Che si è detto al Caffé delle Donne?

by AnnaGoclock

Qualunque cosa ci aspettassimo dall’incontro del Caffè di venerdì 13 sulla rabbia (Sono arrabbiata: me lo posso permettere?), credo che lo abbiamo ottenuto. Forse anche, come succede in certe felici situazioni di crescita personale che la vita ci offre senza preavviso, abbiamo ottenuto qualcosa di più.

Intanto il numero, e ringrazio tutte le partecipanti, ammetto che è stato emozionante vedervi arrivare sventolando il biglietto d’invito ed aggiungere sedie perché il cerchio doveva allargarsi per accogliervi man mano che arrivavate. E poi il racconto. Non ci conoscevamo tutte o comunque ci conoscevamo poco e solo in parte, per quella parte di che ci accomuna, la ricerca di senso, di cultura, di altri punti di vista. Eppure il racconto di sé è arrivato libero e spedito, senza falsi pudori ed é stato facile condividere ed immedesimarsi, anche magari per contrapposizione: io questo non lo faccio ma potrei, e se faccio altro però il motivo é lo stesso.

La rabbia ci appartiene e ci unisce come donne nella battaglia impari per affermarci come siamo, in quella scomoda fatica di accettarci diverse da quello che vorremmo essere o esigiamo  da noi stesse (non siamo perfette e va bene così!): e tutte non abbiamo strumenti per esprimerla. Nessuno ci ha insegnato ad esprimere la rabbia, spesso nemmeno ci hanno detto che non siamo nè cattive nè sbagliate se le tante cose storte che ci rendono aspra la quotidianità ci fanno arrabbiare. Forse al contrario che siamo brutte quando piangiamo e stringiamo i pugni. Quante rabbie – e quante gradazioni di questo sentimento/emozione, in famiglia o nell’ambiente lavorativo, dove poi tante, troppe variabili rendono difficile una convivenza rispettosa.

L’esplodere quando non ce la facciamo più è venuto fuori come tratto comune, e le prime ad avere paura di quella esplosione siamo noi, perché deflagra prima nella nostra testa e esce da noi, magari meno potente e meno dannosa di quello che temiamo. Tanti dubbi: ce la faccio, ce la farò, posso farcela?  Accidenti ragazze siamo potenti e talentuose e l’autostima la dimentichiamo sempre a casa? Forse siamo ancora bambine che hanno talvolta bisogno di essere contenute, invece di dover creare sempre qualcosa di positivo, di garantire il quieto vivere e lo sviluppo armonioso dei rapporti e delle relazioni,  a volte possiamo anche semplicemente …. disfare. Perché noi in fondo siamo forti, abbastanza forti da sopportare la rabbia e non trasformarla automaticamente in violenza. E probabilmente adesso che lo sappiamo studieremo come imparare ad esprimerla questa rabbia senza fare che ci cresca un groppo in gola, che spezza il respiro ed ingrigisce l’anima.

Dopo qualche lettura, da Isabel Allende ad Elena Ferrante ad Alba Marcoli (con il suo La rabbia delle mamme),  abbiamo chiuso con una citazione, offerta da Silk,  di Luisa Muraro( Dio è violent, Roma 2012)

Quando è il caso di decidere come comportarci, regoliamoci come fanno
le cuoche col sale: “Quanto basta”.
La formula che ho trovato dice: quanto basta per combattere senza
odiare, quanto serve per disfare senza distruggere.

Appuntamento al prossimo Caffè delle Donne, 11 ottobre: Io ci sono e lo dico: ma ho il vocabolario adatto?

Ciao.

8 commenti

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  2. Anche se in ritardo ci tenevo a dire che è stato un bell’incontro e una bella occasione per imparare qualcosa su noi stesse e sugli altri. Tosto l’argomento e mooolto seguito da tutte noi: la rabbia e le sue sfumature. DaI fastidio fugace fino alla rabbia ardente, distruttiva. Dai rapporti privati a quelli sul luogo di lavoro. Come, quando e soprattutto quanto esprimerla e con quali conseguenze.
    Una cosa che mi è rimasta impressa, che mi ha fatto riflettere? AnnaG che dice che la rabbia è “meno potente e meno dannosa di quello che temiamo” o di quello che noi percepiamo! Allora ricordiamoci di esprimerla!
    Grazie AnnaG, alla prossima!

  3. Tratto da Vanity Fair, Rubrica barbarica di Daria Bignardi

    “La Sschiava è una madre sentimentale, caotica, arcaica e poco furba che si affanna cercando di fare tutto e preferisce strafare – per magari poi recriminare – piuttosto che abbandonare figli e marito al loro destino. Fino a che non esplode.

    Vi riconoscete…io sì! Sigh!

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