Le figlie di Jo

by Shewolfoclock

Jo-March.-Little-women-rundle

Nei ricordi di molte fanno capolino diverse ‘eroine’, ognuna di noi credo infatti abbia intuito sin dalle prime letture quali tratti ci rendevano certe donne ‘di carta’ , così vicine e così affascinanti.
In un contesto tematico dedicato alla scrittura e alla lettura, la prima che mi viene in mente è senz’altro Josephine March, una delle protagoniste di Piccole donne di Louisa May Alcott, pubblicato negli Stati Uniti nel 1868.
La storia delle ‘piccole donne’ ricalca in parte quella avuta dalla stessa Alcott, ma , purtroppo, l’opera è stata classificata come ‘letteratura per l’infanzia’, sminuendone così molti tratti di interesse transgenerazionale.

piccole donneJosephine ha 15 anni quando la troviamo sorella generosa, energica, a volte un po’ scontrosa, sicuramente già ‘diversa’ per i canoni dell’epoca.
La diversità di Jo, come veniva poi chiamata da tutti, stava principalmente nelle sue passioni ed aspirazioni, assolutamente difformi da quelle della maggioranza delle regazze della sua età.
La Alcott sa farci amare tutte e quattro le sorelle March, distinguendone bene pregi e difetti, ma Jo è quella che certo si staglia come modernità.
Jo è creatura libera, poco imbrigliabile da regole sociali a cui si aspettava obbedissero ‘signorine di buona famiglia’, ama correre a cavallo, pare poco contagiabile da esteriorità ed aspirazioni tipicamente femminili, quali fare un buon matrimonio o dedicarsi a pizzi e fiocchetti.
              La sua vitalità risiede tutta nel pensare, creare, raccontare e scrivere storie.
Accanita lettrice, confeziona storie per le sue sorelle, Beth, Meg ed Amy, ma soprattutto per la amata e malata Elizabeth, Beth appunto.
Jo sogna di guadagnarsi la vita scrivendo, ahimè tapina, e non disgiunge assolutamente l’amore per la letteratura, una forte passione quindi, dall’aspetto economico.

La normalità con cui Josephine considera lo scrivere un lavoro utile alla società e quindi degno di riconoscimento economico, ce la rende ancora più cara.

Non ha incertezze sul fatto che le storie facciano bene e quindi siano qualcosa di prezioso, di cui si deve riconoscere il valore e noi, proprio forse per questa semplicità e naturalezza di pensiero, la possiamo annoverare senz’altro fra le ‘eroine’ delle nostre prime letture.

Jo ci ha trasmesso la totalizzante passione per la parola scritta, la voglia di andare controcorrente, l’idea che la donna lettrice e scrittrice sia comunque ‘diversa’, un po’ strana, un po’ scomoda; ci ha affidato il messaggio che le storie ‘curano’, che di storie abbiamo bisogno a tutte le età, che se non le viviamo e non le riusciamo a raccontare, viviamo in quelle raccontate da altri e ci assicuriamo così un pezzetto di vita in più.

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