Immaginario Collettivo #1

Ho letto. Marikey. Ma alla fine più ci penso, più penso questa cosa. E la dico. Anche se penso, so, che incasserò il vostro dissenso limpido, compatto, vigoroso, sferzante.

Io trovo che la vera battaglia debba essere quella dei meriti.

Non si può combattere contro gli immaginari collettivi. E se ci si batte si perde. Ma soprattutto gli immaginari collettivi non sono una sovrastruttura imposta dalla storia alla nostra vita pura, ma sono generati dalla stessa storia dell’uomo, quella nella quale viviamo, amiamo, desideriamo.

L’immagine della casalinga sexy, totalmente irreale, superfiga perfetta, eppure affacendata in questioni domestiche, che non scompigliano la sua capigliatura, non insidiano la sua aria svampita di femmina pronta per il suo uomo, può suscitare contrarietà, è anche ridicola. Ma rovista nei nostri piaceri. Parlo da uomo, ovviamente.

E le donne a loro volta spesso desiderano rovistare nel concetto stereotipato di piacere e di femmina che ha il loro uomo, e hanno voglia di giocarci. Nulla di male secondo me.

Come uomo trovo assolutamente comprensibile, fin ovvio, che la maggior parte delle donne preferiscano a me, senza pensarci un secondo, uno dei modelli di dolce e gabbana a loro volta non privi di attrattiva per me stesso. E i loro addomi scolpiti, addirittura lucidi a volte, saranno uno stereotipo, ma sono uno stereotipo di una concretezza carnale assolutamente ammirevole. Voglio dire tutti questi schemi appartengono alla nostra vita e non possono essere cancellati. Dobbiamo farci i conti. Non preoccupiamoci dell’immagine di una donna in reggicalze e tacchi a spillo, non preoccupiamoci di chi la banalizza o la usa, ma pensiamo con felicità ad una donna che, riconosciuta sul lavoro e a casa e tra gli amici per quello che è, anche per la sua bruciante intelligenza, o la sua simpatia fluida, o la sua inarrivabile sensibilità per le sfumature, sappia giocarci con i tacchi a spillo o decida di non farlo, ma senza preoccuparsi delle altre, degli altri.

Un bacio a voi tutte.

Jaroslav

2 commenti

  1. Ho letto Marikey e Jaroslav.Diciamo che, anche se io sono nota per lasciarmi incastrare dall’atmosfera estetica che emana un uomo (francamente, non so ancora bene cosa farmene della sua testa, se non usarla come pendente, ma questa è un’altra storia…), trovo i maschioni della maggior parte delle pubblicità abbastanza deludenti: è vero che mi riferisco in particolare alle pubblicità dei profumi, sia maschili che femminili che sono semplicemente ineffabili (vogliamo parlare della pubblicità del profumo Candy, ad esempio?). A differenza di Marikey io mi definisco “femminista” e “persona affetta da materialismo storico”, quindi ritengo che, in realtà, al centro di tutta una serie osservazioni, c’è il corpo: il corpo maschile, il corpo femminile, il corpo transgender ecc…Quindi, alla fine, stiamo parlando di “corpi”, più che di “corpo”; solo che l’immaginario mainstream è costruito su uno stereotipico specifico, e di corpo-maschio e di corpo-femmina, non prendendo minimamente in considerazione tutti gli altri corpi che sfuggono a questo incasellamento. Se l’idea di corpo propagata è mainstream, lo sarà anche la sessualità e l’idea di seduzione. E se un uomo venisse sedotto da una “drag king”? idea comunque non originalissima ma, in un tipo di cultura come quella italiana, ancora piuttosto machista, questa idea di sicuro è estremamente provocatoria.

  2. dissento fortemente sulle attrattive dei fighi di dolce e gabbana!! condivido il piacere del giocare con modelli e stereotipi, e anche la necessità di evidenziarli per quello che sono. Purtroppo mi accorgo che l’immaginario erotico mainstream è povero di alternative e i (i? le?) pubblicitari non si sforzano molto.

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