dimmammanonceneunasola#5

Proposta per  chi ha voglia di leggere la ricerca

e forse anche il senso (?)  della maternità

da un altro punto di vista.

Magari poi fateci sapere cosa ne pensate.

Ero nel mezzo della mia seconda Icsi, quando davanti a un caffè un amico mi chiese: “Perché non scrivi un racconto?”. Il 2009 stava finendo. Alle spalle avevo due aborti naturali riusciti, una fecondazione artificiale fallita e un’altra nella fase del “questa volta ce la farò”.
In quel momento nacque la protagonista del mio libro: una donna che ha quasi tutto – un compagno in gamba, un lavoro stimolante all’università, pure un certo fascino – ma non un figlio. Carla, l’ho chiamata così, le prova tutte: dai rapporti mirati nei giorni fertili all’agopuntura, dallo yoga a percorsi alternativi e strampalati che però con qualcuna hanno funzionato. Ma il figlio non arriva. Per una come lei, abituata a centrare l’obiettivo, il senso di fallimento brucia senza consumarsi. Certa che la scienza saprà ripagarla di quello che la natura non è disposta a concederle, si rivolge alle tecniche mediche. Invece non ha fatto i conti con il tempo, che è passato in fretta, senza che lei quasi se ne accorgesse. I dottori le sbattono in faccia che non esistono lifting alle ovaie e che la donna è programmata ancora oggi per raggiungere il picco della fertilità tra i quattordici e i vent’anni. Poi inizia il declino. Lento, inesorabile.

“Nei reparti di Procreazione medicalmente assistita la vecchiaia arriva improvvisa come un gancio che ti stende al tappeto. Qui non ci sono sconti. Che possiamo procreare fino a età avanzata è una balla, un business per spillare soldi a nullipare attempate e infelici. Ho trentanove anni e due mesi. Ogni volta che entro da questa porta me lo ricordo. E mi sento spacciata.”
….

….

“Per noi fivettare le mestruazioni sono le ≪rosse≫ o le ≪malefiche≫ o le ≪maledette≫, i ginecologi semplicemente i ≪gine≫, i rapporti mirati i ≪compitini≫ o le ≪maratonate≫, dopo il transfer degli embrioni ≪facciamo la cova≫ e al decimo giorno post ovulazione cominciamo a ≪sticcare≫, non si rimane incinta ma ≪si becca la cicogna≫, detta anche, con un po’ di disprezzo per le sue latitanze, la ≪pennuta≫, però quando la becchiamo diventiamo carne della sua carne e ≪ci incicogniamo≫.

E giù sigle: pma, icsi, fivet, iui, po, pm, pgd, ivf, geu. Sembriamo studentesse delle medie che parlano in codice per estromettere gli adulti da faccende che non capirebbero. Ogni giorno sui forum di donne che cercano un figlio m’impantano in chat invase, come i diari dell’adolescenza, di sfoghi, di confidenze brutali, di soccorso reciproco, di ≪ragazze, vi voglio bene≫, di ≪brancolo nel buio ma grazie al vostro aiuto procedo≫, di ≪ora sono triste e vuota ma per fortuna ci siete voi≫, alla faccia di tutti i dottorini senza cuore che erigono dighe per fronteggiare i nostri assilli di femmine che non riescono a procreare.”

One comment

  1. cara Eleonora,
    anche tu scrivi per condividere un vissuto, una condizione.. quando scrivere diventa terapeutico e conciliante con noi stesse.
    L’ho fatto anch’io dopo un aborto naturale e un parto prematuro.. la mia storia è tutta racchiusa nel libro che porta il nome di mia figlia ANJES che ora ha quattro anni. Potrei dirti che ti capisco, ma in fondo in fondo, posso solo dirti che ti sono tanto vicina!

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