LE QUOTE ROSA DELLA LETTERATURA

Traggo spunto dal blog di Michela Murgia per due considerazioni su donne e letteratura che in realtà riguardano la trasmissione delle idee e dei valori. 

Vi è un elenco di 35 nomi di autori tra i quali compare un’unica donna della letteratura italiana  -Elsa Morante – che

“...viene indicato come programma di preparazione a un esame per diventare insegnante, quindi non è più la radiografia storica della letteratura di un paese: è la lista degli autori che serviranno a parlare di letteratura ai figli che verranno. Su questo piano quell’elenco va discusso, perché …. stabilisce canoni – ammesso che canoni sia giusto stabilire in letteratura ….  Un canone per il 99% maschile perpetua l’idea che le donne non facciano bene letteratura. Conferma il pregiudizio che scrivano peggio e di cose che interessano una minoranza. Conferma come dominante l’immaginario narrativo di un solo genere di persone, e non di tutti quelli possibili.”

Dice ancora Murgia

Così com’è, quel canone non dice solo che quello che hanno scritto gli uomini che vi compaiono merita di essere letto. Dice soprattutto che quello che hanno scritto le donne che non vi compaiono può continuare a non essere letto.

Ed ecco a voi come si perpetuano stereotipi di genere!

Donne che desiderate diventare insegnanti di letteratura: una qualche forma di protesta ce la vogliamo caricare sulle spalle o lasciamo andare la questione? Sarete voi ad insegnare una letteratura solo al maschile: siete state chiamate ad agire un valore che valore non è.

Non ci starebbe un “codice etico binario” secondo il quale per ogni autore  uomo che dovete conoscere ed insegnare, ne insegnate almeno un altro e donna, che abbia vissuto nello stesso periodo storico o abbia trattato gli stessi temi ?

Così ristabilite un’equilibrio di genere

e che

scelgano gli studenti e le studenti

– tocca loro pensare, tocca loro crescere – 

chi apprezzano di più e perchè!

Non si faccia una scelta a priori, che, peraltro, si spinge sempre su un terreno infido in cui viene richiesto di trovare donne che abbiano scritto meglio, in modo da giustificare(?) l’esclusione dal Parnaso di un autore uomo a favore di una donna.

5 commenti

  1. il primo libro, che mi leggeva mio fratello, perchè io ancora non andavo a scuola, è stato Otto giorni in una soffitta di Giraud Mad H. ; ho scoperto solo molto tempo dopo che era una scrittrice francese….ancora oggi amo quel libretto!! La prima donna scrittrice a cui mi sono affezionata, a parte la fondamentale Alcott con la magnifica Jo in cui ovviamente mi riconoscevo, è stata Elisabeth Barrett, che la nostra insegnante delle medie di inglese amava molto e che era vissuta a Firenze, dove abitavo allora…diversamente da Luisa la nostra prof di italiano delle scuole medie ci chiese un giorno quale figura femminile dell’Odissea ci fosse più piaciuta e io risposi con suo stupore: Circe!

  2. purtroppo io stessa ho letto piú libri di uomini che di donne e alle scuole medie mi sono riconosciuta nel mito di ulisse, l’uomo che vaga in cerca di avventura e conoscenza, disdegnando penelope e la sua forza di resistere stando ferma, ho poi inseguito i miti della beat generation, quelli introdotti e tradotti da fernanda pivano: tutti maschi, finalmente nel 77 il femminismo squarcia qualche velo: le donne scrittrici esistono, eccome! e mi ricordo allora di “piccole donne” della Alcott, un libro letto in giovane etá, dove c’era una certa jo che voleva fare la scrittrice e non sposarsi, sí era il mio personaggio preferito…e poi Anna Frank e il suo diario…le due mie letture piú precoci e formative verso la passione per la scrittura erano in effetti di due scrittrici

  3. anche l’istituzione però deve fare la sua parte, Barbara. Se non riusciamo a farci rispettare, ci perdiamo tutte! i testi delle donne devono entrare nei programmi delle scuole…

  4. Da un lato condivido ovviamente per ristabilire le percentuali e per creare un nuovo habitus, dall’altro penso che una scelta rispetto agli autori sia da fare per molte altre ragioni e non necessariamente e in primis per affermare l’esistenza di autrici valide. Credo che debba sempre cercare di far passare che si studia qualcosa per la sua rappresentatività, incisività o anche per il suo contrario prima che per il genere di chi scrive.
    Certo lo sbilanciamento e la ‘sconoscenza’, come diceva un mio professore, del mondo letterario femminile, ma che dire di quello della pittura, della musica, non andrebbe certo alimentata da insegnanti donne.

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