Alice delle Meraviglie

by Shewolfoclock

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‘Le Meraviglie’ di Alice Rohrwacher, acclamato film, premiato a Cannes con il Gran Prix della Giuria, ma anche controverso, come nelle migliori tradizioni che caratterizzano la dicotomia pubblico-critica.
Molti gli spunti di discussione da cineforum, ma appunto, di discussione.

Manca la parte della piacevolezza, della scorrevolezza, dell’immaginario e della magia che, personalmente, vado cercando nel buio della sala cinematografica.
La pellicola si avvia lenta e così procede in questo elogio di un mondo altro, che un visionario idealista, padre e marito padrone, Wolfgang, ha trovato nella campagna isolata dell’Italia di mezzo.

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Il mito dell’Arcadia e della vita rurale, caratterizzati da un’economia di sussistenza, dall’insofferenza alle minime regole tipiche di una società organizzata, il tentativo di ritorno alla natura con i suoi ritmi e con le sue difficoltà, ossessivamente ricercati dal capofamiglia, si scontrano con le pulsioni e i desideri di una giovinetta in trasformazione, Gelsomina, figlia maggiore di Wolfgang e con la lucida aderenza alla realtà della moglie/compagna Angelica.

Diversi i temi protagonisti di questo film: la natura, il sogno, le api, l’adolescenza, la comunicazione, il rapporto di coppia ecc.

Unica la sensazione in me dominante per tutta la visione: l’angoscia, data dalla prevaricazione esercitata da un uomo sulla sua compagna e sulle sue figlie, data dall’inserimento di personaggi faticosi, sia nel loro eloquio (Cocò), che nel loro silenzio (Martin), che nella loro improponibile (volutamente?) recitazione (Milly Catena, fata delle Meraviglie de noantri), data da un ritmo che, ahimè, temo non mi sia più proprio.

Il film non è per nulla stupido, ma ripropone nella tecnica e negli intenti il genere del reportage, in cui, di consuetudine, non riponiamo né il desiderio di evasione, né quello di piacevolezza, forse solo un po’ di meraviglia…ma solo un po’!

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