Il caffé è servito!

 

Disponibile su catalogo. Prezzo a richiesta.

8 comments

  1. e poi, AnnaG. , un artista fatica in maniera diversa cioè rielabora provocando, inventando, replicando, un artista è spesso un pò un bambino, non si può pretendere troppa coerenza, insomma deve anche farsi notare e scandalizzare è spesso uno,dei metodi più usati e abusati. La visibilitá è tutto per un artista…

  2. Scusa se insisto, ma purtroppo la foto è sicuramente finita su internet perchè intrigante, ecco magari qualcosa su cui meditare, ma al di fuori del suo contesto, in realtá fa parte di un gruppo di,lavori ispirati alle viol
    enze che i soldati americani realmente esercitarono ad Abu Ghraib. Volendo Si possono vedere anche gli altri lavori, tutti scandalosi, dell’artista su quella storia.

  3. incuriosita, ho cercato su internet notizie dell’inventore del tavolino: è Phillip Toledano , un artista niente affatto stupido e questo lavoro è una provocazione insieme ad altre, ispirate a d Abu ghraib. insomma è un lavoro di protesta…non è come sembra…

    • sì è vero Luisa, ma quello che resta a chi inaspettatamente si trova davanti quell’immagine, senza spiegazioni, senza commento e senza un particolare contesto, è una sensazione di illogico, ingiustificato e incongruente, di fastidio e magari anche di sporco…tra la provocazione artistica che fa riflettere o vuole far riflettere e la “vita quotidiana” c’è uno spazio incolmabile…e poi mi sa che il tavolo è comunque in vendita…mi sa che per fare il cambiamento più che provocare bisogna “faticare”. ma è solo la mia opinione. love.
      AnnaG

  4. ci sono delle persone che si eccitano aa farsi umiliare o a vedere riprodotte scene di umiliazione, spesso sono maschi ma anche femmine, è una perversione trasversale, però dovrebbe esserci anche il tavolino al maschile…anche se non so chi mai comprerá siffatti mobili sputtananti, ma li vendono in Italia?

    • Secondo me il problema con quest’immagine è che si resta talmente annichiliti dall’idea che sia vera, nel senso che mi appare assurdo ed inconcepibile che qualcuno abbia seriamente pensato a produrre e poi effettivamente prodotto e quindi fotografato e messo in vendita, una cosa del genere: esiste davvero si chiama AbuGraib ed io l’ho trovata insieme a mia figlia di 9 anni in rete cercando la traduzione e poi immagini di coffe table per la lezione di inglese.
      Fa talmente male che si cerca di non “vederla”, non si “ammette” alle categorie del possibile e lecito, e forse giustamente come dice Luisasax si pensa alla perversione…
      AnnaG

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