Blue Jasmine

by Luisa Sax

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Nell’ultimo film di Woody Allen, Blue Jasmine, il maturo regista se la prende, direi strapazza, un genere femminile che, soprattutto nei tempi passati, è stato abbastanza socialmente presente: la bella donna che si realizza tramite un buon matrimonio.

La bellezza, si sa, prima o poi sfiorisce e l’indubbio fascino e classe, anche di una gran dama, possono non fare più lo stesso effetto sul proprio ricco e farfallone marito che, infatti, un giorno é seriamente deciso a rinunciarvi in favore di una ragazza meno di classe, ma più divertente e alla mano, che gli dà il brivido dell’amore vero.

La ormai ex moglie, pur non priva di talenti propri, che però andrebbero faticosamente coltivati, dopo una grossa crisi di identitá, e qualche sfortunato tentativo di redimersi, supportata alla meno peggio dalla “modesta” sorellastra, per sbarcare il lunario cerca nuovamente di ricorrere all’unica soluzione che ben conosce e che per decenni molte madri, anche nostrane, procuravano e desideravano per le figlie: quella della ” agiata moglie mantenuta ” Il destino gliela offre su un piatto d’argento…è pur sempre ancora molto bella e la classe non è acqua…

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A quanto pare però Woddy Allen non apprezza le belle donne bionde arriviste e viziate (oltreché pericolosamente vendicative ) innamorate “del bel mondo” (in realtà marcio e inconsistente) preferendo le simpatiche morettine , le donne/madri che si “fanno il culo” umilmente guadagnandosi il pane quotidiano e che, dopo qualche rischio di contaminazione, tornano sulla retta via accontentandosi di un fidanzato possibile e appena passabile.

Le fatue donne ambiziose, che minacciano di corrompere e ingannare l’ingenua ma onesta classe operaia con le loro malsane idee di avanzamento sociale ottenuto senza scrupoli, sono condannate al pubblico ludibrio, fortuna che, almeno, non hanno fatto nessun figlio biologico…(Come ebreo forse non oserebbe tanto contro una madre?) Cate Blanchett é spettacolare.

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