Intorno ad Ada Negri

by Silkoclock

Per una come me che di Ada Negri ricordava solo “Casette bianche sfavillanti al sole”, leggera poesiola di prima elementare, è stata una scoperta, nelle letture dell’estate, trovare in questa scrittrice italiana del primo novecento i temi dell’impegno sociale e della passione carnale, una attenzione vera alle figure femminili. Il suo linguaggio poetico è quanto mai lontano da noi e solo qua e là ancora tollerabile, come anche l’agiografia della madre e del dolore, ma affiorano spunti inaspettati per l’epoca e soprattutto l’interesse  a rendere protagoniste le donne; ecco che adesso il Festival della Letteratura di Mantova riserva ad Ada Negri uno dei suoi interventi:

Festival della Letteratura di Mantova, 4 settembre, ore 16, 30 – Mantova, Teatro Bibiena Antonia Arslan con Nicoletta Maragno : INTORNO AD ADA NEGRI

ada-negri-poesie[1]

Il nome di Ada Negri è ormai quasi introvabile anche nelle antologie scolastiche; eppure,
nel 1926, la poetessa e narratrice lodigiana fu candidata nientemeno che al Nobel
per la letteratura. La Negri conobbe il successo giovanissima: poco più che ventenne
pubblicòla raccolta di poesie Fatalità, che le procurò un’immediata popolarità e le invidie
di Croce e di Pirandello. Ad essa seguirono numerose altre raccolte di ispirazione
carducciana e dannunziana, novelle, interventi sui giornali. Appassionata interprete
delle ragioni e delle aspirazioni degli umili, secondo un percorso non inusuale degli
intellettuali del tempo, da “vergine rossa” finì per essere acclamata poetessa d’Italia e
prima donna Accademica d’Italia durante il fascismo, per poi ripiegare negli ultimi anni
della sua vita verso un’appartata meditazione religiosa.
Antonia Arslan, esperta della letteratura femminile di inizio Novecento, ripercorre la dimenticata carriera dell’autrice di Stella mattutina, accompagnata dalle letture di Nicoletta Maragno.

libroNegriLa Tessitrice

Tessitrice, che in ordine lento le sete e i colori disponi al telaio,
augusto – e ti veglian le rocce, e ti fa ombra un rosaio;

che a intrider di sole e di luna le tele sulla riva dei naufraghi, adduci
e riadduci la spola guizzante tra fili d’oro, fili di luce;

tessimi il drappo dell’ultimo sogno, tessilo saldo, tessilo bene,
che vi sia dentro, tramato in porpora, tutto l’intrico delle mie vene.

Tessilo di risa, tessilo di pianti, e di quel nome che in cuore ho sepolto;
ch’esso mi vesta sin quando son viva, che nella morte mi copra il volto.

Sfida Da “fatalità”

O grasso mondo di borghesi astuti Di calcoli nudrito e di polpette, mondo di milionari ben pasciuti e di bimbe civette;

o mondo di clorotiche donnine che vanno a messa per guardar l’amante, o mondo d’ adulterii e di rapine e di speranze infrante;

e sei tu dunque,tu, mondo bugiardo, che vuoi celarmi il sol degl’ ideali, e sei tu dunque, tu, pigmeo codardo, che vuoi tapparmi l’ali?…

tu strisci, io volo; tu sbadigli, io canto: tu menti e pungi e mordi,io ti disprezzo: dell’estro arride a me l’aurato incanto, tu t’affondi nel lezzo.

O grasso mondo d’oche e serpenti, mondo vigliacco, che tu sia dannato! Fiso lo sguardo negli astri fulgenti, io movo contro al fato:

sitibonda di luce, inerme e sola, movo.-e più tu ristai, scettico e gretto, più d’amor la fatidica parola mi prorompe dal petto!…

va, grassomondo, va per l’aer perso di prostitute e di denari in traccia: io, con la frusta del bollente verso, ti sferzo in su la faccia.

La follia da “Il libro di Mara”

Una foglia cadde dal platano, un fruscio scosse il cuore del cipresso:

sei tu che mi chiami.

Occhi invisibili succhiellano l’ombra, s’infiggono in me come chiodi in un muro:

se tu mi guardi.

Mani invisibili le spalle mi toccano, verso l’acque dormenti del pozzo mi attirano:

sei tu che mi vuoi.

Su su dalle vertebre diacce con pallidi taciti brividi la follia sale al cervello:

sei tu che mi penetri.

Più non sfiorano i piedi la terra, più non pesa il corpo nell’aria, via lo porta l’oscura vertigine:

sei tu che mi travolgi, se tu.
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