Una felice decrescita ‘femminista’

by Shewolfoclock

Mi piacerebbe ripensare gli scenari economici, i ruoli di genere e l’organizzazione della vita quotidiana per riacquisire un pizzico di gioia in più.

Le considerazioni che faccio non mi vengono da studi approfonditi ma dalla semplice osservazione della realtà e solo da questa mi pare di avere elementi sufficienti per pormi degli interrogativi.

Moltissime donne adulte usufruiscono di ‘persone’ a pagamento per occuparsi dei propri bambini e/o anziani:

-baby sitter

-educatore di casa famiglia

-assistente sociale

-Tagesmutter

-maestra d’asilo

-infermiera

-badante

-inserviente casa di riposo

-operatore servizio mensa domiciliare

-operatore servizio assistenza anziani

ecc.

Non aggiungo il medico, poichè limito qui la cura della persona all’ assistenza e alla compagnia.

Bene, si tratta di un esercito che costa.

Questo costo, indipendentemente da chi se lo accolla, non si limita a gravare sui bilanci in termini di ‘uscita’, ma anche su una globale concezione di benessere.

Questi specialisti della cura, assistenza, compagnia alle persone una volta, circa 40 anni fa, non esistevano. Erano compiti che si svolgevano in famiglia o con una struttura ad essa satellite formata da amici e conoscenti, a volte in cambio di altri favori, a volte in cambio di nulla.

Ora la donna , che un tempo si dedicava a questo, è occupata in attività esterne.

Ora la donna, anche se lamenta ancora la scarsa occupazione, deve delegare la cura delle persone a lei più care ad estranei spesso non così qualificati, sebbene anche loro, ahinoi, molto ‘cari’!

Ora la donna, però, spesso, non fa mestieri così gratificanti da sentirne un vantaggio, se non quello economico, che si dissolve ben presto per fronteggiare tutte queste esigenza di cura.

Ora la donna, anche se in qualche caso si sente veramente gratificata dalla propria professione, deve organizzare oltre al proprio lavoro, anche quello di quest’esercito da incastrare in orari, turni, vacanze e altro.

Ora la donna, magari di altro paese, fa proprio la badante, la baby sitter e l’assistente di bambini e di anziani di altri, consegnando i propri a quella rete di parenti e conoscenti di cui noi non ci o noavvaliamo più, credendo così di emanciparsi, come abbiamo fatto noi e potere così fare vacanze, andare al centro commerciale, tatuarsi, pierciarsi, parrucchierarsi, massaggiarsi, insomma essere libera consumatrice in un libero mondo dell’inutile.

Ora la donna , per tutto ciò, è molto, molto stressata.

L’essere molto stressata la porta a non essere mai a suo agio, nè sul posto di lavoro, dove pensa ai suoi cari in balìa di estranei, nè a casa, dove passa solo il tempo necessario per occuparsi di cose pratiche e intrattenendo con i propri cari un rapporto funzionale alla soluzione di problemi pratici, nè nel tempo forzatamente libero che dedica a delle attività di cui sente il bisogno, ma di cui spesso gode pochissimo per la stanchezza e le difficoltà di programmazione,

Tenuto fermo che non è giusto perdere posizioni guadagnate in anni di lotte, non ritengo nemmeno ‘intelligente’ insistere sul credersi contente di questo tipo di risultato.

Fare corrispondere l’idea di emancipazione ad un concetto di indipendenza economica, ha condotto al pensiero che l’autonomia delle persone (sia uomini che donne) dipenda dal reddito monetario e il loro benessere dalla sua entità, snaturando le relazioni ed espungendo troppo spesso dalla nostra vita il concetto di gratuità.

Ora la mia domanda è: si può rivedere questo aberrante modello che ci vede tutti solo come produttori o consumatori di merci o solo come utenti od erogatori di servizi? Si può reinterpretare il ruolo della donna in una prospettiva di felice decrescita ‘femminista’?

 

6 commenti

  1. Non azzardo certo una mia risposta agli inquietanti interrogativi di Shewolfoclock. Posso soltanto constatare che il grave disagio ancor oggi sofferto in Italia da molte donne rispecchia ancora, purtroppo, quello denunziato da Simone de Beauvoir nel lontano 1949 (“Le deuxième sexe”, vol.II,pag.570): “Non bisogna certo credere che sia sufficiente modificare la condizione economica della donna, perché ella sia ‘transformée”: questo fattore è stato e rimane ‘le facteur primordial de son évolution’, ma fintanto che non ne saranno state attuate le conseguenze morali, sociali, culturali, ecc., che tale fattore annuncia ed esige, ‘la femme nouvelle ne saurait apparaître’…..La donna d’oggi -concludeva- ‘est écartelée entre le passé et le futur'”. (Sí: ‘écartelée’ significa proprio ‘squartata, dilaniata’).
    P.S.: Alle donne (ed agli uomini!) dei Paesi scandinavi, suppongo che S.de Beauvoir appaia ormai da tempo superata.

    • Assolutamente vero, sì, lo penso anche io. Direi anche che è un po’ come la politica, per farla bisognerebbe anche un po’ leggere e formarsi, non basta volerla fare. Vero che non si può pretendere da tutti, ma chi vuole prendersi carico di qualcosa ne avrebbe il dovere.

  2. concordo con luisa…io pur essendo da sola quando si è ammalata mia madre ho scelto part-time e congedo…ma sul lavoro sono scelte poco capite che si pagano…sopratutto più che da l’istituzione ho riscontrato le malignità delle colleghe ” in carriera”!

  3. in qualitá di donna non sposata (e quindi senza il reddito del marito) ma con una madre anZiana, non ho molta scelta: se non lavoro non ho reddito…se lavoro mia madre la deve aiutare la badante straniera…non avendo altri parenti. Mi sono comunque concessa il lusso di non fare figli…volevo più tempo per me…e l’ho avuto. Ero una femminista in decrescita felice…Certo comincio ora a pensare che se arriverò alla vecchiaia anch’io, non avrò una figlia a darmi un’occhiata amorosa/doverosa. Ma non sono ancora pentita, in fondo sono stata abbastanza libera e creativa in altri sensi se non quello della procreazione.

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