Lapsus

by Chiaraoclock (Chiara Lombardo)

Ecco, è successo di nuovo. L’ha chiamata mamma.

Come quando, inavvertitamente, si scambia una parola con l’altra. Solo che mamma non è una semplice parola e non si può sbagliarla.

Mamma non è una parola semplice.

Era tutto più facile quando l’avevo dentro ed era soltanto mio…

Forse è stata distrazione, leggerezza di bimbo da trascurare. Non devo prendermela, e poi meglio di lei non avrei potuto trovare: dolce, disponibile, morbida. Con quel sorriso che lo avvolge. Lo stesso che mi accoglie dopo il lavoro, o al rientro dei miei viaggi, e che mi dice di andare tranquilla quando ha la febbre e non vorrei più lasciarlo.

“Vada, cara, qui ci penso io”.

I primi tempi questa frase ha placato i miei sensi di colpa. Il suo sorriso di commiato era come la giustificazione della mamma quando non riuscivo a finire i compiti per il giorno dopo. Assolta.

Finché è successo: da dietro la porta ho sentito che l’ha chiamata mamma e lei non l’ha corretto…(magari non l’ha neanche sentito…o magari chiamava me e non lei)…

Da quel giorno però non sono più riuscita a darmi pace, pensando in ogni momento che avrei dovuto essere lì io, a farmi chiamare mamma.

Lei è più brava di me con lui. E lui è più bravo con lei che con me.

Ci sono delle sere in cui non vorrei neanche rientrare per non rivedere quel sorriso che lo ha messo a letto, quel sorriso che pensa sempre a tutto e a tutti.

…Ma ora non sono più obiettiva…

Sulla bilancia ci sono troppe persone. Pesano. Come può un bimbo che cammina appena, da una parte, pesare più di centinaia di famiglie, dall’altra?

Eppure, da oggi, sento che è così.

8 commenti

  1. Alla scuola elementare, ricordo, chiamavamo la maestra mamma..perchè la mamma ed il suo nome sono totalizzanti per un bambino, ma certamente non confondevamo i due ruoli, La più brava ‘sostituta’ del mondo non ce la farà così facilmente :-))

  2. Le preoccupazioni della Mamma del tuo racconto, Chiara, hanno ridestato in me i crucci e i rimorsi che sentivo, come padre troppo impegnato nel lavoro. E sui piatti della mia bilancia, purtroppo, pesavano soprattutto le ambizioni personali!

  3. Il racconto mi è piaciuto molto perché, anziché parlare (come si fa troppo spesso) della gelosia dei figli, si occupa della sempre possibile gelosia di una mamma.

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