Un 8 marzo, tanti anni fa

by Silkoclock

femministe[1]

Dovevamo partire per Roma, alzarci all’alba per prendere il treno. Ci aspettava la grande manifestazione, la festa delle feste della donna! Invece io e Anny restammo dolcemente addormentate, immerse nel beato sonno dei nostri vent’anni. Ci eravamo completamente dimenticate di mettere la sveglia. Addio amiche e compagne! Appena sveglie, deluse e un po’ vergognose ci guardammo negli occhi e ci tuffammo di nuovo sotto le coperte.

E adesso? Fu Anny a prendere in mano la situazione, pigramente, davanti a  una tazza di caffè, ma risoluta. Dovevamo festeggiare assolutamente lo stesso!  Ovvero, prima di tutto, occorreva un dolce; e che dolce? Ma un tiramisù, degno di questo nome e dell’occasione, suggerì lei da brava trevigiana memore che il tiramisù ha origine dalle sue parti. E una buona bottiglia. Erano tempi quelli che tentavamo una nostra moderata “via alcoolica alla rivoluzione femminista”, non sapendo che questa era già in atto!

Uscimmo. Prima di tutto al supermercato, per le materie prime. Poi in centro, addirittura all’enoteca, per un moscato giallo, color oro. Fu lì che uscendo dal negozio incrociammo Teresa, che spingeva una bicicletta. Meravigliata di vederci in città, lei non facendo parte di nessuno dei numerosi gruppuscoli allora presenti, “cagna sciolta” come si definiva, ma in realtà vera testa pensante e tempra d’organizzatrice -“Allora ci vediamo da me”, disse subito, imperiosa, dopo due risate al nostro dimesso  racconto.

Di solito, infatti, una volta la settimana avevamo in programma di ritrovarci da Teresa, per una temeraria lettura collettiva e discussione di Speculum di Luce Irigaray, stemperata e accompagnata dai profumati thè che Teresa ci preparava assieme a favolosi biscottini allo zenzero, fra i fumi degli incensi.

Ecco allora risolta la giornata: prima all’opera per un tiramisù fatto con tutti i crismi, poi all’impegnativa riunione di studio seguita da una merenda invitante quanto mai!

tiramisu[1]

Uscimmo da casa di Teresa che cominciava a farsi buio e ci ritrovammo a seguire i canti che sentivamo arrivare da un angolo di strada: una visione quasi felliniana, un gruppo di donne che cantavano e ballavano astrusi tanghi al lume di improvvisate lanterne di carta! Ci unimmo anche noi, in un ballo sgangherato ma allegro di sole femmine, con i nostri sottanoni lunghi e gli scialli o le sciarpe colorati attorno al collo!

Tornando a casa contente, attraversammo la grande piazza notturna e deserta abbracciate e ancora cantando. Soffiava un vento caldo, inconsueto.

trento_-_piazza_duomo_e_via_belenzani_di_notte_imagelarge[1]