Caffè delle Donne: ecco come è andata

di AnnaGo’clock

Ci siamo prese qualche giorno per decidere.

E poi abbiamo deciso. D’ora in poi sul blog apparirà il resoconto del Caffè, e se abbiamo dimenticato qualcosa, vuol dire che lo aggiungerete voi con i commenti.

C’era il sole, sono arrivate nuove amiche e i pensieri hanno circolato in libertà.

Il tema, lo ricordo, Ho male all’altro….

Abbiamo letto dei brani dal libro di Assia Djebar. Abbiamo citato Hanna Arendt, (Vita Attiva) e Adriana Cavarero.

Poi tramite Sik0’clock è arrivato la citazione dal libro La vita quotidiana come rappresentazione di  Erving Goffman.

Abbiamo guardato la città con occhi diversi: ci sono delle corti nei palazzi antichi delle quali non conoscevamo l’esistenza. Abbiamo scoperto che l’altro siamo noi – beh caro Rambaud,  sì Arthur dico a te, potevi esserci, perché non sei venuto?

Siamo tornate alle adolescenze – ognun* ha avuto la sua e forse l’unico punto in comune è la fascia di età nella quale ci è capitata quest’avventura – con Nina Bouraoui ed il suo Garcon Manque.

Ed ecco le tracce che che ci aiuteranno a ricordare il senso di questo pomeriggio.

Luna ci ha salutat* regalandoci con un sorriso tra l’imbarazzato e lo sfrontato quello che vuole sia il nickname, e poi ci ha detto di essersi accorta di aver parlato dell’altro che duole ancore a lei: il diverso nel conflitto domestico – io aggiungerei nella gerarchia domestica -, in particolare nelle famiglie di una volta.

Silko’clock, fulminante come al solito: quando eravamo d’accordo, parlavamo di due cose diverse.

Pio’clock: la relazione con gli altri è sempre anche con se stessi

Danielao’clock: l’altro è un viaggio di conoscenza, incontro e racconto;  si racconta a volte poco di sè,  ci si filtra, mentre spesso i gesti ed i comportamenti dell’altr* ci raccontano di lui. E a volte ci somiglia, anche se non lo sa. E noi lo dimentichiamo.

Francao’clock: io straniera all’estero, l’altra ero io. Spesso le altre comunità di stranieri facevano delle difficoltà linguistiche il motivo per non aprirsi né verso la civiltà ospitante né verso gli altri stranieri ospiti. Così le donne erano quelle più segregate ed ogni comunità si poteva esercitare sul loro comportamento un forte controllo sociale, che arrivava fino alla libertà/non libertà di movimento sovrastimando intenzionalmente da parte degli uomini le difficoltà linguistiche e di spostamento in una grande città straniera.

Nell scambio di battute è venuto fuori un concetto diciamo “non richiesto” – ma questo è uno degli aspetti fantastici del Caffè – abbiamo parlato di sorellanza. Ci siamo dette che forse esiste, forse la sentiamo, ma bisognerebbe capirla meglio e sicuramente sostenerla. Magari in uno dei prossimi appuntamenti val la pena di provarci….

Daniela M. ci scriverà due righe nei commenti ed io mi riprometto di farlo.

Ed anche io mi riprometto di farlo, più avanti.

Ed ora l’ultimo ospite.