Un pomeriggio con Frida Kahlo

 by Marionoclock

Di Frida Kahlo, pittrice nel Messico post-Rivoluzione degli anni Trenta, si è detto e scritto tutto; nel 2002 a Hollywood è stato persino realizzato un film sulla sua vita e tre attrici famose si sono contese la parte, poi andata a Salma Hayek.

Nata ai primi del secolo, Frida Kahlo è divenuta un’icona soprattutto fra le donne, che si identificano nel suo percorso intenso e sofferto eppure pieno di slancio creativo.

Roma celebra questa artista originale e amatissima attraverso una mostra che ha riscosso un tale successo tanto da farne prolungare l’apertura fino ad agosto.

Allestita con cura e sensibilità nelle Scuderie del Quirinale, l’esposizione ci presenta una Frida privata, compagna per lunghi anni del pittore di murales Diego Rivera e amica di molti intellettuali del periodo, e una Frida pubblica, partecipe della vita sociale del suo tempo.

L’allestimento si snoda su due piani: accanto a una rassegna eccezionale di dipinti di Frida Kahlo vi sono anche numerose foto in bianco e nero in cui si può ammirare Frida in tutta la sua bellezza, e due cortometraggi: uno si apprezza particolarmente perché Frida vi compare vibrante nella sua sensibilità di  persona, radiosa accanto a Diego Rivera, al sole, nel giardino della “Casa azzurra”, la sua casa-studio oggi trasformata in un Museo a lei dedicato.

La leggenda Frida non oscura però l’artista: al centro della mostra resta la sua pittura, riconducibile al passato indigeno e alla cultura popolare messicana e in felice rapporto con altri movimenti artistici del suo tempo.

Tra le opere in mostra, organizzate in senso cronologico, ci sono tutti i più famosi autoritratti (“Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio” affermò) fra cui il suggestivo “Autoritratto con vestito di velluto” (1926), dipinto a soli 19 anni: una giovane Frida dal sapore botticelliano accompagna il visitatore e la visitatrice fino all’uscita dalla sala, e ci svolta ancora una volta a guardarla, tanto è intenso il suo sguardo di velluto.

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Altro dipinto eccezionale appare l”Autoritratto con collana di spine” (1940), scelto per la locandina della mostra: una Frida addolorata dai tradimenti del compagno nasconde fra le spine intrecciate attorno al collo una “F” e una “D”, le iniziali del proprio nome e di quelle di Rivera.

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La mostra prosegue con i dipinti “cosmici”: un esempio ne è “L’amoroso abbraccio dell’universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xolotl”, del 1949, la pittrice utilizza ancora una volta i simboli dell’antica mitologia messicana per raccontare il suo rapporto con Diego Rivera: lui è un bambino e Frida la nutrice.

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Anche le nature morte di Frida Kahlo sono ricche di simboli e metafore della sua vita, che diviene, intorno agli anni Cinquanta, sempre più difficile a causa dei problemi fisici (in mostra vi è anche uno dei famosi busti di gesso da lei indossati e dipinti):

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Gli ultimi quadri mostrano la pennellata di Frida ormai insicura, imprecisa, morbida: lacommozione di fronte al dipinto in cui raffigura se stessa come un girasole che pare avvizzito (“Autoritratto dentro a un girasole”, 1954) ci accompagna all’uscita del percorso (che termina
con uno scritto in versi della stessa Kahlo).

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Non perdete questa mostra: di fronte all’intensità dell’opera di Frida Kahlo anche il panorama di Roma che si gode dalle finestre delle Scuderie pare rimanere sullo sfondo, rispettosamente in secondo piano.