Il nuovo mondo di Galatea

Questo è un post incazzatissimo, che dedico al geniale pubblicitario che ha partorito la nuova campagna per la moda bimbo di Gucci, e all’altrettanto geniale dirigente della azienda che l’ha approvata.

Leggo dalla mail che viene riportata sul sito di un amico che il messaggio promozionale inviato per convincere le madri a comprare al pargolo un qualche costosissimo completino di Gucci è intitolata: “Il preferito della maestra”. Si lascia intendere, quindi, che il pargolo suddetto, solo in quanto rivestito con un qualsiasi coso firmato Gucci invece che con un vestito qualsiasi, è di per sé destinato a diventare il “preferito” ed il cocco dell’insegnante.

Allora, caro il mio pubblicitario, vorrei spiegarti un paio di cose che ti sfuggono e che rendono la tua campagna non solo irritante, ma soprattutto diseducativa nei confronti degli alunni ed offensiva per le famiglie e per chi il ruolo di maestra e di…

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One comment

  1. Credo che il punto non sia tanto che la pubblicità voglia continuare a manipolarci usando gli stereotipi e i pregiudizi, ma anche le paure ed i timori, che sa trovare in noi ed abilmente risvegliare.
    Il punto è che tutti noi che abbiamo figl* a scuola abbiamo timore che nost* figli* sia discriminat* .
    E magari anche solo per come l* vestiamo. La mia piccola secondo l’insegnante indossa troppi braccialetti. Ora un po’ è vero: mia figlia – all’opposto di me – ama i ninnoli, orecchini, collane, sciarpe, ciondoli e si sente rassicurata dall’averne tanti, e poi si sente chic…. A casa con tanti braccialetti scrive senza intoppi, ma a scuola non li indossa. Il giudizio negativo nella richiesta della maestra di togliere tutta quella roba si è sentito: un giudizio di frivolezza ed immaturità per la bambina. Un giudizio su noi genitori e su come la educhiamo. Io non sono insegnante e non giudico l’insegnante, mi sono limitata a seguire le indicazioni ricevute sull’abbigliamento in aula.
    Francamente sono invece favorevole al grembiule: a scuola i* bambin* lavorano con le mani e dipingono, colorano e si sporcano, usano le penne stilografiche e si macchiano. Alla mensa anche involontariamente si possono insudiciare. In cortile durante la ricreazione si siedono per terra o si inginocchiano, insomma sono bambin*! Non so quante lavatrici fate voi a settimana, io ne faccio quasi un al giorno con tre figlie….Questo mi pare un argomento molto concreto a supporto dell’uso del grembiule. Perchè dobbiamo vergognarci di dire che è così?
    E comunque riflettevo: perchè di fronte allo studio non dovebbero/ non dovremmo essere tutti uguali? Perchè non ci ricordiamo che a scuola si dovrebbero realizzare quei principi di pari opportunità per tutt* che partono proprio dalla rimozione degli ostacoli nell’accesso allo studio? Anche indossando lo stesso grembiule bambini e bambine sarebbero – come sono – tutt* divers*. Se faccio ginnastica mi metto la tuta da ginnastica…..E comunque quando vanno in gita spesso per non perderseli gl* insegnant* chiedono una felpa rossa o blu per tutt* così si capisce che fanno parte di un gruppo.
    Che male c’è a far parte di un gruppo?
    Mutatis mutandis: io da lontano faccio fatica a riconoscere la mia figlia sedicenne dalle sue amiche: stesso taglio di capelli, stessi colori dei vestiti, stessi vestiti, scarpe, borse accessori… Perchè esiste questo input fortissimo della moda a lasciare che le adolescenti siano libere di annullarsi, grazie alla libertà di scegliere vesti uguali?
    Tornando alla scuola elementare: io credo che bisognerebbe dare agl* insegnant* la possibilità di ammettere che si può provare maggiore o minore simpatia per un* bambin* piuttosto che un* altr*. Si tratta di una cosa assolutamente umana che di fatto avviene, (magari anche senza che se ne accorgano e noi genitori non possiamo farci nulla), ma quello che è importante è essere in grado di fare il proprio lavoro al meglio e nell’interesse del bambin*, senza lasciarsi influenzare da simpatie ed antipatie.
    Oppure se non ci si riesce, allora bisogna essere capaci di chiedere aiuto mettendosi in discussione, come utile e necessario in ogni professione, soprattutto quelle di relazione con altre persone, grandi o piccole. Un aspetto fondamentale troppo spesso disconosciuto, quello della professione di relazione, che ci porta a valutare – su che basi poi – la preparazione della classe insegnante, ma a dimenticare che si tratta di persone che con l’insegnamento entrano in una relazione particolare con i nostr* figli*. Ed è nella relazione che passano la maggior parte dei messaggi positivi e negativi che quest* riceveranno. E’ solo dall’Università che si studia completamente da sol*, prima ci sono persone che ti accompagnano.

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