La scarpa negli archivi dei sentimenti e delle culture pubbliche

 By Giovanna Covi

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 La scarpa negli archivi dei sentimenti e delle culture pubbliche è il titolo del seminario della società italiana delle letterate svoltosi dal 30 novembre al 2 dicembre a Firenze presso il Giardino dei ciliegi. Stefania Ricci, direttrice del Museo Ferragamo, ha inaugurato i lavori illustrando come la scarpa artigianale possa essere effettivamente un archivio di sentimenti, mentre Caterina Gualco ha illustrato in chiusura la mostra di Genova On your feet.

Immagine 1Gli interventi d’apertura di Liana Borghi e Clotilde Barbarulli hanno focalizzato i lavori, rispettivamente, la prima sulle teorie che ci permettono di considerare la performatività degli oggetti e il loro rapporto non gerarchico con i soggetti, la seconda sulla realtà sociale dei migranti le cui scarpe sono capaci di narrare storie di resistenza.

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Le sculture e parole di Kiki Franceschi hanno reso tangibile la capacità narrativa delle scarpe; la poesia interattiva e performata di Barbara Serdakowski ha trasformato le parole in un oggetto-scarpa con cui interagire; Donatella Mei ha portato la sua “Fuga dagli Uffizi”–un sandalo ed un’orma in plexiglas alludono alla fuga della Venere da un museo in cui l’arte contemporanea è bandita; il corto “Alla ricerca della scarpa perduta” di Matilde Tortora porta tutti a riconoscere i propri passi mentre si procede con scarpe provvisorie; la composizione ironica  “MariaMare” di Eleonora Baglioni dona un paio di ciabatte da mare alla Madonna; i versi della Compagnia delle poete recitati da Brenda Porster ci mostrano il mondo intero che poggia sulla punta di una scarpa.

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Bia Sarasini ha percorso la storia del tacco 12 nei termini di femminilità e libertà, mentre Laura Graziano ha analizzato il tacco 12 quale feticcio, strumento di seduzione e anche strumento di tortura in contrasto con il passo slanciato di Gradiva che va consapevolmente verso l’alto, con un passo che indica relazione ed equilibrio. Herta Muller è stata letta da Jelena Reinhardt che si è soffermata sul valore simbolico delle scarpe nella narrazione. Maria Nadotti ha analizzato numerosi significati politici delle scarpe per chiedersi se esistano scarpe che non hanno genere. Roberta Mazzanti ha letto gli acquarelli di Carol Rama quali opere in cui il corpo è cosa fra le cose, ferite e dolore si esprimono ugualmente con scarpe e corpi mutilati.

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Lisa Marchi ha presentato l’installazione di Ulrika Eller-Ruter “Valore di scambio. Raccontami la storia delle tue scarpe” quale possibile alleanza tra soggetti ed oggetti, dove le donne palestinesi raccontano le storie delle loro scarpe e quindi a Bonn le scarpe narrano in testi scritti le vite delle donne palestinesi. Lisa ha anche illustrato con Giovanna Covi la performance-manifestazione svoltasi a Rovereto il 24 novembre contro il femminicidio. Il Collettivo Le Acrobate, che ha tracciato un percorso di riflessioni sulle scarpe, tra il globale e l’intimo, connettendo le scarpe di Auschwitz e quelle del Museo per la memoria di Ustica a quelle delle persone racchiuse nei lager contemporanei per migranti, gli ignobili Cie. I lavori si sono conclusi tra le scarpe del Museo Ferragamo dove è allestita la mostra Marylin.

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