Partita di pallone

by Marionoclock

piazzaarmerinaGiocatrici[1]

Da qualche tempo la strada che percorro abitualmente per andare e venire fra lavoro e stazione dei treni si
è popolata di donne.

Dapprima una mora con grandi occhi celesti, sempre seduta sul bordo del marciapiede o sui gradini di un
edificio, intenta perennemente a leggere.

Nel passarle accanto, sbircio i titoli dei libri: invano, legge in una lingua dell’Est che non riconosco.

Mese dopo mese, ne arriva un’altra, poi un’altra ancora. Ora mi sono familiari tutte : la bionda dal
cappotto color arancio che fuma; la ragazza in jeans attillati che canticchia; le ultime due arrivate, giovani
truccatissime dalla pelle color rame. Queste ultime lasciano dietro di sé scie di bucce di semi di girasole e di
zucca, che il vento porta via in mulinelli insieme alle foglie secche.

A volte sono rumorose, si chiamano e conversano a voce alta da un lato all’altro della strada. La bionda
non si mescola con le altre, sembra che preferisca fumare: con indosso un paio di occhiali da sole, se ne sta
tranquilla nell’angolo di strada che ha scelto come proprio.

Ieri, mentre correvo ancora una volta verso il treno della sera, ho sentito degli schiamazzi in
fondo alla via. Ho visto volare alto un pallone giallo e nero, di quelli per bambini.

Le donne – la bionda esclusa – stavano giocando a calcio fra loro.

La giornata era limpida e fredda. Un modo come un altro per scaldarsi, per ingannare l’attesa. Fra un cliente
e l’altro.

“MaRRadona!”, ha gridato “la lettrice”, calciando con forza un sinistro che sarebbe stato perfetto anche su
un vero campo da calcio.

Sul marciapiede, abbandonato, il suo libro: “L’italiano per stranieri – Manuale di conversazione”.

Perfecto-puttane[1]