Il caroto, le piselle e la marita del mio moglio.

Nel giro di due giorni il discorso sul linguaggio e sul suo quotidiano uso inadeguato mi ha messo KO.

Un’amica mi ha detto che lei non ha lottato per essere chiamata avvocata. Sciaf!

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E poi ho letto Marzano online, fieramente controcorrente nel considerare quisquilie il dibattito ministra/ministro. Questo è stato proprio un cazzotto visto che la mia amica la conosco solo io e Marzano invece qualcun* di più. …ma ho sperato che la corrente se la portasse.  E se per caso non sapete chi è Marzano non sarò certo io a dirvelo.

L’abilità a fare domande che demoliscono non certezze, ma percorsi di crescita ce l’ho anche io, che si sappia, ma l’unica domanda che veramente importante è: perché facciamo questo?

Avvocato Rossi è un uomo, avvocata Rossi una donna, dottor Rossi uomo, dottoressa Rossi donna, idraulico Rossi un uomo, idraulica Rossi una donna, panettiere Rossi un uomo, panettiera Rossi una donna etc. etc.

Un discorso banale ma evidentemente ancora tutto da scoprire.  

Non sarò mai un avvocato. Non solo perché sono una donna, ma perché in quanto donna mi oppongo con tutta me stessa a tempi di lavoro che non contemplano nemmeno lontanamente l’idea di conciliazione tra famiglia e lavoro, per dirne una. Non sarò mai un avvocato, perché devo combattere contro l’insinuante e svilente illazione che certe cause le avrò vinte perché sono carina e il giudice ha un debole per me.  Ma anche no.

 

images-27Chiamandomi in disparte un momento prima di leggere il dispositivo, una volta un giudice di pace mi ha spiegato con un accenno di imbarazzo che non poteva dare torto alla mia  controparte, perché io ero giovane e appena arrivata, mentre l’avvocato di controparte un anziano eminente giudice del foro….e quindi una certa strada luogo di un incidente leggermente in salita è diventata un salita così ripida e piena di dossi che nessuna macchina in nessuna corsia poteva vedere le autovetture e nemmeno i camion che arrivano dall’altra corsia di marcia in tempo per evitare lo scontro….

Non sarò mai un avvocato perché ho dovuto lottare contro le giudici che guardandomi tornano indietro, all’inizio della loro carriera la cosa non gli piace per nulla, e alcune di loro mi hanno guardato con compassione – e mi hanno regalato dei libri per studiare e migliorare –  e offerto sostegno, altre invece mi hanno visto  solo come una nemica o una che ne deve passare almeno il doppio delle traversie che hanno vissuto loro.

Una volta un signor Giudice donna ha urlato in mezzo all’aula che che quella che avevo sostituito io era più educata di me e che il mio ufficio stava peggiorando la qualità della sua difesa… (quella che andava prima non era avvocata e si faceva fare le comparse da un collega)…Nessun collega e nessuna collega è intervenuto, nemmeno con uno sguardo, a chi importava?

Un altro Giudice mi ha chiesto di non masticare la gomma in aula, e me lo ha detto in uno sgabuzzino delle scope. Io avevo garbatamente  sollevato in Corte l’opportunità che esercitasse quale Giudice di pace nella città in cui abitava, aveva lo studio di avvocato e il figlio avvocato si trovava a difendere i compaesani…..e io mi trovavo il padre come Giudice ed il figlio come controparte….e la cosa mi rendeva nervosa in aula ed effettivamente succhiavo caramelle e masticavo gomme.

Insomma io sarò anche una peste, maleducata e inadatta…ma mi è venuto seriamente da pensare che ci sono state persone che hanno considerato il mio modo di essere donna nella professione un’offesa nei loro confronti e alcune di queste erano donne.

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Sono una donna anche nella mia professione e voglio che si sappia, per me è una questione di dignità. Adesso non vado più in aula da molti anni e ci tornerei ancora con più consapevolezza e continuerei a farmi dare della maleducata chiamando signora Giudice le donne e signor Giudice gli uomini.

Quante volte abbiamo confidato che una donna in posti di vertice facesse finalmente qualcosa da donna? Cioè si occupasse di promuovere la condizione e la presenza della donna, oltre che la propria carriera?

Non sono sicura che tutte noi donne abbiamo capito quanta rivoluzione ci sia nelle parole, quanta potenza evocativa e quanta forza di cambiamento, ma non importa, perché ripeto è una questione di dignità.

Io prima sono una donna e dopo un’avvocata, una preside, una panettiera, una ferramenta, una muratora, una qualsiasi cosa voglio essere.

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Non sarò veramente rispettata come persona se non mi chiameranno con il mio nome nella mia professione.

Ma forse la domanda che ci dobbiamo porre seriamente è un’altra:  perché siamo noi donne a perpetuare i riti del patriarcato, gli stereotipi che ci condizionano negativamente, ci tagliano le ali, perché ? O ha ragione Jong quando dice che la migliore schiava non ha bisogno di essere battuta, ella si batte da sola?

Ah, a proposito del titolo: se non è importante il maschile ed il femminile,  allora io sono la marita del mio moglio e stasera a cena si mangia il caroto con le piselle e cucina il moglio.

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Ma sul concetto di moglio ci ritorniamo…..