Le regole

Ogni relazione ha le sue regole e spesso le donne confondono queste regole con i limiti imposti alla loro libertà.

Mi è capitato di dover contestare ad una signora che lavorava con me  l’uso non corretto delle assenze con permessi e recuperi: mi rispose che riteneva fosse un suo libero arbitrio di avvalersi di quelle possibilità, anche avvisandomi all’ultimo minuto. Io scoppiai a ridere ed ancora mi viene da ridere – non potevo fare altro – pensando a tutto quello che riguarda l’organizzazione del lavoro di ufficio, ed alle conseguenze della sua libertà sul lavoro delle altre persone, me compresa.

Lei mi rivendicava un’idea di libertà negativa, intesa come assenza di ostacoli, barriere e costrizioni.

La sua era una protesta, in effetti; ma io mi chiedevo se lei aveva diritto a quella libertà che andava reclamando, oppure se non mi stesse confermando che troppo spesso le donne non sono ancora arrivate a capire che la libertà ha le sue leggi che vanno conosciute e rispettate.

Sentiamo dire che la libertà significa fare quello che si vuole. Però dimentichiamo così di essere all’interno di un contesto di relazioni. E che molto presto la libertà di qualcun*altr* finirebbe a darci noia o ad impedirci di fare quello che vogliamo. In fondo, un uomo che ci volesse sue schiave non farebbe altro che assecondare il proprio impeto di libertà.

Magari la libertà potrebbe esistere nel pensare, avere idee e opinioni proprie, potersi formare le proprie opinioni senza interferenze…

Essere donne e potersi sentire libere di esserlo ha secondo me molte e dettagliate regole, alcune le conosciamo e ce le raccontiamo. Altre, probabilmente sono ancora in forse e altre non le abbiamo ancora scoperte. Raccontiamoci il nostro essere, raccontiamoci la nostra libertà