Femminism*?

Japanese Maple Tree

Le donne possono risolvere i loro problemi di visibilità e riconoscimento del loro merito sul lavoro lavorando di più?

Una maggiore leadership femminile porterà ad un trattamento più giusto per tutte le donne?

Creare una rete femminile può considerarsi un bene prezioso? E se la rete è una cena a casa mia? Trovarsi per l’uncinetto o i ferri?

Davvero il successo femminile rappresenta una minaccia per gli uomini?

Ma le donne hanno una resistenza interiore universale a fare carriera in fretta?

Se il lavoro divora o al meno assorbe, le donne non ce la fanno perché non vogliono essere divorate o perché  vogliono che  il tempo di lavoro sia gestito diversamente?

5 commenti

  1. Che raffica di domande che mi fanno saltare sulla poltrona! Certo che no–lavorando di più–se già fanno quel che devono fare per meritare visibilità e riconoscimento; se è così è bene che protestino di più. Certo che una leadership femminile se non è ispirata dai principi di democrazia e pari opportunità non è garanzia di maggiore giustizia per le donne. Certo che una rete femminile dedita all’uncinetto potrà creare centrini e pizzi sempre più belli e creativi, di fatto la storia dell’arte femminile (penso agli arazzi) è sempre stata fatta in rete, in squadra, mai da artiste individuali. La rete è sempre preziosa ma bene sarebbe definire rete perché e di chi, ogni volta. Per esempio possiamo dire che negli anni s’ è vista una rete di donne che vanno a mangiare la pizza l’8 marzo: questa rete non ha tenuto viva la memoria della giornata di lotta delle lavoratrici, non ha nemmeno conoscenza della loro lotta di classe, ha solo reso pubblico il fatto che la nostra società accetta che le donne escano la sera in pubblico non accompagnate dai maschi–piccola o grande conquista, a seconda dei punti di vista. Certo che sì, le donne che hanno successo in pubblico sono una minaccia non tanto per gli uomini ma per i maschi maschilisti. Certo che non è interiore la resistenza delle donne a mettersi in gioco nei ruoli di dirigenza, è sociale e culturale: mancano ancora i modelli e la maggior parte di noi, uomini e donne, non siamo nati per dedicarci all’eroismo pionieristico. Le donne sono così per conformismo. Nel Dipartimento di Lettere e Filosofia dove insegno io le donne sono a braccio più del 90% degli studenti ma i rappresentanti degli studenti in consiglio di facoltà sono tutti maschi. C’è ancora molto lavoro da fare nel sociale e in campo culturale perché ciò cambi. Infine, alcune donne perché non vogliono essere divorate e dunque scelgono il privato e la famiglia; altre perché hanno elaborato una critica della struttura sociale in cui lavorano e sono diventate consapevoli del fatto che le donne entrano in un mercato del lavoro ancora tutto studiato per una società patriarcale, creato per maschi con donne a casa che li accudono e si prendono cura dei loro figli e dei loro anziani al 100%. E qui il lavoro da fare è ancora immenso.
    Per affrontare il lavoro che rimane da fare credo sia utile formulare domande più precise, che si assumano la responsabilità della differenza ideologica che investe queste riflessioni, che dicano che una cosa è essere donna ed un’altra essere femminista, una essere maschio ed un’altra essere maschilista. Senza un impego a ridefinire il femminile e il maschile i ruoli di genere rimangono categorie vuote.

    • L’idea di lancaire in rete queste domande che non sono le mie domande, ma sono un po’ anche mie, mi è ventua leggendo unarticolo su internazionale della scorsa settiman in cui si parlava di Sandberg che è Ceo di Facebook, che dice appunto alle altre donne di lavorare sodo per diventare come lei.
      Riporto qui sotto un pezzo tratto dalla 27esima ora, che riporta un articolo complementare.
      http://27esimaora.corriere.it/articolo/il-manifesto-della-manager-di-facebook-che-divide-le-femministe-usa/
      «Ho sempre pensato che avrei guidato un movimento sociale», ha dichiarato la Coo di Facebook in un’intervista. Il suo progetto è finito sulla prima pagina del New York Times diretto da Jill Abramson, autrice di un saggio per il nuovo sito web della Sandberg dedicato a «storie di donne con lieto fine». Ma lo stesso Times non nasconde il suo scetticismo davanti ad una crociata che ha già spaccato in due l’America. «Anche i suoi consiglieri», dice il quotidiano, «vedono con imbarazzo il fatto che una persona come lei, con una doppia laurea ad Harvard, pacchetti azionari a Facebook e Google, una casa di 800 metri quadrati e un piccolo esercito di domestici, dica alle altre donne che devono lavorare sodo».

      «Sandberg è la ragazza pompon del femminismo» rincara la dose in un editoriale Maureen Dowd, la penna più graffiante dello stesso quotidiano, che accusa Sandberg di avere «un progetto grandioso per mettersi in bella mostra come in un PowerPoint, lanciando la rivoluzione femminista dall’alto dei suoi stivaletti Prada». «È la Betty Friedan dell’era digitale», ironizza.

      In tutta sincerità io penso che nelle grandi società e nei sistemi ampi in cui circolare vera ricchezza e potere, gli uomini si organizzino per far sì che alle donne restino comunque solo briciole. Ed ogni tanto permettono a qualcuna di raggiungere l’irraggiungibile, così lanciano un segnale, tra sberleffo e sfida.

  2. Domande unisex! Per me proprio il concetto di Cose da uomo e Cose da donna che dobbiamo cambiare.
    Ci sono solo Cose che l’Essere umano vuole fare o non vuole fare in nome dei valori comuni e rispetto al pianeta dove viviamo.
    Esistere è la consapevolezza di vivere in un modo o in un altro.
    Esistere insieme a tutto ciò che è manifesto esaltando le diversità e le capacità dei singoli nell’ottica del gruppo umanità.
    Ci sono Cose da fare e la scelta è il Come,quando e per uno scopo condiviso.
    Non si può non cominciare!
    Love
    L

    • Sono d’accordo sulle che non mi va di dividere le cose per genere, ma è una lotta impari. Mia cugina dice al figlio di non piangere come una femminuccia…consapevolezza? Una parola grossa per molte donne, troppo grossa! Da dove partiamo? Se ci servono gli uomini per ridefinire i ruoli, ci servono anche le donne….ma che donne?

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