‘Amazzoniche’ considerazioni

by Shewolfoclock

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Ai tempi dell’Iliade le Amazzoni erano considerate , in una società maschilista come quella greca, delle nemiche dei Greci. L’esistenza stessa di donne guerriere non era neanche concepibile.

In un paese come l’Italia poi, la storia delle donne militari comincia appena nel 1992 con un primo test realizzato dall’Esercito Italiano per sondare l’opinione pubblica in merito ad un’eventuale presenza delle donne nelle Forze Armate. Così, un gruppo di donne si cimentò in vari tipi di prove: addestramento formale, percorso di guerra, addestramento al tiro, scuola di pilotaggio.
Anche se lo superarono positivamente, si dovette giungere al 1999 per vedere approvata la legge numero 380 che ne prevede l’inserimento nelle Forze Armate.

Ci sono poi voluti altri dieci anni per considerare le donne militari italiane quasi una realtà.

Nonostante ciò, quello che mi viene da pensare, oltre a quanto estenuanti siano i processi di trasformazione della società italiana, riguarda piuttosto l’atteggiamento psicologico che sottende a questo tipo di desiderio / necessità.

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Se da un lato per una società questo potrebbe considerarsi come un progresso come donna, mi pare di intravedere in questa scelta il rischio di incorrere in un tipo ancora peggiore di sottomissione, quella ad una gerarchia che vede, secondo una logica comunque ancora maschilista, spesso poche donne nei ruoli di comando.

Un’altro aspetto poi che mi rende perplessa è quello di capire come una donna senta in sè la voglia di imbracciare un fucile, non per difesa di sè o della sua prole, ma per supposta difesa di un paese.

La donna patriota non ci è nuovo come concetto nella storia e nemmeno la donna in armi, ma ha forse più il sapore di idealismi d’altri tempi.

Da quando intendono farci passare il concetto che l’accento sia posto sulla missione di pace e quindi che gli eserciti si suppongano di difesa, quale il nome stesso del ministero a cui rispondono, quelli che attaccano per il solo gusto di farlo non dovrebbero esistere e quindi verrebbe meno la necessità stessa di un esercito.

Prescindendo da questo mi rimangono però  alcuni interrogativi:

una donna che sceglie di ‘servire’ la patria a scopo difensivo è una donna che esaspera la propria voglia di omologazione ad un modello maschile; è una donna che si sente finalmente libera di affermare passioni quali quelle verso la divisa, le armi ecc.; è una donna che nutre in sè, un po’ contro la sua stessa natura, una quota di aggressività o è una donna che, ancora una volta, decide di misurarsi solo per dimostrare di essere in grado di farlo?

Se si trattasse dell’ultimo motivo forse mi dipiacerebbe quasi ancor più che non per i precedenti.

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