Shirley Kaufman, Madri, figlie

Ci odiamo tutta la notte,
pronte alla guerra del giorno
dopo. Lei sbatte la porta.
La sua lingua avida divora
la mia angoscia, gli occhi aspri,
scuri, i capelli spessi
che non raccoglierà dietro
la nuca. È crudele,
come se la mia meschinità
fosse un modo per punirci.
Ci addentiamo il cranio.
Dammi quello che è mio.
Vorrei strapparmela di dosso,
soffocando me in lei, lei
in me. C’è un libro
intitolato Veleni sul suo scaffale.
La sua stanza puzza di incenso,
cacche di animali,e criceti
che accarezza come seta.
Si allenano nel bagno, due
cascano nella bocca
della caldaia. Tutta la casa
odora dell’incidente,
la pelle bruciata, la poca
carne che va a male.
Abbiamo tenuto il gas acceso
per sei giorni per friggere
i morti. Le friggerei la testa
se potessi, fino a farla
gridare amami, amami!

Non me lo permetterà.
La sua figura nodosa
nella stanza piena di finestre
non divide con nessuno
le misere ossa.
È solo la sua ombra nel vetro
che aspetta come una sorella più grande.
Ora si muove maestosa, si sporge in avanti,
tutta concentrata nell’andare
da qui a lì. Cammina
a piedi nudi. Sento il suo respiro
ma non posso entrare. Se
mi aprissi un varco verso di lei,
mi ficcherebbe chiodi nella lingua.

(1969)
http://en.wikipedia.org/wiki/Shirley_Kaufman

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