Opinioni

by Marionoclock 

festa%20della%20donna%202011[1]

Lo scorso 8 marzo mio figlio di tredici anni e mezzo al mio rientro a casa dal lavoro mi racconta come sempre qualche aneddoto e fatto avvenuto nel corso della sua giornata.

“Oggi è la Festa della Donna, auguri”. “Grazie!”

Poi prosegue: “La professoressa di italiano dice che in realtà una festa per le donne è un atto di discriminazione, perché gli uomini non hanno un giorno dedicato a loro…”

icona_professoressa[1]

Sono partita in quarta, e su tutte le furie: “Ecco, un’altra donna che sentenzia contro il suo genere e condiziona nel modo sbagliato delle giovani menti maschili anziché limitarsi a insegnare grammaticaletteraturastoriageografia ecc.”  (naturalmente, sono perfettamente consapevole che quell’amabile professione  è anche e soprattutto un lavoro in cui si veicolano idee prima che nozioni: anche se per poco, io stessa ho insegnato).

Sono passata quindi al ricordare a mio figlio  (il ragazzo è amorevolmente uso alle idiosincrasie di sua madre) la  lunga, tormentata e mai finita storia dell’emancipazione femminile, come al solito facendo un – sì, lo ammetto, noiosetto – excursus fra la mia libreria: Mary Wollstonecraft e le suffragette (e mio figlio: “sì, lo so, una finì pure sotto le ruote”), le operaie bruciate in fabbrica l’8 marzo (“lo so”), altre donne bruciate come streghe, (io: “anche qui,  non lontano, in piazza a Coredo, cosa credi, mica solo fra i Puritani del Massachusetts” e lui: “Davvero?”) e via via,  le spose bambine, le donne infibulate, le schiave, le vendute, le picchiate, le ammazzate, i diritti di voto, divorzio e aborto arrivati tardi (“beh, il diritto di voto – ha detto mio figlio  serissimo – anche gli uomini, non è che l’hanno avuto tanti anni prima, è stato solo con Giolitti, sai, l’ho appena studiato…” e io: “certo, il “suffragio universale maschile” … concederlo  anche a tutte le donne quel diritto, Giolitti, no??”), i soffitti di cristallo, il lavoro sottopagato, i diritti ancora negati…

Cercando di farsi strada nella mia irruenza verbale, ha detto: “MAMMA!! Non ho detto che la professoressa avesse ragione o che io fossi d’accordo con lei. Ho solo detto “la professoressa dice che…”. Avrà il diritto di pensarla come vuole, ed io di riportare le sue parole, o no?”

Bene. Avrò sbagliato altro nel mio essere madre, ma una cosa è certa: il rispetto per il diritto di ognuno a manifestare il proprio pensiero è trasmesso. Ora devo esercitarmici meglio io.

15602-2-diritto-di-esprimere-la-propria-opinione[1]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...