Signorina Novecento

Quando la ricordo io, eravamo a Firenze, la signorina Beni aveva già passato i sessant’anni. Si chiamava Tosca, Tosca Beni. Noi l’abbiamo sempre chiamata la signorina Beni, ma non aveva nulla della signorina.

Era una vicina di casa molto propensa a svolgere bene questo ruolo. Di solito ci faceva visita poco prima dell’ora di cena, gettando nello scompiglio mia madre, a volte portando qualche piatto preparato da lei. Senta qua maestro – diceva a mio padre- le ho portato la ribollita, o la zuppa di cavolo nero, sapendo che lui ne era ghiotto.
Abitava sotto di noi e a noi bambini regalava la corda per saltare o la palla da giocare, i rumori della casa le facevano, diceva, compagnia. In vecchiaia era piuttosto sorda, accendeva due radio in stanze diverse, a tutto volume.

Allevava cani, gatti. Prima un gattone chiamato Romeo, poi un cane da caccia chiamato Tell, nome che suggerimmo noi bambini, ma lei mitigava l’impeto eroico chiamandolo, con terribile vezzeggiativo alla fiorentina, Tellino. Poi una cagnetta che le sopravvisse.
Si era anche scelta il posto al camposanto, la signorina Beni. A Soffiano, più piccolo e defilato, non le piaceva quello di Trespiano, probabilmente lo considerava troppo popolano.
Era moderna, girava il mondo. Era stata in Russia e tornò contenta di poterne parlar male, lei liberale e che però ricorreva ai sindacati rossi quando si trattava di difendere la propria pensione. Faceva le ferie all’Isola d’Elba, prendeva il the a Piazzale Michelangelo, trascinandoci talvolta in taxi mia madre.

Ogni tanto ci passava i suoi abiti piuttosto anni cinquanta, le sue collane anni trenta, credo di avere ancora qualcosa di suo. Gli abiti erano indistruttibili, cuciti benissimo, da non so quale rinomata sarta .Sceglieva il meglio, la signorina Beni.

Le sue amiche avevano i nomi toscani di inizio novecento: Elvira, Ersilia, addirittura Azeglia. Facevano o avevan fatto la dama di compagnia di qualche marchesa; lei era stata invece impiegata alle poste, qualcosa di più emancipato.
Si sapeva che aveva avuto un amante medico, di cui per qualche verso andava fiera, ma di cui parlava poco, non per pudore, ma perché non aveva poi molto posto nella sua vita, così libera.

5 commenti

  1. Ho letto soltanto oggi “Signorina Novecento” e ne sono rimasto incantato, anche perchè ho ritrovato nella protagonista del racconto i tratti di alcune donne conosciute ed amate nella mia (ormai lontana) infanzia; persino di una mia Zia che -ricordo- profumava sempre di bergamotto, un’ essenza allora molto alla moda. E di bergamotto, per me, questo bel racconto profuma!

  2. Questa signorina Beni, sembra uscire dalle pagine di un romanzo, me la vedo passeggiare per le vie di Firenze tutta agghindata , soffermarsi nelle vetrine per dare uno sguardo ed aggiustarsi il cappellino…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...