l’ odio,
ma io, come l’aria, mi solleverò.

La mia sensualità ti disturba?
E’ una sorpresa
ch’io danzi come se avessi diamanti
all’incrocio delle cosce?

Fuori dalle capanne dell’ignominia della storia,
mi sollevo.
In alto, da un passato radicato nel dolore,
mi sollevo.
Sono un oceano nero, immenso nel balzo,
scrosciando e ingrossando, do’ frutti nella marea.
Lasciando alle spalle notti di terrore e angoscia,
mi sollevo.
In un’alba meravigliosamente chiara,
mi sollevo.
Portando i doni che i miei antenati mi diedero,
Io sono il sogno e la speranza dello schiavo.

Mi sollevo.
Mi sollevo.
Mi sollevo.

Maya Ang
Still I Rise

You may write me down in history
With your bitter, twisted lies,
You may trod me in the very dirt
But still, like dust, I’ll rise.

Does my sassiness upset you?
Why are you beset with gloom?
‘Cause I walk like I’ve got oil wells
Pumping in my living room.

Just like moons and like suns,
With the certainty of tides,
Just like hopes springing high,
Still I’ll rise.

Did you want to see me broken?
Bowed head and lowered eyes?
Shoulders falling down like teardrops.
Weakened by my soulful cries.

Does my haughtiness offend you?
Don’t you take it awful hard
‘Cause I laugh like I’ve got gold mines
Diggin’ in my own back yard.

You may shoot me with your words,
You may cut me with your eyes,
You may kill me with your hatefulness,
But still, like air, I’ll rise.

Does my sexiness upset you?
Does it come as a surprise
That I dance like I’ve got diamonds
At the meeting of my thighs?

Out of the huts of history’s shame
I rise
Up from a past that’s rooted in pain
I rise
I’m a black ocean, leaping and wide,
Welling and swelling I bear in the tide.
Leaving behind nights of terror and fear
I rise
Into a daybreak that’s wondrously clear
I rise
Bringing the gifts that my ancestors gave,
I am the dream and the hope of the slave.
I rise
I rise
I rise.

Alice delle Meraviglie

In CINEMA, COME SALVARSI LA VITA, DONNE CHE FANNO COSE, una Storia del Genere-an History of Gender on 30 maggio 2014 at 06:22

by Shewolfoclock

ror1

‘Le Meraviglie’ di Alice Rohrwacher, acclamato film, premiato a Cannes con il Gran Prix della Giuria, ma anche controverso, come nelle migliori tradizioni che caratterizzano la dicotomia pubblico-critica.
Molti gli spunti di discussione da cineforum, ma appunto, di discussione.

Manca la parte della piacevolezza, della scorrevolezza, dell’immaginario e della magia che, personalmente, vado cercando nel buio della sala cinematografica.
La pellicola si avvia lenta e così procede in questo elogio di un mondo altro, che un visionario idealista, padre e marito padrone, Wolfgang, ha trovato nella campagna isolata dell’Italia di mezzo.

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Il mito dell’Arcadia e della vita rurale, caratterizzati da un’economia di sussistenza, dall’insofferenza alle minime regole tipiche di una società organizzata, il tentativo di ritorno alla natura con i suoi ritmi e con le sue difficoltà, ossessivamente ricercati dal capofamiglia, si scontrano con le pulsioni e i desideri di una giovinetta in trasformazione, Gelsomina, figlia maggiore di Wolfgang e con la lucida aderenza alla realtà della moglie/compagna Angelica.

Diversi i temi protagonisti di questo film: la natura, il sogno, le api, l’adolescenza, la comunicazione, il rapporto di coppia ecc.

Unica la sensazione in me dominante per tutta la visione: l’angoscia, data dalla prevaricazione esercitata da un uomo sulla sua compagna e sulle sue figlie, data dall’inserimento di personaggi faticosi, sia nel loro eloquio (Cocò), che nel loro silenzio (Martin), che nella loro improponibile (volutamente?) recitazione (Milly Catena, fata delle Meraviglie de noantri), data da un ritmo che, ahimè, temo non mi sia più proprio.

Il film non è per nulla stupido, ma ripropone nella tecnica e negli intenti il genere del reportage, in cui, di consuetudine, non riponiamo né il desiderio di evasione, né quello di piacevolezza, forse solo un po’ di meraviglia…ma solo un po’!

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Redattore editoriale, bibliotecaria, web editor copywriter. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà.

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Blog tematico dedicato all’arte contemporanea

____________Mille Nuovi Orizzonti__________

Nasce dall'esigenza di dare qualche informazione utile sui mezzi di trasporto, ristoranti, guesthouse, luoghi e orari dei viaggi fatti.......lasciando la poesia alla fotografia

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