Il male che si deve raccontare: le cifre dietro al 25 novembre

by Marionoclock

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Una signora sconosciuta in treno si volta verso di me e chissà per quale strana alchimia fra simili,mi dice: “Sto leggendo un libro interessante e terribile”. E me ne descrive alcune parti.

Il libro, che leggo a mia volta dopo questo incontro lieve, è “ Il male che si deve raccontare: per cancellare la violenza domestica”, di Simonetta Agnello Hornby.(http://www.agnellohornby.it/392/)

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Per chi non la conoscesse, Agnello Hornby è una avvocatessa e scrittrice. Palermitana di nascita ma residente dal 1970 in Inghilterra, ha fondato nel 1979 a Londra lo studio Hornby and Levy, il primo ad avere un settore dedicato alla violenza domestica.

Simonetta Agnello Hornby ha il dono di una scrittura delicata e accattivante anche quando affronta le storie raccapriccianti delle donne abusate psicologicamente e fisicamente dai familiari di sesso maschile, donne che si rivolgono a lei come figura professionale prima, e insostituibile sostegno e riferimento affettivo poi.

Consiglio vivamente di leggere il libro, anzi, di acquistarlo, perché i proventi contribuiscono alla creazione della sezione italiana della Eliminating domestic violence Foundation (Edv), di cui si parla ampiamente nelle pagine introduttive del libro.

Marina Calloni, docente di Filosofia politica e morale a Milano-Bicocca, completa il testo di Hornby Agnello (anche) con dati che nonostante tutte le informazioni già da tempo note, leggo e “In Italia, nella fascia d’età tra i 16 e i 50 anni le donne muoiono più per violenza domestica e sessuale che per malattia o incidenti stradali.

Nel corso della loro vita oltre la metà delle donne italiane è stata oggetto di molestia sessuali, di un ricatto sessuale sul lavoro o di una violenza tentata o consumata.

Nell’80 per cento dei casi l’autore è italiano. Nel 50 per cento dei casi è il marito o il convivente della vittima, che attua anche violenze sessuali, oltre che fisiche e psicologiche.

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Solo il 6,2 per cento delle vittime è stato stuprato da un estraneo.

Dal 2002 al 2012 sono state 2061 le donne uccise.

Nel 2012 sono stati 127 gli omicidi di donne, di cui il 70,8 per cento perpetrato in ambito familiare o affettivo.

Nel 2011 erano stati 170, nel 2010 ammontavano a 158” (Marina Calloni, pag. 180, Il male che si deve raccontare. Feltrinelli, 2013).

I dati mondiali lasciano senza fiato.

Per questo, il 25 novembre, vestite di rosso, dobbiamo esserci. Per le donne dietro questi numeri, e perché questi numeri cessino di esserci.