LA VERITÀ HA 22 ANAGRAMMI …

by AnnaGoclock

…e tre di questi sono “rivelata”, “relativa” e “evitarla”.

Sono andata a sentire Gianrico Carofiglio al Bookfestival di Caldonazzo.

Carofiglio ha un bel viso magro che sa sorridere, occhi acuti che vi guardano con attenzione e con un garbo d’altri tempi. Lascia intendere  con tutta la sua persona che vi rispetta, ma anche che vi darà torto se avrete torto, quindi la sua è mitezza, non è debolezza.

017

Ama riuscire a strappare una risata e questo gli regala molti applausi.

Parlando di politica – perché è lì che tentativo dopo tentativo vuole portarlo il direttore Faustini – commenta lo stile di comando ma non la sostanza di talune decisioni recenti del nostro governo. Passando per Cuperlo e Bersani rievoca il suo mandato parlamentare – il singolo parlamentare vale “0” -, quando glielo hanno chiesto ha accettato senza dubbi ed incertezze, farebbe le primarie solo quando si deve concorrere ad un’unica poltrona, come per esempio nel caso della scelta del candidato sindaco. In ogni caso per me è difficile non essere d’accordo quando rivaluta la politica come entusiasmo che trasforma il mondo e consacra la capacità di evocazione emotiva come capacità che serve per creare consenso; certo è meglio che il consenso sia creato sull’etica, l’equilibrio e la realtà dei problemi, senza esagerarli e senza sminuirli.

E come non essere d’accordo quando dice che ha un’idea democratica del diritto, nel senso che pensa che si debba parlare chiaro e non complicato e pensa che sia importante chiamare le cose con il loro nome.

Viene evocata Rosa Luxembourg: “Chiamare le cose con il loro nome è un gesto rivoluzionario”.(ma è anche davvero difficile e spesso molto osteggiato penso io…)

Di citazione in citazione riempio il mio blocco di appunti…Kurt Vonnegut…Eliot…John Updick, così scopriamo che sta finendo di leggere la trilogia del coniglio! E che fa buone letture.

I poeti maturi rubano…È tutto accaduto, più o meno. 

Qui stiamo parlando della scrittura e del fatto che ci sono plagi e furti, il furto comporta però che in un modo o nell’altro si renda il merito a chi abbiamo scelto per prendergli in prestito le parole.

Insomma un pezzo altrui nella nostra trama di scritta magari ci sta bene ma dobbiamo dirlo che non è del tutto nostro! Robert Browning,  il titolo del suo nuovo libro, “Il bordo vertiginoso delle cose “ :  la traduzione è sempre difficile, in inglese il verso di Browning suona così “Our interest’s on the dangerous edge of things. The honest thief, the tender murderer, the superstitious atheist.”

Kafka appare a proposito del rapporto con il padre e della verità. Verità e creazione del consenso sembrano proprio importanti per quest’uomo che scrive.

Verità e scrittura, scrittura e finzione: un’onesta finzione, quella dell’amico che si ritrova nel personaggio del libro e lo ringrazia, ma lo scrittore si sorprende perché non se ne era accorto fino a che non glielo ha detto e di quell’altro amico che costruisce un ricordo nel ricordo grazie ad una finzione letteraria.

Ma così i legami si rinsaldano e quest’uomo del sud che si porta dietro tante culture amici, famiglia, senso dello Stato e di Giustizia arriva alla famiglia.

Il rapporto con il fratello, scrittore anche lui, che si alimenta di una competizione onesta ed affettuosa. Il ricordo della città e della strada in cui abitava con la famiglia, quando i ragazzi si dividevano in figli di mammina e non, il ricordo delle botte. L’alternativa tra la fuga dignitosa, intelligente e sempre provvida, e l’adrenalina delle botte: battersi per un‘idea di giustizia, battersi per la verità oggi, ieri menarsi per la via con i ragazzi di strada.

Il padre sconvolto dalla violenza con il quale il figlio risolve le sue cose –ma precisa non mai infierito su nessuno che fosse caduto a terra, dopo che lo avevo fatto cadere – gli dice non ti riconosco più, ma sei figlio nostro? Da dove sei venuto, forse ti abbiamo adottato. Qui il teatro ride compatto, tranne me mamma adottiva, ovviamente, eternamente alle prese con gli stereotipi familiari e l’estraneità del concetto di filiazione adottiva rispetto alla cultura imperante. ..Potrei proporgli di batterci, ma ha detto che ha imparato a non accettare certe sfide.

Questo scrittore mi è piaciuto, sa cosa sono le parole, sa raccontare storie, sa quando le storie entrano troppo nell’intimo e quando l’intimo ed il privato si fanno pubblico, allora raccontare non è solo fare storie ma far politica.

E alla scrittura così nessuno può sottrarsi.

Poi se volete provare con gli anagrammi de “la verità” fatemi sapere se sono davvero 22.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...