Il senso della storia

Molti mi dicono  che può essere difficile parlare di adozione ai bambini piccoli.
Ad essere sincera, man mano che passano gli anni ci credo sempre di meno: voglio dire che non è così per tutti e la verità è forse che siamo abituati a pensare che sia un nostro diritto quello di parlare senza riflettere. E poi è una questione di numeri, i diversi sono o vengono considerati sempre meno numerosi dei normali.
Sempre sorprende la convinzione e la forza con le quali osano chiedere rispetto ed il riconoscimento del proprio diritto ad essere semplicemente quello che si è. Considerate che quando si parla di decisioni prese maggioranza c’è qualcuno per cui qualcun altro decide che non esiste, e si arrangi se ha problemi.
A che serve raccontare la storia di una persona dal momento della sua riproduzione? Cioè, a chi serve? Davvero non è meglio partire dal momento in cui il bambino ha un ricordo suo personale (si spera bello) e non indotto dall’esterno (di quella pagliacciata di mondo in cui è capitato)?
Insomma, perché tutto questo? E se mi rispondete sì perché sì, allora io vi dico che bisogna assolutamente trovare il coraggio di dire apertamente che riproduzione e genitorialità non sempre coincidono. Anzi coincidono sempre di meno da quando le donne hanno cominciato a fare qualche altra cosa durante gli anni della loro vita feconda.
E poi ci si ammala, oppure si ama una persona del proprio sesso o magari non si è riusciti a incontrare una persona adulta con cui dividere la propria vita ed un* bambin* sarebbe un perfetto compagno di vita e di avventura e tanto amore non andrebbe sprecato.
Perché c’è qualcuno che sembra ancora non sapere che divertimento e concepimento si possono separare.
Magari in questo modo davvero proteggiamo delle vite.
Basta con le api e i fiori, parliamo di corpi, di provette, di amore/non amore tra le persone. Diciamo la verità. Se si vuole preservare la presunta innocenza di qualche bambino, si condannano altri all’idea che abbiano la colpa della rapida ed ingiusta perdita della propria innocenza. E della fiducia negli adulti.
L’ignoranza non è innocenza. E’ pregiudizio.
Vogliamo dare ai bambini il senso della storia?
Basta dirgli che abbiamo un inizio ed una fine.
E proprio perché abbiamo una data di scadenza forse sarebbe meglio smetterla una volta per tutte di fingere di non essere responsabili di quello che facciamo: tra l’inizio e la fine ci siamo noi.