‘Cha cha cha della segretaria’

by Shewolfoclock

Per tornare ad un modello di donna degli anni ’50, quello a cui era dedicato Il Cucchiaio d’Argento e L’Enciclopedia di Economia Domestica, ci si può tuffare nella realtà di Rose Pamphyle, la protagonista del film Tutti pazzi per Rose, di Régis Roinsard.

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La giovane Rose vive una quotidianità ancor più che grigia in un paese della Bassa Normandia nel 1958, fra un fidanzato impostole ed un padre vedovo, introverso e completamente incapace di manifestare affetto ed empatia per una figlia, spumeggiante, vivace e desiderosa di cambiamento.
Se oggi le ragazze sognano di fare la velina senza sapere quale sia il vero significato del termine, al loro pari Rose a vere carta velina, carbone e nastri rossoneri, associa una vita moderna e rutilante.

La storia in sé parrebbe un pretesto per un nostalgico viaggio in un passato fatto di vestitini da debuttanti, occhiali a farfalla e cha cha cha, ma , come spesso capita, il film francese non cura solo al massimo il dettaglio estetico, molto più che amabile, ma tratteggia anche una personalità, in questo caso un tipo di donna che tenta l’emancipazione attraverso il lavoro, un lavoro che noi oggi consideriamo meno attraente, ma comunque economicamente utile e ancora riconducibile a vantaggi e, ahinoi, a stereotipi rimasti invariati nel giro di questi circa sessant’anni (!).

La macchina da scrivere Triumph che troneggia nella vetrina dell’emporio del padre rappresenta per Rose il tappeto volante su cui spiccare il volo dal paesello al mondo.

Quante volte una penna, una bicicletta, un titolo di studio, seppure misero, hanno di fatto rappresentato per molte donne la via verso una presunta emancipazione.

Presunta perchè poi spesso il raggiungimento della indipendenza economica si è rivelata arma a doppio taglio e ha posto ulteriori ostacoli alla loro ‘recherche’.

Diteggiare compulsivamente sui tasti in una lotta contro se stessa per diventare la più veloce del mondo racchiude per le molte Rose di quell’epoca il desiderio di sganciarsi da chi programma loro la vita, da chi a loro si sostituisce nelle scelte, da chi pensa di sapere cosa fa loro piacere senza mai chiederglielo.

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Nel film la ‘poetica del dattilografare’ si fonde con una non scontatissima storia d’amore che, anche qui, bene rappresenta la figura di un uomo debole che , pur non cattivo, traduce le sue fragilità in un linguaggio aggressivo che non ce lo fanno piacere nemmeno quando la bacia e la abbraccia mettendo al bando orgoglio e stronzaggine, che comunque, si sa , sono duri a morire.