Philomena: religione versus religiosità.

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by Shewolfoclock

Un bel film tratto da una storia vera, piena, sceneggiatura premiata a Venezia, che, non solo per questo, ci soddisfa.

La protagonista, Philomena, incarna la credente autentica, semplice, morigerata, in conflitto con le incongruenze delle prescrizioni: cosa è più peccaminoso? vivere nella menzogna? o avere avuto un figlio fuori dal matrimonio?

Sono i dubbi di una giovane, anziana signora poi, cattolica che si affida, dopo cinquant’anni ad un giornalista scettico, anzi piuttosto ateo, per giungere a sapere che fine abbia fatto il suo bambino, probabilmente venduto dalle suore del convento per ragazze madri in cui lei era andata a partorire negli anni’50, scacciata dalla famiglia.

Le suore del Sacro Cuore di Sean Ross Abbey di Roscrea ne escono malissimo, incarnano la religione deteriore, l’istituzione ipocrita e prestata alla logica dei soldi.

Philomena è un angelo riequilibratore che esercita il perdono, quello che dovrebbe essere invece di chi il perdono ‘per mestiere’ predica ma non pratica.

Un film su un fatto dolorosissimo che non mette tristezza ma fiducia, nell’autenticità di un sentimento religioso genuino, non corrotto dalla religione di certa Chiesa.

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