‘La possibilitá di un futuro migliore’ intervista con la Prof.ssa Annarita Pedron

by Shewolfoclock

Mi pare interessante, piú che parlare di figure di scienziate lontane forse dal nostro quotidiano, dare voce a chi cerca, attraverso il suo lavoro in una scuola secondaria, di fare appassionare alle materie scientifiche ragazze e ragazzi, la Prof.ssa Annarita Pedron, docente di matematica e scienze in una scuola di Bolzano.

-Annarita parlaci brevemente, prima che ti chieda qualcosa sulla tua professione, da quando e come ti é nato l’interesse per la scienza?

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Già quando frequentavo la scuola media mi interessavano più le materie scientifiche, rispetto a quelle umanistiche, anche se a quell’età non avevo ancora le idee molto chiare, naturalmente. Ricordo però di non aver mai pensato di frequentare, per esempio, un liceo classico. Mi sono subito orientata sullo scientifico, scontentando i genitori che mi volevano alla scuola magistrale.

-Hai avuto qualcosa o qualcuno che ti é stato determinante per evitare di approdare a materie umanistiche, come é accaduto invece un tempo a molte di noi?

Probabilmente ho poi deciso di frequentare una facoltà scientifica poiché le mie prestazioni in campo umanistico non erano molto brillanti. Al liceo ho avuto buoni insegnanti nei due campi ma non direi che la mia scelta sia dipesa da loro. Io mi sono iscritta a biologia, che era una facoltà, allora, in pieno sviluppo. Pareva aprisse molte possibilità ed io mi vedevo già a scoprire qualche cosa di importante o comunque a lavorare nell’ambito della ricerca.

-Quando hai scelto la facoltà universitaria , sapevi già cosa avresti fatto da grande?

No, non avevo idea di che cosa avrei fatto ma pensavo di trovare impiego in qualche laboratorio.
Certo non mi rendevo conto che la cosa non era assolutamente facile, soprattutto stando a Bolzano. Avrei come minimo dovuto rimanere a Padova.

-Secondo te cosa potrebbe essere cambiato nel modo di proporre le materie scientifiche a scuola, perché questo poi inviti a proseguire sulla strada della ricerca?

Sicuramente noi insegnanti dovremmo pensare di far sperimentare molto di più ai nostri alunni. Finchè raccontiamo loro le scienze e li facciamo studiare attività e scoperte fatte da altri, sarà difficile che si appassionino alla ricerca.
L’unica cosa da fare sarebbe “buttarli” dentro un laboratorio e farli sperimentare di persona.

-In molti anni di insegnamento nella scuola secondaria hai potuto constatare una diversità di approccio alla scienza fra maschi e femmine e se sí in cosa?

Direi che in generale nei ragazzi si osserva una certa curiosità nei confronti della scienza ma le femmine sono sempre un pochino più caute, più riflessive e attente ma meno pronte dei maschi ad agire, sperimentare, “inseguire” delle idee senza fare prima un “piano di lavoro”, una programmazione su quello che vogliono andare a testare, sviluppare.

-Che tipo di atteggiamento verso la scienza ha secondo te una donna rispetto ad un uomo?

Non so quale sia l’atteggiamento dell’uomo ma mi pare che molte donne siano un po’ spaventate, titubanti, intimorite dalle scienze.

-Ti é capitato di avere saputo che qualche tua allieva abbia intrapreso studi scientifici e tu ne avessi colto i segni della passione proprio durate le tue lezioni?

Ho saputo di alcune mie allieve che hanno seguito studi scientifici e ricordo che erano ragazze piuttosto diligenti in generale, non però con passioni già così marcate da poterne cogliere i segni nella scuola media.

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-Che caratteristiche pensi debba avere una ‘donna di scienza’ diversamente da una di ‘lettere’?

Non sono molto convinta che occorrano caratteristiche molto diverse per dedicarsi pienamente all’uno o all’altro indirizzo. Caparbietà, curiosità, voglia di farcela, spirito di sacrificio, puntigliosità mi sembrano utili in entrambi i casi.

-Se dovessi riassumere in una definizione cosa rappresenta per te la scienza, cosa diresti?

Direi che la scienza, se ben “utilizzata”, rappresenta la possibilità di costruirci un futuro migliore.

-Se dovessi tornare a scegliere la facoltà universitaria cosa sceglieresti oggi e perché?

Sceglierei forse ancora biologia se avessi la certezza di potermi dedicare alla ricerca. Ma sarei comunque molto tentata anche da architettura. Il pensare di progettare qualche cosa di concreto secondo la mia idea o il mio gusto mi intriga molto.

-Rita Levi Montalcini e Margherita Hack sono da poco scomparse, ora é stata nominata senatrice a vita Elena Cattaneo, soprattutto gli adolescenti hanno bisogno di modelli, che tipo di scienziata del passato o del presente sceglieresti e perché?

E questa è difficile. Non saprei proprio cosa dire.
Pensando ai miei alunni attuali non so se riuscirebbero a vedere la Hack o la Montalcini come modelli. Elena Cattaneo è già più giovane, quindi più vicina al mondo dei ragazzi odierni. Sarà che alle medie sono ancora ‘piccoli’, ma penso che siano, purtroppo, ben altri i modelli cui loro guardano!
Grazie Annarita, ci hai dato numerosi spunti su cui riflettere, principalmente il fatto che sia molto più ‘cool’ cominciare a fare le cose che non parlarne!!!!
La tradizione didattica italiana privilegia infatti da sempre un approccio teorico piuttosto che uno esperienziale…lunga è ancora la strada…

2 commenti

  1. non è che le facoltà umanistiche siano una galera comunque..ci sono donne e anche uomini (come l sottoscritto) a cui interessano. L’ideale sarebbe che tutti potessero sviluppare le proprie passioni

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