Mamma e papà ti fottono.

Jaroslav A

Mamma e papà ti fottono: dure le parole di Philip Larkin che ci ha fatto conoscere AnnaG. Ma continuo a ripensarci, non per amplificare i miei sensi di colpa, davvero non serve, bruciano già troppe energie, ma perchè penso che invece occorrerebbe cercare di essere più lucidi. Solo con un po’ più di lucidità possiamo evitare di passare, attraverso quel poderoso cordone ombelicale che ci lega ai nostri figli, tutto, ma proprio tutto, il male che ci rode. E filtrarne un granellino almeno, riuscire a scartarlo prima che loro lo facciano proprio.  Ma forse questo, ancora una volta, è un mio pensiero di “energia sprecata”, tanto è l’abisso tra i nostri buoni propositi e la realtà della vita con i nostri figli. Quanto è inconsapevole il nostro passare cose storte, molto storte? Non c’è nulla, nulla da fare.

Jaroslav B

Ma dai basta piangerti addosso. La vita è un fatto creativo. Ma vorresti davvero tu avere un padre perfetto se fossi bambino? Io preferirei il mio che arriva in ritardo, si addormenta sull’erba, gioca come un bambino, ama la musica e regolarmente si incasina. La vita è un fatto creativo, costruito su mille piani, la meraviglia, la stessa conoscenza, la bellezza si giocano sempre dentro queste increspature. Ama. E corri. E non pensare.

9 commenti

  1. Cara Franca, mamma e papà ti fottono, a volte. Papà deliberatamente, mamma inconsapevolmente-che può fare anche più male. A tutte e due.

    Faith, come avrei voluto un padre, anche assente, ma padre.

    Troppo spesso tocca ai figli accettare e perdonare molto più che ai genitori.

    Io spero di farmi perdonare dai miei figli tutte le imperfezioni, tutte le cose a cui ogni giorno, grandi e piccole, non riesco malgrado gli sofrzi a sopperire.

    E questa è la mia storia.

  2. Come ti invidio, Cara amica, sinceramente, umilmente. Io non ho madre e non ho padre al tuo confronto. Nessuno a cui pensare con tenerezza. Qualcuno da assolvere, se tocca me farlo, qualcuno da imparare ad accettare ancora e smettere di dare a me la colpa del male che ancora sente il bisogno di fare. Diventare madre di me stessa sembrava un assurdo ma e’ una strada di salvezza. Poi con la vita dei figli, un immaginario triste e’ divenuto atroce: i padri stuprano seviziano, al meno peggio abbandonano. Le madri non sono da meno: ignorano, usano, fanno promesse che non possono mantenere, delegano ai bambini responsabilità che non spettano loro. Ma so che si puo’ smettere. io smetto tutti i giorni, anche se qualche volta ho paura di non farcela.
    Ma tu sei stata una buona figlia e sei una buona madre, forse questa non e’ la tua storia, ma e’ una storia e tutte le storie si devono raccontare.

  3. Il mio Papà ideale… un po’ ritardatario, sognatore sull’erba ascoltando musica, un Papà sognatore che mi insegna a chiacchierare di filosofia sotto alle stelle nelle serate estive, cullata dal profumo della terra che tira un respiro profumato dopo l’afa, un Papà che cerca di non passarmi il suo veleno o che grazie ad un tumore, rimedia a tutto il veleno che mi ha passato, facendomi sentire improvvisamente perfetta e libera… il Papà vero, inaspettatamente perfetto, proprio al suo commiato, quasi più vicino ora che quando si preoccupava solo del suo lavoro… che immensa fortuna! Grazie Babbo!
    Ma perchè gli uomini danno il meglio di se stessi come padri ed il peggio come compagni? Cosa diavolo scatta?

  4. No, no, e ancora no, mamma e papà non ti fottono, è un’alibi troppo comodo e terribile dare le colpe di ciò che si è ai propri genitori.

    Io sono figlia, ma delle mie scelte quotidiane, pensate, costruite a volte avversate dai genitori, a volte sostenute ma fatte sempre e comunque da me. Se sono forte è merito mio e se sono debole e inconcludente è colpa mia.
    Figli e genitori sono persone distinte e indipendenti,quasi dall’inizio ma, indubbiamente, in età adulta. Chi sente il bisogno di scappare lontano dai propri genitori e non di andare lontano per una sua scelta di vita, abdica ad una parte di responsabilità, delega una parte delle sue scelte, vive un po’ di meno, ma comunque sceglie e sceglie di nascondersi dietro un fragile paravento.

    Io sono madre, ma le mie figlie scelgono ogni giorno chi vogliono essere e sono responsabili di ciò che fanno, successi ed insuccessi.

    Io semplicemente sono, con tutti i miei difetti e i miei pregi, ma non faccio nulla di più. Non posso pianificare, guardare con distacco e decidere di essere diversa con le mie figlie, non funziona così e sono certa che quando sarà il momento, ricorderanno con tenerezza soprattutto le mie debolezze e tante imperfezioni che sono le cose che più mi mancano dei miei genitori.

    • Cara Franca, sei chi dico io vero? Io invece sono convinto che sia vero e che la “catena dei pesi inutili” di cui parla Annaggì esista eccome. E voglio davvero che in qualche modo i miei figli “mi perdano”. E’ necessario per diventare “io”.
      Capisco quello che dici, però, e sono pure convinto che sia perfettamente corrispondente al vero, vedendoti con le tue ragazze, quello che tu racconti della tua esperienza di madre.

      Alla fine penso però che tutti e due i punti di vista siano in qualche modo astratti e a loro modo provocatori. Tutti noi amiamo che i nostri figli possano avere i nostri pregi, e odiamo che possano avere, non le nostre imperfezioni, quelle ci danno corpo umano, ma i nostri terribili difetti.

      O no?

  5. Già è vero, te lo senti dentro eppure li ami, quando li capisci cerchi di perdonarli, o magari solo di perderli. Ma loro quelli che ti fottono, sono quelli che non ce l’hanno fatta ad interrompere la catena dei pesi inutili, e a dare amore solo perché sì.
    Mai pensato che non si potesse smettere, che la catena non si possa rompere. Mai pensato che ai figli faccia bene non sapere chi siamo veramente. Tanto lo sanno. E se non lo sappiamo poi sono loro che vengono a dircelo. Magari con una poesia così.

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