Rabbia di mele

by Chiaraoclock (Chiara Lombardo)

 Questa torta di mele è per la mia vicina di casa.

Ci conosciamo da due anni ormai. Lei è sempre stata carina con me e io con lei.

Abbiamo cercato di aiutarci ogni volta che ce n’è stato bisogno.

Da quando c’è lei la vita di condominio è piacevole, mi sento parte di qualcosa che va oltre me stessa, oltre la mia famiglia.

Compleanni, feste, ricorrenze non interessano più solo la sfera privata ma trovano risonanza al piano di sopra. Gioie e dispiaceri di questi ultimi due anni sono stati tra noi condivisi, così come tante buone ricette di cucina.

Non si può chiamare “amicizia” perché siamo molto diverse, come età, come esperienze di vita, come carattere. Però la nostra casuale vicinanza fisica ci ha rese vicine anche in altri sensi e ho sempre pensato che fosse una bella coincidenza esserci trovate, di tante case, di tante porte, proprio noi due.

Finché, al piano di sopra, è arrivato un batuffolo nero, tutto feste e tremori che, con la sua invadenza di cucciolo, ha fatto irruzione nelle nostre vite.

Da due settimane è impossibile dormire oltre le cinque di mattina.

Oggi, però, mi sono decisa: andrò su e, gentilmente, spiegherò che non riesco a tirare fino a sera se mi sveglio all’alba, che il mio letto è proprio sotto alla cuccia e che, oltre ai passi del padrone che rimbombano e alla persiana che viene alzata, c’è qualcosa (forse un gioco?) che picchietta incessantemente sulla mia testa anche prima delle cinque…

Affido ambiguamente a questa torta il mio messaggio di protesta.

Ho condito la mia rabbia con mele e cannella.

Che questo soffice impasto attutisca il fastidio che le mie parole causeranno, e che il fastidio che arrecherò si dissolva, leggero, come zucchero a velo.

Salgo le scale.

Sto quasi per inciampare perché la torta mi nasconde il prossimo gradino.

Sono tesa.

Vorrei tornare indietro ma so che devo affrontare il problema.

Per ritrovare la determinazione, mi sforzo di rievocare la rabbia che provo ogni notte quando vengo strappata dal sonno anzitempo, o al lavoro quando mi si chiudono gli occhi, o, semplicemente, quando ogni quisquiglia mi pare insormontabile solo perché non sono lucida.

Ho suonato il campanello. Ora, non posso più tornare indietro.