Tra mia mamma e mia nonna (papaveri e papere)

by Saxoclock (Luisa Sax)

Mia madre è sempre stata molto benevola nei confronti delle altre donne, ma io, nei primi 8 anni di vita,  sono cresciuta con la nonna paterna in un paesello friulano a 400 kilometri di distanza dai miei genitori, che venivano regolarmente a trovarmi ogni 3 mesi da Milano.

Questa nonna era una donna con poca cultura scolastica, credente di una fede primitiva e superstiziosa, e non troppo benevola nei confronti delle altre donne, forse perché aveva avuto due figli entrambi  maschi…

Come spesso accade,  criticava sua nuora  che ovviamente non era la moglie ideale per il suo figliolo perfetto…

Mia madre era troppo moderna e indipendente per lei, inoltre, a quei tempi, si professava  non solo atea, ma anche comunista e mia nonna, che  era vissuta a Trieste,  odiava “i titini e  i rossi”, un suo cugino era stato pure infoibato…

Io detestavo mia nonna quando parlava male di mia madre, che ai miei occhi era invece una dea:

longilinea,  coi capelli tinti e cotonati (altra cosa che mia nonna criticava) indossava abiti moderni di città che in paese nessuno portava,  ma  era soprattutto una  donna  “che lavorava” era una professionista diplomata e questo era l’unico punto sul quale mia nonna appariva  in soggezione: anche lei aveva sempre lavorato,  ma non come professionista, bensì come “serva” in case padronali.

In realtà la nonna era una “professionista” a cucinare, e questo mia madre glielo riconosceva ampiamente.

Una volta, perfidamente,  rivelai a mia madre di quanto mia nonna la criticasse in sua assenza e mia madre, invece di arrabbiarsi,  si mise a ridere, trovando  una qualche ennesima giustificazione benevole a quelle critiche, riconoscendo tra l’altro che sì,  effettivamente non era la donna più adatta a suo figlio, ma che nemmeno lui era adatto a lei e che  era rimasto un mammone

Cosa che sembrava molto riprovevole e che mi riproposi di non imitare, forse non riuscendoci perfettamente…

Comunque continuai a non trovare giusto che mia nonna parlasse male di mia madre proprio a me che ero sua figlia! Anche  perché “suo figlio” nei confronti di “mia madre” era il meno brillante.

Per fortuna, infine,  anche mio zio, fratello di mio padre,  a 40 anni si sposò  e naturalmente la nuova nuora risultò per la suocera anche peggio della prima…ma stavolta cordialmente ricambiata…

9 comments

  1. Un post che apre mille riflessioni.
    Ma soprattutto: hai vissuto con tua nonna per otto anni??? E come ha fatto tua madre a creare con te un rapporto profondo ‘a distanza’?

  2. E spesso non è neppure necessario “parlar male”: è sufficiente un’occhiata, o che si lasci cadere nel vuoto commenti altrui, positivi, sulla persona. Inoltre è molto difficile, se non impossibile, per i bambini dissorciarsi dal pensiero o dal giudizio di un adulto, tanto più se questi “si prende cura” della sua quotidianità e dei suoi bisogni materiali, proprio come fa la mamma.
    Conosco un caso suocera-nuora in cui quest’ultima ha dovuto fare un lungo lavoro su se stessa per riconquistare l’affetto del figlio che le era stato abilmente “rapito” dall’insospettabile nonna.
    Brave tutte che siete riuscite a non farvi plagiare!:)

  3. capisco come ci si può sentire…da adolescente ho assistito a una mia prozia e sua sorella che parlavano male di mia madre in mia presenza e in sua assenza: sono scoppiata a piangere! non solo sparlavano di mia madre ma palesemente io con i miei sentimenti ai loro occhi non esistevo!! scoppiando in un pianto ho ribadito che esistevo

  4. mia madre, benché mi abbia molto amata, era rimasta incinta “suo malgrado” ma credo che intimamente si sentisse piú uomo che donna, sará un caso ma io non ho voluto figli e ho vissuto deliberatamente con la libertà di scapolo…Ho condiviso con mia madre la libertá di essere uomo…

    • Belle le vostre prospettive, difficile sostenere che sia “naturale” stare in armonia con il nascere donna che ci è capitato.
      Io con mia madre mai condiviso nulla…ho una madre rapinosa per cui tutto quello che è mio è soprattutto suo perchè è mia madre, nel senso tecnico che mi ha fatta lei. Sarà per questo che dell’essere sterile non ho fatto un dramma, anzi ne ho fatto una bandiera, per quanti danni potrò fare alle mie amatissime figlie non rinfaccerò mai loro che le ho fatte e che solo per questo mi devono qualcosa, mi è più facile vederle come persone staccate da me e non un prolungamento del mio corpo e della mia testa, non mi arrabbio se non la pensano come me e so che tutta la bellezza che hanno dentro è più merito loro che mio. Ecco forse mi prendo solo il merito di averle fatte tornare a sorridere e di lavorare per far sì che amino se stesse più di quanto io potrò mai fare, e che si amino compresa la loro storia e le loro debolezze. E quella madre che non ha saputo amarle con rispetto che trovi un posto in equilibrio tra il perdono e la comprensione, così come sto cercando di fare io con la mia.

  5. Le storie si ripetono e secondo me anche nelle donne di altro secolo ravvisiamo le ‘progressiste’ e le conservatrici.
    La cosa che mi stupisce spesso, anche al giorno d’oggi, è vedere madri che da donne, non da genitrici, non sono solidali con le figlie. Penso che questo crei dei problemi sottovalutati.
    Sentire di condividere con la propria madre l’essere donna, con tutto ciò che comporta, credo sia fondamentale.

    • Ecco, questo lo noto anche io e mi chiedo: ma cosa si perde ad essere solidali con le altre? perchè qualcosa in ballo deve esserci secondo alcune di noi, e deve essere anche qualcosa di “importante”.

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