Santa Angizia

by Marionoclock

In primavera molte specie animali si risvegliano dal lungo letargo invernale; anche i serpenti, animali a sangue freddo, escono dalle loro tane a godere i primi tepori.

A Cocullo, paesino abruzzese in provincia dell’Aquila, ad attendere cervoni, bisce del collare e altri serpenti innocui non c’è solo il sole, ma anche i serpari. Costoro sono uomini (e donne) che da secoli catturano serpenti con cui adornare la statua di San Domenico Abate, portata in processione ogni anno il primo giovedì di maggio in una cerimonia che attira devoti e curiosi da tutto il mondo (oltre 20.000 le presenze quest’anno nel paese, che di abitanti ne conta appena 250).

san domenico

Pare che San Domenico, nel suo pellegrinare fra Lazio e Abruzzo, si sia fermato a Cocullo diversi anni, lasciando un suo dente e un ferro di cavallo della sua mula, poi divenuti reliquie. Il dente richiama quello avvelenato dei serpenti: da qui l’invocazione al santo perché protegga dal mal di denti, da animali nocivi, da febbri, da influssi malefici.

Con ogni probabilità, invece, e come spesso è accaduto nella Storia con l’avvento del Cristianesimo, questo rito altro non è che una reminiscenza di un pre-esistente culto pagano dedicato ad una divinità femminile, la dea Angizia, che “per prima scoprì le male erbe” e “maneggiava da padrona i veleni e traeva giù la luna dal cielo” (così Silio Italico, nei Punica).

Secondo Virgilio, sulle sponde del lago Fucino, sempre in Abruzzo, c’era un bosco sacro, “nemus Angitiae”, dimora della dea. Nel sito archeologico di Lucus Angitiae (Luco dei Marsi) sono state rinvenute numerose statue raffiguranti donne; una di queste, ornata di fiori come Proserpina, dea primaverile per eccellenza, è stata ritenuta Angizia. 

dea angitia

Sorella di Circe e forse di Medusa, oggi chiameremmo più maga che dea Angizia, il cui nome stesso potrebbe derivare da anguis, che significa “serpente” ma anche “dolore”: in ogni caso, dunque, una donna con poteri da guaritrice.

L’antica diffusione della devozione femminile alla maga-dea Angizia in vaste zone dell’Italia centrale e la tradizione sopravvissuta di diverse cerimonie che lì si svolgono a metà primavera, sono rivelatrici di un rito propiziatorio della fertilità: il rettile collegato alla dea, infatti, è da sempre simbolo di energia vitale (la Kundalini di tradizione indiana, raffigurata come un serpente arrotolato su se stesso, pronto a risvegliarsi se opportunamente stimolato), di rigenerazione (il suo rinascere dopo l’inverno e mutare pelle), di protettore del focolare.

Il serpente, simbolo ambiguo portatore di valori positivi o negativi a seconda dell’ottica spirituale attraverso cui lo si consideri, è l’animale che nei culti antichi più rappresenta il Femminino sacro.

dee serpi

Il Cristianesimo eliminò le tracce di molte divinità femminili primitive, privandole dei loro poteri arcaici e facendo assurgere a sola incarnazione del Femminino sacro la Vergine, spesso raffigurata nell’atto di schiacciare con il calcagno proprio il serpente, il grande tentatore.