Mogli, sardine e acciughe

libro2

by Marionoclock 

Oggi cucinare è tornato prepotentemente di moda, ma ancora una volta sono gli uomini che si sono appropriati delle posizioni di prestigio nel settore, seppure nella storia dell’umanità la partecipazione ai processi di trasformazione dei prodotti commestibili e la preparazione di questi in pasti per la famiglia o la comunità è sempre stata considerata occupazione femminile.

Già nel Medioevo le donne provvedevano alla preparazione del miele, alla raccolta del luppolo e alla produzione della birra. Lavoravano nei frutteti e negli oliveti, collaboravano alla pesca – sempre allattando, prendendosi cura della casa, seguendo la vita domestica, filando, tessendo e spesso cucinando in contemporanea.

Occuparsi del cibo richiede tempo, in passato più di oggi, e ogni ora della giornata era sfruttata intensamente non solo per fini economici ma anche per aderire a un modello che vedeva nell’ozio femminile un vizio. Moralisti e predicatori storicamente hanno sempre incitato le donne a tenersi occupate, per riversare tutta la loro creatività e il loro desiderio di affermazione altrimenti inespressi soprattutto in un ambito considerato comunque secondario e innocuo, cioè la cucina, luogo per sguattere.

La-domenica-del-corriere

Relegare le donne in un angolo della casa, intente a lavorare intensamente e senza retribuzione, è comunque una potente forma di controllo sociale. Ne “Il berretto a sonagli” (1917) Pirandello fa dire argutamente a un personaggio: “Moglie, sardine ed acciughe: queste, sott’olio e sotto salamoia; la moglie, sotto chiave”. E meno male che a finire sott’olio non è la moglie.

La prossimità delle donne col cibo ha però consentito loro di apprendere nel corso dei secoli le proprietà delle piante officinali e di altri rimedi, conoscenze per le quali si sono trovate processate come avvelenatrici, quando non addirittura come streghe.

pozioni

Gli uomini sono intervenuti con decisione anche sulla più naturale delle relazioni delle donne col cibo, l’allattamento. La donna che si fa cibo spaventa per il suo potere di tenere in vita ciò che ha generato, e fra le varie pratiche nate attorno alla madre nutrice troviamo il fenomeno del baliatico. L’allattamento delegato, che ha molti risvolti anche negativi per la madre, la balia e la rispettiva prole, conferma la centralità della figura maschile: il marito può assicurarsi altri discendenti avendo di nuovo disponibile la moglie, altrimenti ostacolata dall’allattamento.

Questo sottrarre le donne, da parte degli uomini, della funzione di nutrici, o l’imporre loro di esercitarla relegate in spazi di lavoro trasformati in prigioni dorate, ha reso il rapporto delle donne col nutrimento molto complesso.

william_bouguereau_034_balia_1875

Perché da sempre è oggetto di censura sociale essere avide di assaggiare, provare molte portate, curiose di sperimentare nuovi cibi, bere – specie in pubblico. In passato, le donne golose erano additate come facili prede per il demonio e mostrarsi inappetenti era segno di virtù. In realtà, il non permettere a una donna di mangiare a sazietà è una forma subdola di risparmio economico e una vera e propria spartizione iniqua delle risorse.

Oggi è palese che l’eccessiva moderazione a tavola non ha nulla a che fare davvero col cibo e con la salute; piuttosto è un comportamento indotto da coloro che si arricchiscono con la vendita di prodotti e servizi legati all’ossessivo controllo su calorie, magrezza, forma fisica.

Per le donne il gusto del cibo mediato da una società maschile ha finito in molti casi con l’essere un gusto proibito o alquanto amaro.

Per saperne di più:

libro

Nelle mani delle donne: nutrire, guarire, avvelenare dal Medioevo ad oggi, di Maria Giuseppina Muzzarelli. Laterza, 2013.