Caffé: IO ci sono e lo dico! ma ho il vocabolario adatto? # 1/2

Essere femminile e maschile è una ricchezza dell’umanità, dirlo è giusto e bello

                      Eccoci al consueto resoconto di quel che si è detto al Caffé.

   Intanto una sorpresa, la presenza di Lucia Maestri: l’Assessore o Assessora,          in fondo ancora non si è deciso,  alla Cultura del Comune di  Trento è  stata ospite gradita, partecipe e testimone della nostra conversazione sulla lingua che definisce e racconta, esclude o rende protagonisti. E ci ha portato il saluto della collega alle Politiche sociali e Pari opportunità, Violetta Plotegher.

Grazie a lei che ha condiviso con noi una parte della sua giornata di lavoro, e grazie anche a voi tutte che avete trovato la voglia di essere lì con noi, vi siete organizzate il tempo e avete anche portato delle amiche.

Il nostro pomeriggio era stato preparato insieme alle amiche di SIL, Società Italiana delle Letterate, presenti Giovanna Covi, Ivana Di Camillo e Lisa Marchi, che  presentano il libriccino dal titolo “Io ci sono e lo dico” stampato  in  occasione  dell’ 8    marzo, proprio con il patrocinio degli Assessorati del Comune di Trento che prima ho ringraziato.

Eravamo davvero tante, mi sono trovata in difficoltà a raggiungervi tutte con lo sguardo e la voce, e chiedo scusa se a qualcuna ho voltato le spalle, ma prometto che la prossima volta ci distribuiamo meglio nella sala.

Allora, arriviamo al punto: questa lingua italiana che racconta il mondo al maschile, ci rende esistenti, ci riconosce competenze, ci rispetta nell’esercizio di funzioni che fino a poco tempo fa erano svolte prevalentemente da uomini?

Cercherò di dare conto dei vostri interventi, aiutandomi anche con i famosi biglietti verdi, i messaggeri del cambiamento, i tasselli della lunga strada che ognuna di noi vorrebbe costruire per sè e altr*.

Una domanda su tutte: noi come ci sentiamo a farci chiamare “la” poeta o “il” poeta: più strane e buffe?

Una nostra debolezza o difficoltà è subito emersa, il linguaggio segue il cambiamento come fatto, e quindi dobbiamo prima cambiare, farci accettare?

Il linguaggio è un arma a doppio taglio: può imprigionare o liberare.

Cosetta, nome proprio femminile anni cinquanta, mi sembra notevolmente offensivo verso la persona che lo porta.

Per la mia educazione-vissuto mi trovo “meglio” ad esprimere l’architetto Maria e il Ministro Fornero, eppure riconosco e apprezzo la donna….

Il sole  e la luna in italiano, die Sonne e der Mond in tedesco: ogni lingua rappresenta il mondo come lo sente…

Mi inceppo se il notaio è una lei, e sull’avvocato che è una lei, tranne in una preghiera mariana in cui lei è “advocata nostra”….

Ma si deve cominciare dalle piccole cose per cambiare le grandi!

La difficoltà ad esprimere agli altri quello che sto imparando, questa Cultura; soprattutto quando parlo con persone come mio padre che, anche se ingenuamente, continua a fare battute su una presunta inferiorità delle donne. E che dire di quel professore, che riferendosi ad un gruppo di ventenni che si atteggiava da importanti studiosi ha detto: è meglio che andate a femmine!” – (PS: questo segnalacelo che lo invitiamo al prossimo Caffè con tutto il Dipartimento) Ma come faccio? Come facciamo?

Si sta volando troppo alto….Il mondo di lavoro non riconosce le capacità delle donne e questo è ben più grave dell’essere chiamata “la ragioniera”. Le poche donne “arrivate” sono però più odiose, selettive e classiste degli uomini…

Ripensare anche l’articolo davanti al nome della donna. La Fornero come se fosse una cosa. E anche l’uso del nome e non del cognome ( es. Hillary e Clinton) per le donne pubbliche.

Fino qui i malesseri ed i dolori.

La lettura di un breve testo trovato sul blog ilsessismoneilinguaggi.blogspot.com ci aveva infatti sconcertato.

Eccone un assaggio:

Cortigiano: gentiluomo di corte – Cortigiana: prostituta

Il cubista: artista seguace del cubismo – La cubista : prostituta

Uomo molto sportivo: che pratica numerosi sport – Donna molto sportiva: prostituta

Buon uomo: probo e onesto – Buona donna: prostituta

Intrattenitore: socievole, capace di tenere la scena –  Intrattenitrice: prostituta. Credo che possa bastare.

A mio avviso una delle cose più importanti emersa dalla conversazione sta nella richiesta di strumenti e di esempi: voglio cambiare, come faccio? quali strumenti ho? quali modelli? chi mi aiuta?

Se ci riflettiamo bene modelli ne abbiamo ben pochi. Purtroppo è vero che le donne arrivate non hanno tracciato una strada per quelle che sarebbero venute, e forse non si può nemmeno dare del tutto a loro  la colpa di questo, perchè anche a loro nessuno ha dato indicazioni e probabilmente è venuto a loro “naturale” fare come e quello che facevano gli uomini. Magari farlo anche meglio, che nel nostro caso ha voluto dire peggio per noi….. E dunque?

To be continued…..troppe cose da dire!!! Al prossimo post per la seconda parte! Ma aspetto i primi commenti!