Ricordi

by AnnaGoclock

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Un giorno di Pasquetta, alcuni anni fa,  mentre aspettavamo il nostro turno nel  microscopico quanto affollato bagno di un rifugio alpino, mia figlia più piccola mi chiese davanti a tutti perché mai avessi deciso di adottarla e se mi era dispiaciuto di non potere avere figli.
Dopo qualche giorno un po’ arrabbiata mi ha comunicato che poi lei li voleva conoscere.
– Chi, amore. Di chi stai parlando?
– I colombiani, no! –
In quei momenti è così difficile capire se stai trovando le parole adatte.
– Lo so amore che ti dispiace. Il fatto è che eri molto piccola.
Mi ha guardata dritta negli occhi, ha preso il mio viso tra le mani ed in un soffio mi ha detto:
– È che io non me li ricordo….

I figli adottivi arrivano con i loro ricordi.

bagnante

Spesso senza un vestito ma con il ricordo di un vestito, senza un giocattolo ma con il ricordo di un giocattolo, senza la madre o il padre biologici, ma talvolta con il ricordo di quei volti e di quegli abbracci, se ci sono stati.

I figli e le figlie adottiv*  ti chiedono di accettare, di contenere quel bagaglio con cui arrivano nel nuovo paese, ti pregano di rispettare quel legame che con la consapevolezza del tempo che passa e del distacco, gli diventa pesante, ma che non possono e non devono disconoscere. Anche se loro non sanno se rispettarlo o non, e che cosa poi farne di quel fatto.
Una madre adottiva non potrà mai sostituirsi alla donna che ha partorito i suoi figli, e che magari può essere riuscita ad essere madre nel senso reale della parola.
Questa cosa a volte si sente d’istinto, altre deve essere oggetto di riflessione.
È molto difficile resistere alla tentazione di dire:  lei non ti ha voluto, sono io che ti ho scelto, sono io che ti amo, sono io la tua mamma.

Ma a volte è vero,  a volte a volte è proprio questa la storia che si deve raccontare ai propr* figl*, o semplicemente lasciare che ess* la scoprano.

ELEFANTE