No more #3

by Giovanna Covi

Troviamoci nelle piazze in questi giorni per consolidare e allargare la comunità che contrasta la violenza maschilista contro le donne, facciamolo con le donne per le donne, tutte le donne.
Non solo: facciamolo anche con la consapevolezza che vittima di questi criminali machilisti è il femminile in tutte le sue manifestazioni.

Oggi a Rovereto porteremo un paio di scarpe per ogni donna uccisa nel 2012: accanto a questa montagna tragica e desolante, nella mia mente stanno anche le scarpe delle bambine che nel nostro paese subiscono la violenza della mutilazione genitale feminile, e anche le scarpe di vittime gay e trans uccise e violentate per la loro femminilità–per esempio, le scarpe del ragazzo che si è tolto la vita a Roma due giorni fa, pare perché oggetto di insulti omofobi.

Per questo nel quotidiano io mi spendo per la diffusione della parola femmicidio, o femminicidio, termine più comprensivo e di connotazione culturale, mentre il termine donne è legato alla sfera biologica, perché la violenza maschilista conto il femminile si esprime violentando e uccidendo non solo le donne, ma anche le bambine, e anche gli uomini che desiderano vivere la propria femminilità. In paesi come India e Cina, si spera non nel nostro (ma non vi è certezza), si esprime anche selezionando per la non nascita i feti femminili.
Questa realtà va nominata con precisione per vederne tutta la portata. E va preferibilmente nominata con parole che sono legate alla cultura (come “femminile”) piuttosto che alla biologia (come “donna”–per quanto Simone de Beauviour ci insegnò che donna non si è, lo si diventa), per nutrire la speranza di poterle cambiare con l’azione politica.


Tutte le realtà vanno nominate con precisione per coglierne il significato senza censure, deviazioni, storture. L’uso di un linguaggio sessista e stereotipato non può che riprodurre pensieri e azioni sessiste e stereotipate, azioni che sempre vanno a braccetto con atteggiamenti discriminatori. Per questo, in queste giornate di massimo impegno contro la violenza maschilista, non chiedo scusa né ritengo “minore” il mio costante impegno a favore della diffusione di parole libere da pregiudizi di genere, classe, razza, sesso e religione.