Prevalentemente quello

Ho letto recentemente diversi articoli scritti da donne in cui si rivendica il diritto di non essere madre. Un diritto che, a mio parere, va rivendicato nei confronti della società, degli uomini con cui si sta ed eventualmente dei propri genitori.
Solo che frequentemente è come se questo diritto venga rivendicato nei confronti delle donne che sono madri.
E questo mi genera un bel po’ di confusione.
Mi capita spesso di sentire che le mamme sono talmente indaffarate che sembra solo loro abbiano delle esigenze: sono sempre in ritardo a causa dei figli, si lamentano sempre di non arrivare a fare tutto, sono sempre stanche.
Recentemente ho chiesto via sms ad un’amica se poteva darmi due ore nella mattina della settimana successiva per un’emergenza figlie.
Mi ha risposto verso la metà della settimana dopo, quella della crisi, spiegandomi che era rientrata dalle ferie dopo il previsto, che doveva fare la marmellata sennò la frutta che le aveva regalato la madre andava a male e se ci potevamo vedere il sabato per l’aperitivo, verso l’una.
Un’altra mi ha detto in più di un’occasione che sarebbe stata disponibile a farmi da baby sitter se volevo uscire la sera, ma mi sono resa conto nel giro di poco tempo che lei non riesce a rispondermi ad una mail in tempi umani e usa interminabili quanto inutili minuti a scusarsi per i suoi numerosi impegni… mi è proprio passata la voglia di chiamarla. In generale.
Forse è vero che noi mamme un poco ci arrabbiamo quando una donna che non ha figli osa dire che non ha abbastanza tempo.
Però, a me viene da dire: e io allora?
Mi sgomenta capire che non siamo noi a lamentarci con con le altre, ma loro. Noi informiamo tutti della situazione e magari cerchiamo di far capire al marito concetti basici della vita di coppia, che nonostante la paternità matura ancora tardano a cogliere.
Oppure cerchiamo la spalla di nostra madre, che c’è passata, e se riesce solo ad ascoltare senza richiamare la invitabile condizione di sacrificio e sofferenza cui le donne sono esposte da secoli, magari ci aiuta.
Se io dico che certe cose non posso farle a causa dei figli mi guardano storto: che cosa vorresti dire esattamente? Che i figli sono un limite, ecco, sarei disonesta se non lo ammettessi; ad esempio non ho più domeniche né sabati per me da quando ci sono i compiti.
Che tornerei indietro se potessi? Mai e poi mai.
Le mie figlie sono persone con dei caratteri terribili, forti, a volte scriteriate a volte immensamente sagge, ma sono delle persone. Nel momento in cui riesco a smettere di vederle piccole bambole con cui giocare a fare la mamma perfetta, vedo che sto crescendo insieme a loro, che il cambiamento non è averle prese con me, è viverci la mia vita con loro.
Tutta, anche quella che prima tenevo solo per me e non condividevo nemmeno con mio marito.
Insomma non fare figli, non volerli proprio, non è un reato, non è moralmente ingiusto, non è nulla. O forse è una libertà. Come quella di averne. Che sicuramente però è anche una scelta di vita condivisa.
Ma pensare di essere infelici, da un lato perché non si ha il coraggio di fare quella scelta e non si riesce a starsene in pace con se stesse; dall’altro, perché ci sono queste mamme straripanti che occupano la scena della femminilità, beh questo non mi trova d’accordo.
Al di là della mistica della maternità, da quanto sto sperimentando, per essere madre ci vuole un allenamento da marines: non è esattamente una cosa da donne!
In ogni caso non sono le mamme ad indicare quale è la via giusta per una donna. Una donna è una donna. Poi magari è anche mamma. Anche, nel senso che magari in certi anni della sua vita è prevalentemente quello.