Sense and Sensibility

 by AnnaG

Sense and Sensibility, ovvero la gaussiana della normalità

Abbiamo tutti un limite di sopportazione. I genitori adottivi sopportano molto, davvero tanto. Quando non ce la fanno più ridono.

Oppure si riuniscono in associazione, per confrontarsi e chiedersi: ma succede solo a noi?.

Una volta ad una festa di compleanno, la nonna del festeggiato ha lanciato in aria con nonchalanche una frase tipo se  mio marito si era accorto che le figlie non gli somigliavano…

Mio marito mi ha guardato interrogativo ed io le ho risposto che le nostre figlie somigliano fisicamente ai loro genitori biologici. Insomma, se non se ne è accorta le abbiamo adottate!

Al che lei – forse resasi conto della inutile cattiveria he aveva detto – ci ha tenuto a rassicurarmi: Ah, che bello! Che bravi! Signora, le voglio dire una cosa: non si deve preoccupare sa, perchè le vorranno bene come se fossero figlie sue…

Sono passata in un attimo da p…. a santa, e mi è stato confermato che non sono la madre vera, ma, ciò nonostante, loro mi vorranno bene lo stesso.

Sono esperienze che fanno crescere ed ho considerato l’episodio dal punto di vista di quella donna:

Anziana, cresciuta in un paese dal quale probabilmente non si è mai mossa, che all’interno della gerarchia familiare occupava un ruolo di rispetto in considerazione dell’età. In quel ruolo sentiva probabilmente di dover per forza dire qualcosa rispetto alla novità che le appariva davanti: una mamma bionda con gli occhi azzurri, tre ragazzine con i capelli neri e gli occhi marroni, un padre un po’ grigio ed un po’ rosso con gli occhi castani e qualche lentiggine.

Quel qualcosa che lei doveva dire non poteva appartenere ad un mondo per lei sconosciuto, quello delle famiglie adottive, ma doveva piuttosto individuarlo in una realtà a lei più familiare: quella di infelicità familiari e di donne che, evidentemente, riescono a fare ben tre figlie con altri senza che il marito se ne accorga…

Una realtà nella quale il volersi bene passa inevitabilmente attraverso il codice del sangue e  dove il senso della famiglia sta prevalentemente nel portare avanti un cognome in comune.

Non un mondo di valori condivisi, di accoglienza e dell’adottarsi reciprocamente. Un mondo in cui i legami d’amore si costruiscono nonostante tutto, e dove ci sono sempre quattro genitori: quelli che hanno abbandonato e quelli che hanno accolto.

Noi come tante famiglie adottive ci siamo scelte, incontrate per caso e dolore, unite dall’amore.

Per questo e tanti altri motivi penso che sia necessario dare/fare cultura e dare consapevolezza alle persone che vivere negli stereotipi e nei luoghi comuni le danneggia.

Ed alle donne anche di più.