Ada lavoratrice ultrasessantenne

Volontariamente integrata nel suo stereotipo, sempre in cerca di confini che la definiscano, se qualcuno glieli sposta soffre il dolore di un’anima che non si conosce; nemmeno se si vede nello specchio si riconosce.

L’età, l’educazione, le esperienze di vita o gli incontri d’amore?

Cosa fa di una donna un’essere pensante e riflessivo?

Qual è il peso del mondo che cade sulle sue spalle? E perché lei se lo tiene, lo abbraccia, lo integra a sé?

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Sulla stampa di qualche giorno fa Ada che si definisce lavoratrice ultrasessantacinquenne scrive al direttore del giornale che la soluzione di tutti i problemi dell’Italia sta semplicemente nel mandare in pensione le donne a cinquant’anni o il più presto possibile, così potranno occuparsi de* genitor* anzian*, de* figl* e de* nipot*, tenere le case in ordine e profumate, portare il cane a fare la cacca e raccoglierla diligentemente…

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Così,  semplicemente:  il mondo sarebbe più bello, più sano e più pulito, non sarebbe necessaria l’immigrazione con tutta quella fatica dell’integrazione e dell’aver a che fare con gente che non condivide nè rispetta le tue usanze ed abitudini, non servirebbero ospedali, né case di riposo – con grande risparmio per la spesa sanitaria – il bullismo all’improvviso non esisterebbe più, le ragazze non resterebbero incinta a quindici anni e la religione cattolica tornerebbe ad essere di conforto ai bisogni dell’anima!

Con un ragionamento del genere anni e anni di faticoso impegno di tutti, non solo delle femministe, si cancellano con uno sputo.

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Non mi va di criticare questa donna che dichiara apertamente di non  esistere, di non meritare rispetto per se stessa,  di non avere un ruolo nel mondo e di non avere spazi di ragionamento per mettere in discussione nessuna delle sue convinzioni.

Quello che mi chiedo invece è: ci siamo preoccupate per anni di poter far sentire la nostra voce nella casa del padrone e appena sembra che questa voce ancora quasi impercettibile arriva alle orecchie di qualcuno, ci piomba addosso una donna e rafforza stereotipi e il diritto generalizzato di discriminare chi è divers*?

Questa donna è convinta di avere poteri sovrannaturali, di poter essere al contempo infermiera specializzata, educatrice, donna delle pulizie e sicuramente una grande statista.

Ma non è che questa lettera l’ha scritta un uomo, firmandosi da donna?

Dietro tutte queste competenze non si riesce ad intravvedere una persona  che al termine di un percorso lavorativo desidera tornare ad avere tempo ed energie per se e per chi ama, facendo magari i conti con una pensione inadeguata a tutti i desideri rimandati nel corso degli anni: c’è una macchina erogatrice di servizi a costo zero.

Non la sfiora nemmeno l’idea di poter chiedere qualcosa per sé, esiste e si vede esistere solo in funzione di quello che può dare ad altri ed in funzione del suo contributo al mantenimento dello status quo.

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Proprio quello contro il quale stiamo lottando ancora, tutti i giorni, tutti i minuti, con tutte le nostre forze ed idee

nel mondo,

perché nessun paese è libero da queste correnti di pensiero così demolitive ed angoscianti

….evidentemente nemmeno l’Italia.

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Suggestioni

Quando la società denigra le qualità femminili, una donna non ha ragioni per apprezzarsi in quanto donna:
 “La migliore schiava non ha bisogno di essere battuta, ella si batte da sola”. – Erica Jong, Alcestis on the Poetry Circuit.