Come state lettor*? Come vi tratta la vita?

Due  settimane fa, al Caffè Ismene  ci siamo intrattenut* su un tema che ci ha appassionato.

Partendo dalla  domanda se la storia stessa dell’uomo   sarebbe quella che è se, a fianco delle tecniche della violenza, indubbiamente tanto sviluppate da lontanissimi tempi, non fossero esistite le tecniche della nonviolenza, ci siamo chieste : ma perché mai ONEBILLION RISING è stato scelto come modo per sensibilizzare e protestare contro la violenza sulle donne, e come mai in tante si sono sentite di partecipare?

Lo abbiamo fatto anche noi di Womenoclock, ognuna con i suoi perché. Ma adesso la prendiamo alla larga.

I perché sì di Eve Ensler:

One Billion Rising, infatti, intende essere uno sciopero globale, un appello alle donne e agli uomini per dire “no” alla sottocultura dello stupro, un atto di solidarietà, un rifiuto ad accettare la violenza contro le donne e le ragazze come qualcosa di ineluttabile, un nuovo modo di essere.

Quello dello scorso 14 febbraio è stato “ il primo evento mondiale in cui donne e uomini insieme, di nazioni e classi diverse, si uniranno con la consapevolezza che la violenza contro le donne non è qualcosa di privato ma un’epidemia patriarcale diffusa in tutto il mondo”.

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“Vorrei anche dirvi che il 15 febbraio, il giorno dopo cioè, non sarà tutto finito – spiega Ensler – perché questo è l’inizio di una nuova era visto che abbiamo portato la violenza contro le donne al centro dell’agenda, facendo in modo che non possa più essere marginalizzata. E quando danzeremo vorrei che fosse al di fuori dalle gabbie in cui ci costringe ogni giorno la società sessista in cui viviamo, fuori dalle paura di essere giudicate, violentate, molestate, attaccate”.

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I perché  no di Carolyn Gage.

Carolyn Cage è una drammaturga americana e un’attivista femminista lesbica.

I motivi sono ben argomentati nel post che ha pubblicato sul suo blog. Gage sostiene che una danza sensuale e gioiosa non può essere la risposta alla violenza quotidiana che subiscono le donne perché in questa violenza non c’è nulla di piacevole o divertente. Secondo Gage, inoltre, nel linguaggio comune, quando si parla di violenza contro le donne, si tende a nascondere l’agente (omettendo cioè che l’azione è compiuta da un uomo), fissando l’attenzione su chi subisce, usando espressioni come vittima di violenza, di stupro, violenza contro le donne, e così via.

Scrive Gage :“ Se fossi un marziano arriverei alla conclusione che la violenza contro le donne è una specie di virus che colpisce soltanto le donne e che arriva non si sa bene da dove. Non c’è nulla che lascia capire che a massacrare la metà della popolazione mondiale femminile è proprio l’altra metà, quella maschile”.

 

Non tutti gli uomini si somigliano, così come non si somigliano tutte le donne.

Ma le donne sono sempre più complesse e sfaccettate.

 

I perché sì di Franca.

Io c’ero con le mie figlie adolescenti e l’ho fatto per loro, oltre che per me. Per parlare a loro di un argomento che ho paura di affrontare, perché so che con loro sono protettiva – a differenza di come mi comporterei con un figlio maschio, mi chiedo – e so che in un modo o nell’altro devo dir loro che potrebbero essere vittime già solo perché sono donne…Penso che se sono informate, se “stanno attente” …so che non posso proteggerle da tutto. Ma so che posso dare loro qualche chanche in più e farle sentire accompagnate….

 I perché sì di Silk

Io c’ero ed eravamo davvero tant* e non eravamo solo donne, anzi. È stato bello ed importante vedere gli uomini partecipare, anche con i figli, perché la lezione del rispetto si insegna fin da piccoli e con il comportamento. Ed è stata una cosa potente, condivisa, ho sentito la solidarietà…

 

I perché si di Robj

Anche se con il mio movimento “orsesco” ho voluto esserci proprio perché davamo un messaggio con il corpo, abbiamo dichiarato che noi siamo corpo e mente e sentimento. E un poco ci siamo riappropriate anche del corpo.

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Ecco mi fermo qui, anche se ci siamo dette molte altre cose importanti, alcune personali altre pubbliche,  che sono restate tra noi ed in noi, performanti per la nostra vita quotidiana.

Perché cominciamo a smettere di pensare che amore e morte siano un’endiadi eccitante, anzi poco ha a che fare l’amore con la morte e ricordiamo che la violenza le donne la sanno anche “fare”. 

Danzando insieme, più o meno orsesche, abbiamo lanciato un segnale di consapevolezza e libertà. E secondo me questo è già tanto.