L’irresistibile sex appeal del gigolò

by Silkoclock

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Gli ultimi due film che ho visto, Grand Budapest Hotel di Wes Anderson e Gigolò per caso di John Tuturro, hanno entrambi al loro centro la figura, più o meno sfumata, del gigolò.

Seppure trattata con estremi humor,  ironia e nonchalance, questa coincidenza mi ha colpita.

Sia Mr. Gustave che Fioravante, i due protagonisti, si rivolgono a clienti un po’ in là con gli anni, anche se per Mr. Gustave sono dame incartapecorite decisamente attempate e per Fioravante ancora sensualissime cinquantenni. Probabilmente si pensa 1) che le giovani non abbiano bisogno di chiedere, anzi 2) che le donne un po’ in là con gli anni, seppure abbiamo le sembianze di Sharon Stone, invece sì.

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Inoltre credo viga il preconcetto che la donna fertile non sia associabile pienamente ad una sessualità esclusivamente ludica, tema appena accennato nel film di Tuturro, mentre la donna in menopausa sia esclusa dal coinvolgimento sentimentale, seppure Mr. Gustave nutra un affetto che pare sincero per le sue anziane prede.

Non so se i film  parlino di solitudine, come pure sembrerebbe nelle parole dell’ortodossa Vanessa Paradis nel film di Tuturro, o di diverse forme di relazioni extrafamiliari, come il susseguirsi di eredità e adozioni dettate dalla predilezione suggerisce nel film di Anderson.

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Certamente pongono la questione dell’iniziativa erotica da parte delle donne e delle loro esigenze sessuali, temi fin qui alquanto censurati. Questo in film leggeri ma ben congeniati, che fingono di narrare di avventure di uomini e tracciano una incrinatura nelle certezze culturali e nelle fantasie della sessualità maschile

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